A
Palazzo Altemps pubblico affascinato dalla maestria
dell'attore che si è cimentato con i "Canti"
leopardiani
Arnoldo Foà, quando la sobrietà raggiunge
il lirismo
Per nulla azzardato l'accostamento delle melodie
jazz con il sentimento poetico di Giacomo Leopardi
che Arnoldo Foà ha proposto con successo
in varie città italiane e che in questi giorni
è approdato a Roma nel cortile di Palazzo
Altemps per la rassegna "Notturni Teatrali.
Il recital che si intitola "Concerto per Giacomo
Leopardi" ha avuto una tale affluenza di pubblico
da lasciare senza posti un nutrito gruppo di persone.
Nella sobria e sapiente interpretazione di Foà
alberga la profonda esperienza di un maestro di
recitazione che non è mai caduto nelle trappole
dell'autocompiacimento e della vanità personale.
Attore, regista e commediografo dall'alto dei suoi
ottantaquattro anni, ha ancora molto da dire ai
suoi spettatori e da insegnare ai giovani che vogliono
intraprendere la strada dell'arte teatrale. La sua
lettura scarna e interiorizzata delle poesie leopardiane
emoziona sinceramente senza necessità di
ricorrere a colpi di scena o di suscitare la benevolenza
dei presenti con atteggiamenti prevedibili. Parco,
misurato ed elegante nella sua perfetta abilità
di dicitore di versi, ha puntato tutto sulla sua
voce dal timbro nitido e grave che sa arricchire
di significato ogni parola con la consapevolezza
di chi il linguaggio poetico lo respira nell'anima
e lo trasmette solo dopo averlo rivissuto. Foà
ha scelto per il suo spettacolo il fantastico gruppo
jazz Velotti-Battisti che, con brani di George Gershwin,
Duke Ellington e Thelonious Monk, ha valorizzato
le poesie di Leopardi in un'armonia singolare e
magnifica. Da lodare, per le sue corde ammalianti
e struggenti, il sax di Luca Velotti in grado di
costituire con la musica un sublime alter ego della
voce di Foà.
Tiberia De Matteis- IL TEMPO- 20 Luglio
2000. |