Rincasando un po’ brillo proprio la sera in cui è stato eletto al Parlamento, un politico travolge con l’auto un malcapitato e lo lascia morto senza soccorrerlo. Non è stato visto da nessuno e quindi se la caverebbe, ma la cattiva coscienza lo costringe a dar contattare, tramite un avvocato amico, la vedova della vittima per offrirle un compenso. Costei recalcitra, poi accetta, poi violando i patti alza le pretese…Con piede giusto, novità di Angelo Longoni, è costruita impeccabilmente e offre rovesciamenti e sorprese fino alla conclusione, ma ancora più che in questo valido artigianato i suoi meriti si trovano nella convincente costruzione dei caratteri dei quattro personaggi, tre dei quali piuttosto originali mentre quello più scontato offre ottime occasioni all’interprete. Questo quarto personaggio è la vedova, una proletaria romana sospettosa, aggressiva e spassosamente sguaiata, nella cui volgarità Amanda Sandrelli si cala con molto gusto. Gli altri tre sono rispettivamente il colpevole, carrierista suo malgrado perché costretto da un suocero onnipotente e da una moglie ambiziosa, ma fondamentalmente debole e di buoni sentimenti; il suo avvocato, un furbastro piacione con pochi scrupoli, portato ai traffici poco puliti e a insidiare tutte le donne che gli capitano davanti, cominciando dalla moglie dell’amico; e la moglie del neo onorevole, una donna intelligente che gioca di rimessa, osservando senza parere i movimenti degli altri mentre aspetta il momento giusto per piazzare il colpo decisivo: nervoso e indeciso Simone Colombari come il primo, spigliato e persino ingenuamente sicuro di sé Blas Roca Rey come il secondo, bella e algida Eleonora Ivone come la terza. Diretto con buon ritmo dall’autore per 95’ senza intervallo, il quartetto è accolto dal pubblico con incondizionato favore.
Masolino d’Amico - La stampa – sabato 25 aprile 2009
Teatro/ Amanda Sandrelli e Blas Roca Rey in "Col piede giusto"
Dentro una scena tutta bianca in cui gli unici colori sono quelli degli abiti di una donna poco colta e poco educata, dentro le frasi di in una commedia divertente, borghese, piena di ritmo tra quattro attori che si dividono il palco, si sviluppa una storia grottesca. Un uomo è stato ucciso, per sbaglio, in una sera di temporale. Chi lo ha investito fugge e lo abbandona, morto, bagnato di pioggia e di sangue. Così inizia Col piede giusto, uno spettacolo scritto e diretto da Angelo Longoni. E’ Bruno il colpevole, interpretato da un bravissimo Blas Roca Rey. Lui è un giovane uomo politico. Ha una carriera, una bella moglie, due bambini. Le sue decisioni e i suoi pensieri sono sempre opportuni. Il suo matrimonio con Anna – interpretata da Eleonora Ivone – è misurato ed affettuoso ma quando sua moglie gli chiede qual è stata l’esperienza più bella della sua vita lui risponde: “A sedici anni, quando ho comprato la vespa.” Non ci sono passioni nella sua esistenza. Tutto dorme sotto la pioggia, nelle quiete delle sue chiare stanze. Bruno si è adeguato – come egli stesso afferma – al potere del ricco suocero, alle regole della famiglia. “Mentre io ero già nel partito, lui perdeva tempo a protestare nei cortei” afferma Silvio, il suo amico avvocato – interpretato da un ironico e ambiguo Simone Colombari. Ma c’è una famiglia diversa oltre quella che cresce i bambini e che li protegge; oltre quella che prepara il cibo, invita gli amici per fare festa e si veste bene per i compleanni. C’è una famiglia che costituisce il clan, il ceto e il comportamento economico e sociale, dove chi è escluso non sopravvive e si arrangia. La mafia nasce da questa idea perversa, in un mondo borghese in cui tutti sono ormai compresi. Gli avvocati, i politici e i piccoli impiegati. Sono tutti uguali, intorno ad un’idea di denaro e potere: si può comprare tutto, la serenità come la casa, una candidatura, un’automobile e un bambino. E anche i valori, volendo. Al prezzo variabile fissato dal mercato. E’ dentro queste regole, in cui il concetto di legalità è sottilmente eluso “Ed esistono solo tutti i vostri sorrisi”, come afferma la vedova della vittima stradale – interpretata da una energica, comica, vivace e bravissima Amanda Sandrelli - è lì che si insinua il male. Non si tratta di una