HOME PAGE
Torna alla Home Page.
ENTRA

L'AGENZIA
Il nostro gruppo
La convenienza di tutti i nostri servizi, in una organizzazione formata da uno staff completo e qualificato.
ENTRA

DISTRIBUZIONE
Programma per la
stagione 2011/2012
SPETTACOLI

ANTEPRIME
Anteprime per la
stagione 2012/2013
SPETTACOLI

ARCHIVIO
Stagioni Precedenti



RASSEGNA STAMPA DELLO SPETTACOLO "CAPASCIACQUA"

Gag come ciliegie una tira l’altra

Dialogo ascoltato all’uscita del teatro della Cometa, a Roma. Primo spettatore (alla Sua compagna): <<Ma in fondo, che abbiamo visto? Solo una cosetta divertente>>. Secondo spettatore (intromettendosi): <<Permette una domanda?>> <<Prego>>. <<Lei va spesso a teatro?>> <<Veramente, no. Anzi, quasi mai. Perché me lo chiede?>> <<Bhe, se ci andasse più spesso, il fatto di essersi divertito non le sembrerebbe tanto normale>>.

Ecco tutto quello che c’è da dire su Capasciacqua, piccolo intrattenimento di 70 minuti scritto da Luciano Saltarelli e Marina Confalone, e poi diretto e interpretato da quest’ultima, accompagnata nella seconda capacità da Pino Strabioli. Sono gag divertenti – davvero divertenti, anche se divertenti e basta, senza secondi fini e senza la minima volgarità – impregnate su un unico personaggio, una casalinga piuttosto sprovveduta. Il pretesto è che costei è calata da un qualche sperduto paesetto campano per sostenere un provino per uno spettacolo teatrale, a quanto pare piuttosto impegnato. Le ragioni per cui a una donna così, oltretutto del tutto digiuna di esperienza nel campo, sia saltato il ticchio di cimentarsi in una prova del genere non vengono mai spiegate: a chi ogni tanto gliele domanda, ella risponde con divagazioni che si interrompono sempre prima della conclusione. Gli interlocutori contro cui la sua tenacia successivamente si scontra sono un regista spazientito, una doppiatrice sua rivale nell’aspirare alla parte, una vecchia madre non poi così rimbambita, un <<busker>> o barbone musicista di strada, un critico. Forse ne ho dimenticato qualcuno, sono comunque tutte figurette sveltamente interpretate da Strabioli sotto vari travestimenti.

<<Capasciacqua>> a Napoli vuol dire testa vuota, la comicità nasce dunque dalla indistruttibile tontagine della protagonista, per la quale la Confalone dichiara di essersi ispirata a Peter Sellers nei suoi deliri di idiozia. Naturalmente perché il minorato mentale faccia ridere bisogna che la sua inferiorità si accoppi con un difetto meno innato, come l’arroganza o la sicumera; e questa Capasciacqua appare adeguatamente ancorché infondatamente sicura di sé. Inoltre la rotazione dei suoi antagonisti fornisce una certa varietà. Strabioli è molto gradevole nella leggerezza con cui cambia parrucche, abiti, voci e accenti, senza eccessivi sforzi di virtuosismo ma contentandosi di accennare sorridendo. La sua corporatura chapliniana forma uno spassoso contrasto con la torreggiante Confalone, faccia rotonda e gambe lunghe alla Mary Poppins, dando vita a una serie di moscerini che le ronzano intorno senza mai forare la sua epidermide coriacea.

Le riserve che tutti esprimono sulla sua incapacità di aspirante attrice non scalfiscono mai la nostra, finché non fa traboccare il vaso in commento sprezzante sulla qualità della cotognata che ha fatto con le sua mani e ha portato in omaggio al regista. Il suo sfogo appassionato in questa occasione esibisce un temperamento che convince il regista a scritturarla, miracolo sottolineato nientemeno che sull’apparizione di una madonnina. Come avrete capito, la serata non rimarrà forse memorabile, ma nessuno dei convenuti rimpiange di esserci capitato.

