Giacomo
Leopardi: forme di poesia per musica.
di Giuseppe LUPPINO*
* Giuseppe Luppino, concittadino
del poeta, a tutt'oggi ricopre l'incarico di Direttore
della Biblioteca del Dipartimento di Filosofia e
Scienze umane presso l'Università degli Studi
di Macerata.
E' possibile trovare la voce "Leopardi
Giacomo", volendo o dovendola cercare, in una
Enciclopedia della musica o in un Manuale di Storia
della musica? Sì. Esiste, infatti, una discreta
quantità di scritti attinenti alla produzione
del vasto pensiero leopardiano collegato, direttamente
o indirettamente, all'arte-musica. Sull'argomento
specifico, durante l'arco di oltre cento anni, sono
stati scritti saggi, articoli e -solamente- due
libri. Che c'entra Leopardi con la musica? Lo stesso
conte Giacomo ha sempre nutrito un grande interesse
per l'arte musicale: «La musica se non è
la mia prima, è certo una mia gran passione,
e dev'esserlo di tutte le anime capaci d'entusiasmo»
[Dalla Lettera a Pietro Brighenti, 28 aprile 1820].
D'altronde, sono ben noti i suoi riferimenti, tradotti
poeticamente dalla realtà, ai vari tipi di
suoni e di "rumori" che udiva; al vociare,
ai canti dei popolani e della natura da cui si lasciava
ispirare e il titolo che egli stesso sceglie per
la propria produzione poetica è di per sé
già significativo: i CANTI. Basti citare,
tra i tanti possibili, il seguente esempio: "Le
altre arti imitano ed esprimono la natura da cui
si trae il sentimento ma la musica non imita e non
esprime che lo stesso sentimento in persona, ch'ella
trae da sé stessa e non dalla natura...".
[Zibaldone -59-] - E si tratta forse di un caso
che possa esistere, sebbene non affatto divulgato,
anche un così considerevole repertorio di
partiture musicali -sì, è proprio
così!- elaborate su testi leopardiani o da
essi ispirate? Penso di no. Questa caratteristica
di una intrinseca ed innegabile musicalità
del poetare leopardiano dà modo ai compositori
di elaborare brani musicali, nella gran parte di
natura vocale (con accompagnamento strumentale).
E purtroppo questo è un aspetto a pochissimi
noto. Ma, a Recanati, il Centro Nazionale di Studi
Leopardiani ha iniziato a costituire, in occasione
del Bicentenario della nascita (1798-1998), un fondo
apposito di partiture elaborate su testi leopardiani
o da essi ispirate. Fra le poesie più musicate
da compositori più o meno noti, italiani
(da Mascagni a Petrassi, da Malipiero, a Busoni)
ed anche stranieri, c'è Povera foglia (Imitazione),
poi L'infinito, A sé stesso, il Canto notturno
di un pastore errante dell'Asia, etc... |