delinquenza palese e violenta, ma di una strategia della tranquillità e del silenzio, che prima si dipana, per organizzare, poi si dispiega, come un tappeto, a ricoprire ogni cosa. E’ l’espressione del benessere vissuto come una vernice, sulle macchie; un’unghia finta e colorata - sopra quelle rotte - di uno smalto bianco, come le pareti di una casa che non rappresenta il senso o il luogo dell’accoglienza o dell’amore e quindi può essere ceduta: alla vedova, come ulteriore risarcimento. Col piede giusto è una commedia che guardiamo e ascoltiamo facilmente, che ci fa ridere spesso, e non sembra generarci stupore. La musica, il tango, che ogni tanto accompagna le scene, sembra sottolineare un’assenza; e questo avvertiamo, profondamente, guardando: quello che non c’è; quel che manca non all’opera artistica, ma alla vita che essa rappresenta. Sono il morto e i bambini che sul palco non compaiono. La vittima che conduceva un’ esistenza difficile eppure importante, per chi l’aspettava e l’amava. I bambini – quelli già nati, del protagonista – e quello nel grembo della vedova, frutto del suo nuovo, inquinato e intrigato rapporto. Bambini che potrebbero essere diversi, che potrebbero vivere - loro sì - tutto il nuovo amore del mondo e la musica e il tango e la passione, col piede giusto.
La commedia che propone queste sere la Sala Umberto di Roma è dedicata alla tematica degli incidenti e peggio ancora alla “pirateria” stradale. E chiaro che non si tratta di una novità, ma nel 2008 ci sono stati 323 casi in cui l’automobilista che ha provocato l’incidente è fuggito e 93 sono state le vittime della strada. L’autore e regista Angelo Longoni ha puntato su questo dramma sociale che racconta la fuga di responsabilità ormai sempre più diffusa ed estesa a macchia d’olio. Viene così riecheggiato il caldo argomento dell’impunità di molti pirati della strada e il vantaggio di nascere ricchi nell’uscire dai processi.
Non si vuole qui porre in evidenza che ci debba essere una pena immensa, non si deve mai trattare di una vendetta, ma del rispetto della giustizia. C’è una battuta nello spettacolo in cui la protagonista esclama: “Quando io denuncio qualcuno, questo va in galera giusto?” e l’avvocato di turno, ridendo risponde: “Ma, signora, siamo in Italia!”. “Ci si sta cioè rassegnando al fatto che le regole non vengono rispettate”. Lo stesso titolo ha un significato preciso. “Col piede giusto” ci fa capire quanto sia importante in Italia nascere e crescere in una famiglia che abbia il potere – commenta Amanda Sandrelli -. In questo caso nascere ricchi significa partire con il piede giusto”. Ad ispirare Longoni fu proprio l’aver vissuto un’esperienza simile. “Io e mia moglie – racconta – siamo stati coinvolti in un incidente stradale, e mentre noi eravamo a terra l’uomo che l’aveva provocato, pensava a chiederci di non chiamare i vigili e si preoccupava di non pagare di tasca sua e di non perdere la patente. Tutto questo mentre noi feriti, avevamo urgente bisogno di un’ambulanza. La commedia prende avvio da un avvenimento tragico e poi fa vedere come ciascuno cerchi di sfruttarlo per interessi personali. Non c’è un personaggio buono in tutta la storia, da colei che è rimasta vedova in seguito all’incidente, all’avvocato che difende l’automobilista che ha provocato la morte della vittima. Tutti giocano una partita di interessi personali, che hanno a che fare con il denaro, la posizione sociale e i sentimenti: tutto è negoziabile”.
E la vicenda che viene comunque sdrammatizzata tra ironia e quell’ineccepibile umorismo legato al verificarsi di fatti e misfatti, fa emergere il cinismo che oggigiorno ci domina. “Ho cercato di trattare la questione attraverso la tipica commedia all’italiana – conclude l’autore e regista – come quella di Mario Monicelli e Dino Risi – ha proseguito Longoni -. Chi causa un incidente non è sempre un delinquente, e spesso nascere “col piede giusto” è indispensabile per uscirne impuniti. Per questo non ho scelto un rumeno ubriaco o un giovane fatto di cocaina. A causare l’incidente è un politico, e la casta fa muro per proteggerlo: lo fa passare indenne dal setaccio della giustizia. La gestione dell’incidente riflette le regole della società italiana”.
