RASSEGNA
STAMPA DELLO SPETTACOLO "CADAVERI DAPPERTUTTO"
Se
l'umorismo é nero, si muore dal ridere
Come le parole, anche le definizioni dei generi
artistici, letterari, di costume seguono una loro
moda in sintonia con la parlata contemporanea. Così
ad esempio se dite che avete assistito ad un happening
fa molto più effetto che se aveste detto
ad uno spettacolo a ruota libera. E l'anchorman
sembra più prestigioso del giornalista tv.
E vogliamo mettere un best-seller con il più
venduto? Una delle poche definizioni che resiste
é humor ma se gli aggiungete, quand'é
il caso, noir, storcono subito il naso: ma cos'é,
francese o inglese? In Italia poi definire una commedia
di "umorismo nero" é rischioso.
Lo spettatore non ci sta: sarà mica una roba
macabra? Funerea? Veterofascista? Così, per
chiarire la natura dello spettacolo ed evitare fastidi,
Giancarlo Zanetti ha tradotto "Corpse!"
di Gerald Moon "Cadaveri dappertutto!".
Si tratta infatti di una delle più classiche
e divertenti piéce di humor noir e mi guarderò
bene dal raccontarvela per filo e per segno perché
sarebbe un delitto. Un delitto in più di
quanti ce ne siano nel testo, che racconta una storia
spassosamente inverosimile, ambientata nella Londra
del 1936, quando Re Edoardo decise di abdicare per
sposare l'americana Wally Simpson. Ma i reali d'Inghilterra
c'entrano poco. C'entra invece un attore mezzo barbone
che ha un gemello ricchissimo che vorrebbe eliminare
per prendere il suo posto. Assolda perciò
un criminale di serie B, compenso per l'impresa
10.000 sterline. Di più da me non saprete
mai. Brillanti le prove di Giancarlo Zanetti, esilarante
nella doppia parte del gemello barbone ein quella
del ricco, e degli attori della compagnia. Bella
la scena di Nicola Rubertelli. Alla prima il pubblico
passava dallo stupore alla risatina per concludere
con risatone liberatorie e numerose chiamate alla
fine. Ecco uno spettacolo che gli audaci amanti
del teatro sperimentale snobberanno senz'altro.
E dal loro punto di vista faranno bene: infatti
anche quando la scena é momentaneamente buia,
gli attori si distinguono perfettamente. E poi mai
un fonema, mai un grugnito, una dizione esemplare.
Un nero trauma per gli sperimentali. Anzi, sorry,
uno shok.
Umberto Simonetta - IL GIORNALE - 12 Maggio
1995
Due
gemelli, un killer e risate in giallo
Anche se il titolo originale della commedia gialla
di Gerald Moon "Corpse!", ossia Cadavere,
é inequivocabile e perentorio, l'atmosfera
in cui si svolge la vicenda é lieve e divertita.
L'intreccio poggia, infatti, su uno dei più
antichi e classici meccanismi comici: lo scambio
di persona tra due gemelli e la serie di equivoci
che ciò può comportare. Moon non disdegna
neppure il tono psicologico arricchendo la sua commedia
di risvolti che farebbero felice un bravo analista.
Così quando l'attore assolda un killer per
uccidere l'invidiato fratello, l'assassino prezzolato,
anch'egli un poveraccio, non é semplicemente
quello che sembra. A portare in scena questo testo
ci ha pensato Giancarlo Zanetti, con una regia attenta
e creativa. Assistendo alla commedia si ha la piacevole
impressione che i primi a divertirsi siano proprio
gli attori, impegnati, fra un turbinare di avvenimenti
e di cadaveri, o presunti tali, con personaggi che
pur essendo dei caratteri devono essere risolti
senza cadere in stereotipi e che quindi richiedono
abilità e misura. Giancarlo Zanetti ben costruisce
l'animo contorto del gemello attore con un impasto
di efficace cialtroneria squarciata da lampi d'inquietante
psicopatia, mentre ricopre di efficientismo egoista
l'animo arcigno del fratello manager.