Masolino D’Amico – La Stampa (pagina spettacoli nazionale) – domenica 3 febbraio 2008

<< Capasciacqua>>, un’ora e dieci tutta da ridere

Una storia fuori dall’ordinario in cui la protagonista, con la sua inadeguatezza, scatena situazioni comiche e dona a un personaggio così alieno dalla realtà una paradossale e acuta saggezza. Debutto favorevole e scontato al teatro <<La Cometa>> per << Capasciacqua>> atto unico, scritto, diretto e interpretato da Marina Confalone, Pino Strabioli e Luigi Cricelli. Una commedia originale incentrata sul mondo del teatro raccontato con gli occhi di una donna ingenua e stupida decisa a realizzare un sogno: diventare attrice. Capasciacqua in napoletano vuol dire <<testa vuota>> e la stupidità della protagonista, alle prese con un provino, rappresenta una vera e propria forma di disadattamento e stupore verso le persone e le cose. In << Capasciacqua>> l’interpretazione di Marina Confalone prevale sul testo che tuttavia risulta leggero e divertente.

Molti i colleghi presenti alla prima di << Capasciacqua>> in cartellone fino al 17 febbraio: Lina Sastri, Urbano Barberini, Pino Ammendola, Maria Letizia Gorga, Erminia Manfredi, Paola Saluzzi, Max Gigliucci, Fiordaliso, Giulio Farnese. In prima fila anche Fausto e Lella Bertinotti.

Cinzia Tralicci - Il Tempo – giovedì 31 gennaio 2008

Confalone e Strabioli, satirico duo

Palmira si presenta al provino del Grande Regista (che sta preparando un allestimento da 144 ore) senza uno straccio di monologo, ma con una cotognata di mele fatta con le sue mani. Era in chiesa quando il prete nero ha notato che non pregava e le ha chiesto:<<Ma lei, perché non recita?>>. Palmira ha creduto che le stesse indicando la strada. E’ la numero 349 per un ruolo che è già stato assegnato, e lo scopre trovando l’articolo di un critico consegnato al regista ancor prima di vedere lo spettacolo. Piccola satira su chi il Teatro lo fa e su chi lo osserva (“O teatro. M’aspettavo gente avanti e indietro che sorrideva… Che solitudine!”), ma soprattutto bellissimo e realistico ritratto di una donna svampita, Capasciacqua (testa vuota) è alla Cometa (fino al 17) con un’intensa Marina Confalone (sua anche la regia) e un comico Pino Strabioli, che di personaggi ne interpreta cinque, divertendo il pubblico con scialli e parrucche. Il testo, scritto dalla regista e da Luciano Saltarelli, racconta di una donna che con la sua non retorica ingenuità sbaraglia le regole del prevedibile. Senza accorgersi che anche lei, scelta come star dello show, deve tutto alla moda del momento: il recupero di certo folklore che forse garantisce la veracità.

Paola Polidoro – Il Messaggero (pagina spettacoli nazionale) – sabato 2 febbraio 2008

Al teatro della Cometa fino a domenica <<Capasciacqua>> scritta e interpretata da Marina Confalone

La leggerezza ironica di una testa vuota

Gioca sul paradosso, sull’equivoco, sul grottesco. Non tanto per graffiare quanto per mordicchiare teneramente il buon senso del pubblico; per mostrargli vizzi e vezzi della società odierna mescolando insieme incanto infantile e matura disillusione. Ci piace definirla una parabola umana dolce e spiazzante quella che Marina Confalone confeziona, con eccezionale bravura e con spiccato gusto per la <<leggerezza pesante>> di calviniana memoria, in Capasciacqua, di scena alla Cometa fino a domenica. L’ascendenza partenopea della commedia (scritta dalla stessa Confalone, anche regista, insieme a Luciano Saltarelli) salta agli occhi con prepotenza già nel titolo: la <<testa vuota>> in questione è quella della protagonista, Palmira Portarapillo, aspirante attrice senza alcuna prospettiva, stupida e svampita, che si è messa in testa (appunto) di darsi alle scene perché così le <<avrebbe>> suggerito un prete di fiducia: <<recita Palmira, recita!>> Ovviamente il religioso intendeva dire <<recita il rosario>>, ma Palmira ha cavalcato ingenuamente l’equivoco ed eccola qui sul palcoscenico nudo: abitino beige che le muore addosso, comodi mocassino tipo Melluso, cerchietto retrò tra i capelli. Eccola qui a sfidare, con i suoi <<boh>> e i suoi <<bah>>, le idee megalomani di un nevrotico regista snob; a tessere strampalati dialoghi con un macchinista di scena extracomunitario; a scambiare astruse opinioni con il vanaglorioso <<critico>> di turno (l’ottimo Pino Strabioli, impegnato a costruire una scorribanda di personaggi caricaturali tutti molto incisivi). E via via che il suo sguardo puerile e benevolo si posa sulle cose di questo mondo, quel mondo si scolora, si frantuma dietro una risata. Quasi che la testa vuota di Palmira servisse, per paradosso, a smascherare una realtà questa sì davvero meschina, superficiale, vacua, ottusa. Quasi che, in definitiva, lo splendido candore di questa figura <<fuori contesto>> (alla quale la Confalone regala un’espressività quanto mai lieve e ironica) riuscisse a sembrare molto più vero del contesto stesso. E’ dunque il meccanismo del contrasto (anzi, del vivo contrasto) quello che in profondità regola questa godibile pièce. Un contrasto da avanspettacolo sommesso, da confessione delicata, che porta dentro di sé la gioiosa irriverenza del nonsense clownistico, ma anche la lacerante parodia del teatro napoletano. Con quel tanto di devozione e superstizione che serve a confondere – e siamo all’imprevedibile epilogo – bene e male, sacro e profano.