Interpreti della pièce sono Amanda Sandrelli, che caratterizza simpaticamente e con vivacità la figura della furba popolana rimasta vedova, pronta a cogliere l’occasione che le si presenta con la morte del marito; Blas Roca Rey, avvocato difensore espero d’ogni artifizio legale e d’ogni intrallazzo; Simone Colombari è Bruno, l’investitore che da buon politico, mostra all’inizio una certa umanità, calandosi però subito dopo negli interessi personali e nei vantaggi datigli dal ruolo parlamentare; Eleonora Ivone, moglie del suddetto deputato impegnata a difendere il marito, oltre che nel suo da fare di donna di mondo. “Questo spettacolo, che utilizza l’incidente stradale come spunto, è secondo me molto importante – ha spiegato Ignazio Cianfanelli, rappresentante dell’Associazione vittime della strada -. Mio figlio è morto nel ’99 in un incidente stradale, quando mi chiamano in televisione mi danno due minuti per far piangere raccontando la mia testimonianza. Ma questo non è quello di cui c’è bisogno: lo spettacolo riesce a far ridere e riflettere, al sua forza sta in questo!”.
Renato Ribaud – “Avanti!” – sabato 25 aprile 2009
Col piede giusto
In una notte di pioggia, su una strada buia, poco frequentata, un uomo è alla guida della sua auto, reduce da un festeggiamento, in cui ha bevuto un po' troppo, dopo essere stato eletto in Parlamento. Un altro uomo gli sbuca davanti all'improvviso e lui, dopo averlo travolto, fugge senza soccorrerlo.
Questa in breve è la trama di Col piede giusto, pièce che punta il dito su un argomento, purtroppo, di grande attualità, un gesto incivile sempre più frequente nel nostro Paese. Ma cosa succede quando a fuggire è una persona perbene? Un esponente dell'alta borghesia? Un uomo di successo, sposato con figli, con una posizione elevata, un ruolo politico? Per lui tutto diventa negoziabile. Un'azione esecrabile per la maggior parte delle persone, per la "classe dirigente" diventa solo un ostacolo da rimuovere.
In una serie di capovolgimenti di fronti, i quattro protagonisti allestiranno un gioco di strategie e alleanze che metterà in evidenza il fatto che, alla fine, a vincere, oggi, è sempre il più forte. L'importante è riuscire a stare a galla, senza preoccuparsi troppo delle conseguenze e del prezzo da pagare per le proprie azioni.
Il bravo Simone Colombari è Bruno, il responsabile dell'incidente. Appena eletto deputato, cercherà in tutti i modi di non perdere ciò che ha ottenuto, anche se non è felice di ciò che è, né di ciò che ha e che mantiene per convenienza, soprattutto il matrimonio con Anna (Eleonora Ivone), figlia di un potente senatore. Non c'è passione nella sua esistenza. Bruno si è adeguato al potere del ricco suocero, alle regole della famiglia, mettendo i suoi sogni nel cassetto. Per questo, nonostante non sia stato visto da nessuno, fa contattare da un avvocato senza scrupoli suo amico (un brillante Blas Roca Rey), la vedova (Amanda Sandrelli), donna cinica, aggressiva, poco colta e un po' sguaiata, per offrirle un risarcimento. Lei prima rifiuta, poi accetta. Perché anche i valori e i sentimenti hanno un prezzo. È dentro queste regole, in cui il concetto di legalità è sottilmente dribblato, che si insinua il male. Un male silenzioso, che arriva a coprire ogni cosa.
Il testo, scritto e diretto da Angelo Longoni, è un esplicito atto d'accusa. Non è nuovo Longoni ad affrontare tematiche sociali (con Naja aveva trattato il tema del suicidio nelle caserme, con Bravi ragazzi la violenza giovanile, con Bruciati la gioventù che si autodistrugge nel disagio), ma lo fa con quella dose di cinismo che consente alla storia di non sfociare mai nel dramma, quanto piuttosto nell'analisi ironica dei lati peggiori dei nostri comportamenti, ai quali sembriamo sempre più rassegnarci. Il filone drammaturgico segue dunque lo schema della tradizionale commedia all'italiana, affrontando temi come l'arrivismo, l'avidità, l'invidia, il potere, le differenze di classe, la carenza di valori, la totale assenza di senso civico, ma con il sorriso sulle labbra.