Magda Poli - CORRIERE DELLA SERA - 13 Maggio
1995
Attenti
ai cadaveri, sono dappertutto!
L'attore Giancarlo Zanetti deve sentirsi passare
tra i capelli un'aria bellicosa. Arrivato all' Erba
con la commedia di Gerald Moon "Cadaveri dappertutto!",
deve sostenere un duello multiplo con una concorrenza
agguerrita. Per esempio, deve vedersela con il fascinoso,
ferrigno, multimediale "Woyzeck" di Buchner
proposto al Carignano da Giorgio Barberio Corsetti.
E deve vedersela con la meravigliosa Franca Valeri
che all'Alfieri interpreta "Possesso"
di Abraham Yeoshua. Nella guerra dei mostri (sacri)
Zanetti combatte con le armi che, da qualche tempo,
sembrano identificare il suo lavoro teatrale: e
cioè col dileggio, con la pazzia istrionica,
con il rimescolamento dei generi e degli umori.
E occorre dire, dopo la "prima" dell'altra
sera, che sul piano della "chiamata" non
ha molto da temere. A differenza del Carignano melanconicamente
semivuoto (ed è un delitto), l'Erba era stracolmo,
plaudente ed elettrizzato dal flusso di un divertimento
privo di inibizioni. Del resto, la commedia di Moon
sembra fatta apposta per trascinare lo spettatore
in un gorgo di assurdità irresistibili. Ha
al proprio centro un attore fallito, Evelyn, dotato
di un fratello gemello che è il suo opposto.
Se Evelyn è estroverso, povero in canna e
scialacquatore, l'altro è gelido, controllato
e, soprattutto, ricchissimo. Per dare un taglio
alle proprie sfortune, Evelyn ingaggia un killer
imbranato e delicato di stomaco per affidargli l'incarico
di eliminare il fratello al quale conta di subentrare
nell'identità e nel conto in banca. Non vi
diciamo come va a finire perchè non ce lo
perdonereste. Vi diciamo soltanto che, tra antefatto
e epilogo, i cadaveri si moltiplicano, i morti risorgono
per rimorire, in un intrico di identità che
fa perdere la testa al povero killer, il cui passato
però.....
L' Inghilterra è degli anni Trenta. La cornice
è doppia, consiste nella casa squallida di
Evelyn e in quella lussuosa del fratello, in continua
e rapida alternanza (scena di Nicola Rubertelli).
E' su questi elementi che giocano la regia di Zanetti
e l'interpretazione degli attori: Domenico Brioschi,
che incarna splendidamente la derelitta, stazzonata,
alcolica figura del killer; Aurora Trampus nella
parte della padrona di casa di Evelyn, vedova attempatella
che ha verso l'affituario insolvente slanci erotici
di fragoroso grottesco; Carlo Ringler costretto
nel ruolo del poliziotto di quartiere tanto scemo
quanto rompiscatole. Infine Zanetti, che sembra
del tutto a suo agio nel meccanismo ben strutturato
di Moon e pare non avvertire la fatica del doppio
ruolo. L'attore è formidabile nell'assumere
su di sè le due maschere e le due personalità,
sta sempre in scena, divorato da una sorta di moto
perpetuo spinto fino al delirio. E sembra divertirsi.
Non solo perchè è divertente la macchina
che manovra, ma perchè questa macchina, improntata
allo schema del giallo, mescola in realtà
repertori e atmosfere, non disdegnando neppure di
infilare qua e là alcune fra le più
fulminanti battute del sommo Shakespeare.
Osvaldo Guerrieri - LA STAMPA (Pagina Spettacoli
Nazionale) - Domenica 7 Aprile 2002
Zanetti
e l'invidia fra gemelli
Si tratta di un gioco paradossale, l'intreccio del
giallo sui generis "Corpse!", contrappunto
in cui la risata prevale fatalmente sulla sensazione
inquietante provocata dal delitto. Insomma al termine
di spari, duelli, minacce, due morti giacciono per
terra, ma non si respira aria di delitto bensì
di teatro di Shakespeare, proposto con brio indiavolato
da Giancarlo Zanetti e dai suoi attori.