Laura Novelli – Il Giornale – giovedì 14 febbraio 2008

La <<divina>> innocenza che salva dalle brutture del mondo

Sarà vero che l’innocenza rappresenta l’unico antidoto di lunga vita, contro l’ipocrisia e le bassezze del mondo? Non solo lo spiega ma ne ha assoluta certezza Marina Confalone che ancora fino al 17 febbraio propone sul palcoscenico del Teatro della Cometa a Roma Capasciacqua, settanta minuti di garbato intrattenimento scritto a quattro mani dalla stessa attrice napoletana con Luciano Saltarelli, e interpretato insieme a Pino Strabioli che si divide in numerosi personaggi. Capasciacqua nasce in realtà Palmira Portapirillo, donna stupida ma sarebbe più gustoso definire ingenua, dotata però di una caparbietà tale da portarla a realizzare ogni suo proposito, che nella fattispecie è quello di recitare. Desiderio nato da un clamoroso equivoco che la donna spiega con innocenza all’insofferente quanto mai tronfio regista, davanti al quale si presenta nel corso di un’improbabile serie di provini (è la <<numero trecentocinquanta>>): lei deve recitare per <<volere divino>>. Inizia l’inevitabile gioco comico e delle parti che si sostiene soprattutto sulla prorompente abilità della Confalone di muoversi su più registri, sul canovaccio del misundestanding.

Palmira entra in contatto con una realtà che non capisce o percepisce solo in maniera superficiale, un sottobosco umano dove trovano posto il tecnico delle luci che le svela le bassezze del regista, l’attrice di teatro che per mantenersi fa la doppiatrice in una telenovela, il critico <<amico>> che scritto una recensione positiva a scatola chiusa.

Il mondo di Capasciacqua è manicheo, si divide in <<buoni e cattivi>>; nella prima categoria c’è la madre – in uno spassoso flashback la vediamo fuggire in un ospizio per sottrarsi alle soffocanti attenzioni della figlia – nella seconda il padre che le ha affibbiato sin dalla tenera età il soprannome per alludere alla sua mancanza di perspicacia. Donna <<dai nobili sentimenti>> capace perfino di giustificare il vagabondo che le ha spezzato il cuore ma non di perdonare il regista destinatario dell’unico momento d’ira della sventurata Palmira, per aver osato dubitare sulla bontà della sua <<cotognata di mele>>. Scena che le garantirà, estremo paradosso, la parte da protagonista.

Stefano Crippa – Il Manifesto (pagina spettacoli nazionale) – domenica 10 febbraio 2008


Recensione
La commedia è una riflessione sul mondo del teatro raccontato con gli occhi di Palmira Portarapillo donna ingenua e stupida, decisa a diventare attrice. La sua stupidità rappresenta una forma di disadattamento e stupore verso le persone e le cose.

“A verità? M’ha fatt’ male…però è stato bello”

I personaggi “autenticamente” stupidi producono una vertigine, uno stato di ebbrezza, che è reale godimento, quasi una condizione primordiale di beatitudine che la vince sui triti ed estenuanti meccanismi della mente. Capasciacqua, nel vocabolario napoletano “testa vuota”, è una donna tanto stupida, quanto fortemente decisa a realizzare l’equivoco nel quale è precipitata. Entra in contatto con una realtà dalla quale si sente più che mai avulsa. Un personaggio così alieno dalla realtà da sfociare in una paradossale ed acuta saggezza.