I personaggi in scena sono quattro, bravi nel rendere i caratteri dei protagonisti, soprattutto quello della vedova Elena, una coatta romana, interpretata da una convincente Amanda Sandrelli, che ne esagera gli atteggiamenti per accentuare la diversità sociale nei modi, proprio perché negli atteggiamenti invece, tutti, sia vittime sia carnefici, si preoccupano solo dei propri interessi. La mancanza di responsabilità e di etica non appartiene a una classe sociale in particolare: è la sola cosa, negativa, che unisce tutti. In un ambiente contaminato, anche la persona più onesta si lascia traviare. Se inizialmente si parteggia per Elena, che ha subito il torto, ci si ricrede quando davanti ai soldi scende a discutibili compromessi; non assolviamo il deputato, onesto solo a parole; né Anna, l'amorevole moglie, astuta manipolatrice, abituata a vincere; mentre da subito risulta cinico e arrivista Silvio, l'amico avvocato.
La scena, fissa, gioca sulle raffinate tonalità del bianco, che stridono col tono acceso della vicenda. I cambi di scena e luogo sono scanditi dai soli cambi di luce. Anche il titolo della pièce ha un significato preciso. Partire bene - col piede giusto - può infatti fare la differenza. E farla franca - questa è l'amara sentenza - è l'unica cosa che conta.
In questi giorni il fervore giornalistico si spinge sempre più negli armadi e nelle stanze da letto dei politici. Complice l’inverno e la maggiore propensione a stare seduti davanti allo schermo della televisione, milioni d’italiani si sono scoperti interessati alle vicende private di parlamentari, alti dirigenti pubblici e privati, bancari e imprenditori: uomini di potere.
Ed è in questo clima di vouyerismo perbenista e patriottica etica del “moralismo per il bene comune” che si propone alla platea veronese un testo contemporaneo e di straordinaria attualità.
Senza nomi e cognomi, senza bisogno di sbianchettare e sovrascrivere omissis, un politico viene dato in pasto ad una giuria: un campione della medesima popolazione italiana che poco prima, nell’intimità della propria casa, era impegnato ad esprimere giudizi ed emettere sentenze in merito a similari circostanze di vita reale.
Al pubblico presente in sala viene servito su un piatto d’argento un lauto pasto: pettegolezzi sulla vita privata di un neodeputato, indiscrezioni sulla sua fedina penale, allusioni a parenti influenti che avrebbero esercitato un certo nepotismo in suo favore…
Egli non è un uomo qualunque: è un politico che ha commesso degli errori e che per questo dovrebbe pagare, se la legge fosse uguale per tutti. Ma abbiamo detto che il politico non è un uomo qualunque, e quindi non si possono applicare le leggi di tutti. Entrano in gioco per lui dei bonus che gli permettono di svincolarsi nel labirinto della giustizia: si chiamano brillante avvocato, suocero senatore, ampia disponibilità di denaro liquido. La borgatara non istruita del quartiere periferico a stento comprende il significato di “avverse condizioni atmosferiche”, beve solo vino in cartone, fa la segretaria sottopagata, ha un marito che per mettere su un’officina si è riempito di buffi con gli usurai e di nascosto ha acceso un mutuo. Niente bonus.
La causa tra le due classi sociali non si svolge in aula, ma nei meandri delle menti torturate da sensi di colpa e rimpianti, disperato bisogno di sopravvivere e paura di perdersi nel vuoto di un’esistenza fatua. Ma non è una banalizzante lotta tra bene e male. La corruzione ed il perverso cinismo tentano entrambi e cancellano l’acceso di diritto al paradiso dei santi.
Nessuno vince. Ma echeggia chiaro un monito: l’importante è partire col piede giusto. Prima di diventare chi oggi siamo, siamo stati bambini e adolescenti, magari idealisti ed impegnati a rincorrere un sogno: un iter rettilineo e pulito, con tappe fisse e cadenzati superamenti di livello nella quotidiana ascesa alla rispettabilità sociale. Almeno apparente.
