RASSEGNA
STAMPA DELLO SPETTACOLO
"L'ASSEDIO DEGLI ATENIESI A SIRACUSA"
L'avventurona
di Tucidide raccontata a Torino
Reggiani assedia Siracusa e lo aiuta il dolby stereo
Tucidide? Se riusciamo a togliere la polvere dalle
memorie scolastiche, potremmo scoprire che Tucidide
non è stato soltanto il primo grande storico
dell'antichità, ma anche un cronista plastico,
capace di dare mobilità e vivezza agli avvenimenti
e ai personaggi di cui si è occupato. Il
merito dell'illuminazione va attribuito all'attore
Aldo Reggiani approdato all'Erba cun un capitolo
delle "Guerre del Peloponneso", e cioè
con "L'assedio degli Ateniesi a Siracusa",
all'interno del quarto Festival di cultura classica
che tra spettacoli, letture e conferenze torna a
far vivere opere di straodinaria densità
poetica. Nel caso di Tucidide, di questo Tucidide,
ci immette con fragore d'armi e con ambiguità
politica in un episodio che umiliò la grande
Atene quando, chiamata da Segesta per frantumare
la coalizione tra Selinunte e Siracusa, credette
di impegnarsi in una passeggiata militare, priva
di rischi e soprattutto rapida. Col racconto di
Aldo Reggiani entriamo nei preparativi della missione,
ascoltiamo il saggio Nicia contrario alla guerra
e l'avventuroso Alcibiade favorevole. Assistiamo
alla partenza delle navi, cogliamo l'eco dell'incredulità
e del sarcasmo dei Siracusani alle prime, generiche
notizie sull'arrivo della flotta nemica, vediamo
i primi scontri, le incertezze e i capovolgimenti
di fronte, fino a che i Siracusani si danno finalmente
una strategia e agli ordini di Gilippo mettono in
rotta i greci, ne distruggono le navi, massacrano
le truppe mentre queste si dissetano sfiancate e
demoralizzate nelle acque di un fiume. Insomma un'avventurona,
che Reggiani propone con un intreccio di mezzi artigianali
e tecnologici. Quelli artigianali risiedono nella
sua sensibilità e finezza d'attore; quelli
tecnologici nell'uso dell'amplificazione e nella
complessità della colonna sonora che sostiene
e dà il timbro alla lettura. Il risultato
ricorda a tratti certi esiti di Carmelo Bene, soprattutto
nella mutevolezza del registro vocale (dal carezzevole
al tempestoso) e nell'esplosione dell' epicità,
che si fa incalzante, circolare, aggressiva come
una carica di cavalleria. Bell'impresa, molto applaudita.
Osvaldo Guerrieri- LA STAMPA (Pagina Spettacoli
Nazionale)- Giovedì 17 Ottobre 2002.
Aldo
Reggiani si fa prestare il pathos da Tucidide e
racconta il tragico assedio degli Ateniesi a Siracusa
Quella a cui si è potuto assistere domenica
è stata un'operazione culturale complessa
ed interessante, che si è saputa avvantaggiare
di diversi elementi extra-testuali sapientemente
usati e dosati. Anzitutto la maestria interpretativa
della lettura di Aldo Reggiani, che davvero ha saputo
far rivivere, in tutte le sue corde, la grandezza
polifonica e l'intelligenza critica degli avvenimenti
e dei personaggi, così come li ha raccontati
lo storico ateniese nelle "Storie" (e
così come ha saputo renderli Luigi Polacco
nella sua traduzione). Altro elemento extratestuale
che ha davvero sostenuto perfettamente lo spettacolo
è stata sicuramente la scelta delle musiche
operata da Salvino Strano che ha spaziato accortamente
tra Mahler, Prokofiev e Strauss.
Paolo Randazzo- LA SICILIA.
Nel
recital-spettacolo di Aldo Reggiani le parole dell'autore
si snodano e si accavallano su ritmi ora concitati,
ora accorati. Il recital si avvale, oltre che della
straordinaria interpretazione di Aldo Reggiani,
anche di una colonna musicale particolarmente suggestiva
e di un impianto fonico d'alto livello qualitativo,
in Dolby Surround, che immerge il pubblico nella
drammaticità delle vicende narrate.
Gazzetta del Sud.
Tucidide,
autore dell'antica Grecia, ritorna sul palcoscenico
grazie alla performance di Aldo Reggiani
La traduzione del testo è di Luigi
Polacco, veneziano, docente e sensibile traduttore
di teatro greco.
La versione rende bene il pathos, l'intensità
drammatica del racconto dell'assedio da parte degli
Ateniesi, durante la guerra del Peloponneso, alla
roccaforte siciliana che, comunque, ne uscì
vincitrice.
E la voce, la gestualità, infine la magia
di uno dei più applauditi attori della scena
italiana dipingono uno spettacolo ancora più
suggestivo. In un assolo di più di un'ora
Reggiani riesce ad evocare, con la maestria che
dimostra sulla scena, la violenza della battaglia
e la speranza della vittoria, le grida e i lamenti
degli assediati e le urla di trionfo dei combattenti,
insieme allo stupore, alle atmosfere e al susseguirsi
di immagini della vicenda. La colonna sonora, assai
articolata, è curata da Salvino Strano e
comprende brani che si adattano ai ritmi, alle parole
e alle situazioni evocate dall'attore.
La Gazzetta di Mantova.
Sembra
proprio di stare dentro un film storico, o di assistere
ad un'opera di Holst, Shostakovich, Mahler e altri
grandi autori romantici. Al posto delle immagini,
le parole che diventano anche suono. Uno spettacolo,
per certi versi, contemporaneo nella sua "pietas",
sembra a momenti scritto dalle stesse mani di grandi
saghe cinematografiche come "Guerre stellari".
Lo spettacolo è scevro di filtri intellettualistici,
mira infatti alla scoperta del teatro secondo il
"verbo" dei grandi autori che riescono
a mettere in evidenza un affresco dell'animo umano
perfettamente recepibile da tutto il pubblico, anche
quello più sprovveduto culturalmente.