A popolare questo mondo i personaggi molto bene interpretati da Pino Strabioli che affianca la Confalone nei panni del regista, del vagabondo romeno dai capelli color pannocchia, dell’intellettuale critico teatrale e del saggio tecnico luci, dell’attrice-doppiatrice, passando per quelli di una vecchia in fuga dalle ossessive attenzioni della figlia.

Perfetti i costumi e l’acconciatura della protagonista, che con semplicità incarna un personaggio tanto delicato, quanto possentemente tragico. I suoi commenti sulla vita e sulle situazioni e persone che le si presentano davanti, apparentemente ingenui, sono così disarmanti da far riflettere a livello inconscio.
Ma quella leggerezza, quella saltellante incoscienza, quello sguardo lieve sulle cose, sembrano una condizione invidiabile in un mondo in cui lo stupore è prezioso quando sincero. La saggezza della protagonista deriva proprio dalla sua inconsapevole capacità di tenere la testa vuota. Vuota dai pesi inutili dell’intelletto che comprime la fantasia ed il gioco del puro divertimento.

Sulle note di “I’m just a gigolò” i due ringraziano il pubblico che calorosamente applaude e di cuore ringrazia per aver assistito ad uno spiraglio di autenticità.


Valentina Carrabino sul sito http://www.teatroteatro.it/


Palmira, buffa e ridicola protagonista della pièce, è vittima della sua stupidità e di un clamoroso equivoco; si vede perciò costretta, “per volere divino”, a partecipare ad un originale provino teatrale.

Il testo di Luciano Sartarelli e della stessa Confalone, che ne firma anche la regia, é completamente costruito sul personaggio di Capasciacqua e mette a frutto tutta la simpatia e l'estro dell'attrice, giocando sulla corda del divertimento, della parodia e del grottesco.

In scena, ad affiancare Marina Confalone, sono l'esilarante Pino Strabioli dall'istrionica bravura e Gigi Cricelli.

Così, personaggi come l'intollerante e borioso regista, la mamma in fuga, l'attrice arrivista, il bizzarro vagabondo dai capelli “biondo pannocchia”, il critico “filosofo”, i rassegnati ed ignavi tecnici teatrali ed una madonnina dal singolare accento dialettale si avvicendano sul palco interagendo con la tenera e fanciullesca Palmira Portarapillo, regalando al pubblico settanta minuti di divertimento e di pura comicità.

La recensione di Marcella Siano
( dal sito Teatro.Org http://www.teatro.org/ )


Capasciacqua

Protagonista di Capasciacqua è Palmira Portarapillo, una donna inadeguata alla vita sociale per una certa tendenza alla stupidità che la caratterizza in modo inesorabile. Ma Palmira ha un obiettivo che deve assolutamente raggiungere: diventare attrice. Deve farcela a ogni costo, perchè è stata proprio la Madonna a indicarle di percorrere questa strada artistica, o almeno così lei crede.
Il pubblico fin dalle prime battute capisce che questo spettacolo, che racconta il provino della signora Portarapillo, è quanto meno paradossale. Del resto, il titolo è già tutto un programma: Capasciacqua significa in dialetto napoletano proprio "testa vuota", come quella della povera Palmira, la quale si trova suo malgrado a fare i conti con una realtà, quella teatrale, che spesso si rivela più "sciacqua" di lei.

Da questi presupposti, è facile immaginare la lunga serie di equivoci in cui la protagonista si imbatte strada facendo, osservando il mondo sempre con lo stesso sguardo ingenuamente stupito. Il ritmo tiene, grazie anche al bravo compagno di viaggio della protagonista Marina Confalone, Pino Strabioli, che si cala nei panni dei personaggi più disparati: oltre al pazzo regista che fa il provino a Palmira, l'attore interpreta la mamma sdentata ma ancora lucida della donna, il vagabondo romeno dai capelli color pannocchia di cui lei si innamora, e l'attrezzista di scena, romano verace, che pensa solo a farsi i fatti suoi.

La scenografia è assente, le luci si spengono completamente o, al contrario, si accendono a illuminare tutto il teatro a giorno e, in ultimo, perfino un cane appare in scena: libertà totale per mostrare la tenera e divertente inadeguatezza del personaggio di Palmira. I due interpreti scendono in platea durante lo spettacolo, girano intorno alle poltrone, guardano negli occhi gli spettatori, con l'intento di coinvolgerli ancora di più in questo continuo vortice che, mescolando fantasia e realtà, conduce il pubblico verso una profonda riflessione sul teatro, troppo spesso imbrigliato in meccanismi che nulla hanno a che fare con la libertà dell'arte.

