Jessie
e Thelma Cates, la figlia e la madre, vivono insieme
in una quotidianità apparentemente calma,
fatta di azioni sempre uguali e conosciute, in
una casa situata su una strada in aperta campagna.
C'é una familiarità fra queste due
donne, che viene dall'aver vissuto insieme per
molto tempo, si intendono tra loro senza lunghi
discorsi e c'é un senso di rassicurante
consuetudine nel modo in cui si rapportano l'una
a l'altra. Naturalmente ci sono anche complicazioni,
che vengono dalla consuetudine. Thelma, la madre,
ha circa sessant'anni, comincia ad accusare l'età,
e se la prende comoda appena può, o quando
questo le permette di raggiungere lo scopo di
farsi aiutare da qualcuno. Le piace parlare, ed
é convinta che le cose siano quelle che
lei dice che sono. Jessie, sua figlia, ha circa
quarant'anni, di norma non ha molta voglia di
parlare, ma la sera in cui comincia la nostra
storia non é una sera come tutte le altre,
perché dopo una esistenza fatta di ripetute
delusioni, tra cui un matrimonio fallito, Jessie
ha preso una decisione, ed é determinata
ad andare fino in fondo.
Ed é una decisione che una madre non può accettare.
Marsha
Norman ha vinto nel 1983 il Premio Pulitzer
grazie all’atto unico "Night Mother"
(Buonanotte Mamma), un testo che le è valso
numerosi altri premi, oltre alle nomination per
quattro Tony Awards, e che nel 1986 è stato
trasposto al cinema (su sceneggiatura dell’autrice),
in un film interpretato da Sissy Spacek e Ann
Bancroft, diretto da Tom Moore. In Italia la prima
versione italiana della commmedia é andata
in scena con la regia di Carlo Battistoni, interpreti
Lina Volonghi e Giulia Lazzarini. Ad interpretare
i due ruoli ci sono oggi Valeria D'Obici, attrice
di cinema e teatro con una prestigiosa carriera,
e Gaia De Laurentiis, attrice nota al grande pubblico
per le sue numerose apparizioni televisive ma
che é nata professionalmente in teatro,
entrambe infatti provengono dalla scuola del Piccolo
Teatro di Milano.
"Buonanotte
Mamma" é un bellissimo testo, commovente
ed emozionante, una storia di sentimenti e sensibilità
ferite dalla vita.
Note di regia
“Buonanotte mamma” di Marsha Norman è uno di quei testi che non si riescono a leggere in modo critico, distaccato, analitico. Il racconto di questa resa dei conti madre-figlia, che si consuma in tempo reale, ci inchioda alla pagina, con una carica emotiva fortissima, che non permette nessun distacco. Il realismo, quasi cinematografico, dell'azione, dei caratteri, dei dialoghi, parte con il passo lieve di un racconto minimalista, per gettarci, di colpo, dopo i primi cinque minuti, in un dramma sulla violenza e la coercizione dei rapporti familiari, che racchiude in sé la potenza della tragedia greca. La forza della sua scrittura, che l'ha reso un classico contemporaneo,sta nel portare veramente lo spettatore dentro la cucina di casa Cates , seduto sul divano di quel soggiorno come tanti della provincia americana, ma anche della nostra , arbitro impotente di un match in cui non ci saranno né vincitori né vinti .
Siamo inevitabilmente attratti dalla forza vitale di Thelma ,incarnazione dell'amore materno che inconsapevolmente succhia,schiaccia, vampirizza , donna forte ed energica che si trasforma, sotto i nostri occhi, in creatura fragile , combattuta dal bisogno istintivo di difendersi da quell'atto di accusa implicito nel gesto annunciato di Jessie, e il tentativo goffo, violento,tenero, vanamente disperato, di evitarlo.
Ma,contemporaneamente,siamo anche contagiati dalla lucida follia della figlia, dalla logica con cui motiva la sua scelta, dalla sua mancanza di patetismo, che le permette in alcuni momenti anche di parlare della sua condizione con auto ironia , dalla ribellione e dalla dignità con cui ha deciso di uscire di scena, per la prima volta in modo libero e consapevole , stanca di una vita dalla quale si sente estranea, segnata dall' inutilità e dalla sconfitta.
Con dialoghi asciutti, essenziali, mai didascalici,in poco più di un'ora veniamo a conoscenza dell'intera vita di Jessie e Thelma, o almeno dei loro tratti più essenziali, del vissuto che le ha rese ciò che sono in quel momento, nell'ultimo atto, conclusivo e risolutivo, a cui lo spettatore è stato invitato ad assistere.
L'impatto ancora così vivo e deflagrante di questo interno domestico, dopo più di vent'anni dalla sua scrittura, sta nella abilità con cui la Norman solleva il coperchio sulla commistione di incomprensioni ,ricatti affettivi, ipocrisie,frustrazioni,rinunce, che si nascondono sotto l'apparente normalità dei legami familiari. Ci costringe, nostro malgrado, a guardarci dentro, a guardare dentro le nostre case, oltre la commozione, oltre la pietà,oltre l'indulgenza…
Nora Venturini
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