Ad un certo punto abbiamo però dovuto fare i conti con la realtà, i compromessi, i sotterfugi, le scappatoie, gli “stronzi”. Perché prima o poi capitano, è sicuro. E sta a noi affrontarli ed accettare le conseguenze dei nostri agiti, facendo anche i conti con la nostra coscienza, con quell’ideale dell’‘Io che ogni psicoanalista insegna a mediare tra norme sociali interiorizzate e pulsioni istintive dell’Es. Come andrà a finire nessuno lo sa, ma è importante disporsi nell’animo di partire col piede giusto. Poi chissà.
Splendido spettacolo quello in cartellone al San Babila di Milano, uno di quelli che fanno uscire soddisfatti da teatro ricominciando a credere nella nostra grande tradizione teatrale non solo come capacità italiana di fare spettacolo, ma anche di produrre testi validi e attuali senza dovere sempre ‘ricorrere’ ad autori stranieri.
“Col piede giusto” scritto e diretto dal bravissimo Angelo Longoni - che vanta una carriera di tutto rispetto quale attore, autore, sceneggiatore e regista cinematografico, radiofonico e televisivo, nonché romanziere e scrittore di testi teatrali - è recitato in modo eccellente dai quattro bravissimi attori: Amanda Sandrelli, Blas Roca Rey, Eleonora Ivone e Simone Colombari, ciascuno con la sua carica vitale nel dare vita ai quattro protagonisti di questa commedia/giallo.
In una scenografia prepotentemente bianca quasi a contrasto con il grigio, se non il nero delle vite che le animano inizia una doppia storia relativa a due ambienti sociali radicalmente diversi che finiranno con l’incrociarsi, scontrarsi e accavallarsi non solo per un beffardo gioco del fato, ma anche per l’immaturo comportamento di chi, pur maggiormente ‘dotato’ di requisiti morali, sfugge alle proprie responsabilità.
Tema scottante e ahimé attuale quello di fuggire dal luogo in cui si è compiuto un reato coprendo e cancellando tutti gli indizi e che in verità riguarda tutti i livelli sociali
Argomento che ne richiama a catena infiniti altri di carattere sociale, politico ed economico proiettati con la forza dirompente di un fuoco d’artificio: rimorsi, pentimenti, finzioni, imbrogli, negoziazioni, arrivismo, ambizioni di scalata sociale, avidità, invidie e potere, tanto potere si mescolano e si confondono tra note divertite, ironiche e sarcastiche e sprazzi di dolente umanità, lasciando aperta una serie di riflessioni su vizi e virtù dell’Italia e di ciascuno di noi.
Molto azzeccata la soluzione di non dividere la ‘pièce’ in due tempi, ma di intervallare i cambi di scena e luogo con cambi di luce.
Visto il 3/11/2009 a Milano (Mi) Teatro: San Babila
Che la coppia Amanda Sandrelli - Blas Roca Rey funzionasse più che bene era ormai un fatto assodato. Che la stessa coppia diretta da Angelo Longoni facesse faville anche. E infatti in “Col piede giusto”, di scena al Teatro San Babila fino al 22 novembre, i due ripropongono la loro verve comica in modo strepitoso. Dialoghi serrati, ritmi avvincenti e quel tono da commedia dolce-amara rendono lo spettacolo un vero spasso. Vizi e difetti tipicamente italiani vengono messi a nudo tra imbrogli e finzioni che ormai fanno parte della quotidianità del vivere di ciascuno di noi. E malgrado il tema sia abbastanza scottante - un uomo politico appena eletto investe e uccide un passante e poi si dà alla fuga - la commedia lascia ampi spazi alle risate grazie anche alla bravura degli altri due interpreti, Eleonora Ivone e Simone Colombari. Last but not least: la Sandrelli è divertentissima nella versione “romanesca”. Da vedere.(Patrizia Pertuso)
Testo drammaturgicamente impeccabile, molto ben studiato quello di Longoni, ed anche in un certo senso rischioso nel suo essere un atto d’accusa così esplicito. Col piede giusto è la frase augurale più auspicabile al giorno d’oggi per cominciare una vita, trovarsi nel posto giusto, quello più comodo, dove tutto è più facile. Un quadro spiazzante e quanto mai attuale della società in cui vige la legge della giungla, in cui il più forte mangia e sopraffà il più debole. Non è nuovo Angelo Longoni nel trattare temi a sfondo sociale e lo fa mantenendo sempre costante una dose di cinismo e di spregiudicatezza che consente alla storia di non sfociare mai completamente nel dramma quanto piuttosto nell’accusa lucida e ironica dei vizi più biechi dei quali i nostri comportamenti sono sempre più infarciti e ai quali piano piano, ahi noi, sembriamo sempre più rassegnarci senza scandalizzarci o stupirci troppo.