Su un palco scarno, popolato solo dai due attori e da una solitaria sedia di legno, protagonista è dunque la recitazione spigliata e sicura della Confalone, capace di dare vita a registri comici e drammatici con identica naturalezza.

Di marzia apice (18:44 - 05 feb 2008)
( dal sito
delTeatro.it http://delteatro.it/ )


E Strabioli si fa in sei per la Confalone

Nel bel mezzo di una fortunata tournèe, farcita di recite disseminate a tappeto su tutta la penisola (per il momento isole escluse), ritorna a Roma, questa volta in un Teatro della Cometa stracolmo, lo spettacolo scritto da Marina Confalone e Luciano Saltarelli, Capasciacqua, diretto e interpretato dalla stessa Confalone, una riflessione agrodolce sul mondo del teatro raccontato da dietro le quinte, nata nel segno di Peter Sellers, autore molto amato dall’attrice napoletana.
Il pretesto è un provino di una casalinga di mezza età, originaria di un paese non identificato della bassa Campania, Palmira Portarapillo, che ad un certo punto della sua vita decide di voler far l’attrice. A dire il vero, non è stata esattamente una sua scelta, ma c’è dietro addirittura un disegno divino. Durante un pellegrinaggio alla Madonna di Papisciano, un prete nero le predice infatti la nuova strada da seguire. Palmira, apparentemente dalla stupidità senza confini, una ‘capasciacqua’ appunto, è fortemente intenzionata a realizzare il particolare sogno in cui è si è trovata suo malgrado catapultata.
Le fa da spalla un Pino Strabioli, che, grazie a rapidi cambi di costume e ad un abile uso di inflessioni dialettali, dà credibilmente vita a ben sei personaggi quanto mai equivoci, a partire dal regista pieno di sé, intenzionato a mettere in scena uno spettacolo lungo centoquaranta ore. Capasciacqua nella realtà dura invece settanta minuti di esilarante comicità.
In scena, una semplice sedia di legno: il palco è completamente vuoto, quasi a mettere a nudo i meccanismi del teatro, mentre i costumi di Annalisa Ciaramella disegnano la psicologia dei vari personaggi.
Palmira, matricola numero 349 in questa improbabile serie di provini, non ha nessun monologo da recitare, ma si porta appresso la sua prelibata cotognata di mele. Viene brutalmente respinta dal regista, ma lei con caparbietà, rimane in teatro, sempre per assecondare il volere divino. Qui incontra il tecnico elettricista (ancora Strabioli) che cerca di farle aprire gli occhi, ma la realtà che circonda Palmira è molto più grande di lei.
Lo spettacolo scivola con estrema facilità da un incontro a un altro: ecco apparire il critico compiacente che, in partenza verso qualche paradiso esotico, lascia sulla scrivania del regista la recensione dello spettacolo che non ha ancora debuttato. Si presenta pure al provino un’attricetta, costretta a doppiare telenovele per sopravvivere, una delle parodie meglio riuscite dell’istrionico Strabioli.
La nostra Palmira non si arrende. Vuole andare avanti. Rimasta sola, nell’attesa materializza i ricordi della sua vecchia e lucida madre e di un giovane musicista di strada dai capelli color pannocchia che ha saputo sfiorarle il cuore. Palmira è talmente fuori dalla realtà da sfociare in una paradossale e acuta saggezza, rappresentando così la ‘capasciacquaggine’ nella sua evidenza più drammatica.
Al suo rientro in sala, il regista, sempre più spazientito, pensando di essere da solo, si lascia andare a commenti molto pesanti nei confronti di Palmira, che, rimasta dietro le quinte in cerca della sua lente a contatto, ascolta tutto. Quando il regista denigra persino la cotognata fatta in casa, Palmira, anima e vittima, senza freni inibitori e con i suoi miseri strumenti, disamina con violenza e senza volgarità una denuncia contro riconoscibili malcostumi italiani ricorrenti. Il regista, affascinato dalla inconsapevole vis espressiva della sventurata, le affida il ruolo della protagonista, momento suggellato da una breve apparizione in scena della Madonna in persona.
Sulle note di I’m just a gigolo i due attori salutano con passi di danza prestati da Pappi Corsicato il pubblico festante con in prima fila Fausto Bertinotti e signora.

Cosimo Manicone www.Sipario.it 1 marzo 2008


© 2002 - 2007 Chiediscena Service - All rights reserved
Credits: NetworkDev S.r.l. by GruppoDev