Ma non è così che deve essere, ed ecco perché questo testo insiste sui difetti umani che ci circondano, che quotidianamente incontriamo e con i quali ci scontriamo. Il filo drammaturgico segue lo schema della più tradizionale commedia all’italiana, analizza diversi temi anche scomodi senza dimenticare di farlo sorridendo, partendo da un episodio di pirateria stradale con annessa omissione di soccorso e relativo omicidio, tanto per mettere l’accento su un fenomeno sempre più diffuso, ad altro genere di meschinità, quali l’arrivismo, l’avidità, l’invidia, il potere, la differenza di classe, la mancanza di valori, la completa assenza di senso civico e di umanità. La gestione dell'incidente riflette le regole della società italiana.
I personaggi in scena sono quattro, superbi nel rendere i quattro caratteri dei protagonisti, i toni sono volutamente forzati e marcati, soprattutto quelli della vedova, una coatta romana, interpretata da una perfetta Amanda Sandrelli, che ne esagera gli atteggiamenti per accentuare al massimo le differenze, le diversità di classe nei modi appunto, proprio perché negli atteggiamenti invece, tutti, sia di qua che di là, sia vittime che carnefici, si preoccupano di curare i propri interessi passando sopra qualunque principio. Viviamo in una società di ipocrisie, di facciata, povera di valori, dove sempre di più egoismo, interesse e irresponsabilità fanno da padrone. Ciò che conta è farla franca a costo di passare sopra tutto e tutti.
La regia è puntuale ed efficace nel rendere su piani diversi un ritmo costante. In una scenografia permanente, i cambi di scena e luogo sono ben sottolineati dai cambi luce che diventano funzionali a mantenere due scene parallele nella prima parte che poi si incrociano, fino a mescolarsi completamente via via col procedere della storia. I personaggi sono ben disegnati, con caratterizzazioni linguistiche e gestuali, oltre che estetiche. Si va dalla sobrietà raffinata degli uni, all’appariscente e colorita reazione dell’altra, dalle abitudini di vita tra i lussi, che spingono anche agli eccessi nel bere, nel mangiare, ecc. ai pensieri conseguenti al bisogno, dovuti alla mancanza di tali agiatezze.
Diverse dicotomie per sottolineare quattro caratteri, altrettanti ruoli, ma nessun personaggio nel finale viene assolto poiché tutti sono volti a salvaguardare a ragione o a torto, il proprio interesse. La mancanza di responsabilità e di etica non fa parte di una classe sociale: questa è l'unica cosa negativa che unisce tutti.
Quello che emerge è il potere, un potere che si salvaguarda, si protegge, al di là delle colpe e degli errori, una casta che fa quadro attorno al più debole; in un ambiente “sporco”, contaminato, anche la persona più onesta si lascia trasportare perché è più comodo e più semplice. Se inizialmente si parteggia per la vedova (Amanda Sandrelli), che ha subito l’ingiustizia, ci si ricrede ben presto quando per arrivare ai propri scopi scende a compromessi al quanto discutibili; non salviamo il deputato (Simone Colombari) integerrimo nei principi solo a parole, perché poi per vigliaccheria e convenienza si adagia nei vantaggi dovuti al potere; né esce pulita la moglie amorevole (Eleonora Ivone), risultando calcolatrice e manipolatrice, abituata a vincere nonostante tutto; e ovviamente fin dall’inizio risulta cinico e arrivista l’amico avvocato (Blas Roca Rey), che fa simpatia per quanto siano lucidamente ciniche le sue analisi e le sue soluzioni e che finisce per pagarne le spese più di tutti. Preziosi gli interpreti che svelano tutte le sfumature di questi personaggi complessi, senza tralasciare l’ironia amara che accompagna tutta la storia per provocare rabbia e riflessioni.
Lo spettacolo resta in scena, al Teatro Sala Umberto di Roma, fino al 30 Aprile 2009
Appena eletto al Parlamento, Bruno, con la sua macchina di grossa cilindrata torna a casa dalla bellissima moglie per festeggiare la nomina.
Piove, è buio, la strada, fuori mano, è deserta ma Bruno è alticcio e quando, all'improvviso, un uomo attraversa la strada lo schianto è inevitabile. Bruno, preso dal panico, fugge lasciando il poveretto riverso sul ciglio della strada. Tempo dopo, colto dai sensi di colpa, cercherà la vedova dell'ucciso per offrirle un risarcimento, ma resterà lui stesso vittima di ricatti e raggiri abilmente orditi dal suo avvocato e migliore amico che da tempo mira a conquistare Anna sua moglie e figlia di un potente senatore della Repubblica.
Angelo Longoni, autore del testo, si dimostra ancora una volta, drammaturgo efficace ed attento osservatore di un'attualità inquietante. COL PIEDE GIUSTO è infatti una graffiante e cinica commedia che guarda con occhio disincantato i vizi e le debolezze di una società in cui valori, dignità ed onestà sono solo parole, una società in cui non solo la classe dirigente si pone al di sopra di ogni legalità e di scrupolo morale ma anche la classe più debole cerca di trarre ogni vantaggio possibile anche da un evento moralmente ed umanamente imperdonabile.
Il testo usa un linguaggio diretto e disarmante che mette impietosamente a nudo le anime dei protagonisti e anche quando indulge nella battuta comica, strappa, comunque, sorrisi dal retrogusto amaro.
La vicenda dipinge un quadro drammaticamente attuale, quello d'una società in cui ha la meglio il più forte, colui che gioca sporco grazie all'appoggio di amici potenti, una società in cui tutto è negoziabile, tutto ha un prezzo. In questo quadro, tuttavia, non ci sono vincitori, ma solo sopravvissuti, sopravvissuti al senso di colpa, al tradimento, alla perdita della dignità e della posizione sociale.
La scenografia, raffinata ed elegante, gioca sulle tonalità del bianco che stridono fortemente col tono scuro della vicenda, richiamando, inevitabilmente, alla memoria, la biblica citazione dei sepolcri imbiancati.
Bravi ed affiatati gli attori del cast, che vede Eleonora Ivone nella parte dell'elegante Anna, Simone Colombari, nel ruolo del debole e vigliacco Bruno, Blas Roca Rey in quello dell'infido Silvio e Amanda Sandrelli nei panni dell'opportunista vedova Elena.
La regia, dello stesso Longoni, gioca su ritmi accattivanti, su dinamiche complesse e allo stesso tempo immediate che arrivano al pubblico con il loro messaggio forte e chiaro di distaccata presa d'atto ma anche di sottile condanna. E il pubblico, giustamente, apprezza ed applaude.
È il ritratto di una società disgustosa: i potenti politici pensano di risolvere tutto col danaro, i cinici borghesi e privi di valori come i liberi professionisti a loro legati, conducono trattative in ogni campo dalla morte, alla maternità, dall' amicizia all' onore, e i poveracci, gabbati, cercano di rifarsi e accettano compromessi alzando il prezzo. È la società che Angelo Longoni, autore e regista, ben descrive in «Partire col piede giusto». Quattro i personaggi, un neoeletto al Parlamento, sua moglie figlia di un importante Senatore, un avvocato di bell' aspetto, pochi scrupoli e una proletaria romana, divertente nel suo essere sguaiata quanto sospettosa, il cui marito viene ucciso dall' auto del neoeletto e abbandonato sul ciglio della strada. A mesi dall' accaduto, per falsa coscienza il neoeletto incarica l' amico avvocato di offrire danaro alla donna. Ne nascono una serie di colpi di scena e la commedia procede spedita interpretata dalla brava Amanda Sandrelli, gustosa vedova alla ricerca di riscatto sociale e pronta a tutto, da Blas Roca Rey che ben disegna la figura dell' avvocato, da Simone Colombari un neoeletto pavido, nevrotico e debole e da Eleonora Ivone, la moglie algida quanto calcolatrice. Un ritratto di ordinario cinismo che induce ad un riso amaro e che tanto somiglia al nostro quotidiano.