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RITAGLI STAMPA SULLO SPETTACOLO
"DIE PANNE OVVERO LA NOTTE PIU BELLA DELLA MIA VITA"

Die Panne

Gian Marco nel Durrenmatt divenuto dramma. E somiglia a papà Ugo

L’eleganza del giovane Tognazzi

Il dato saliente di questo spettacolo, Die Panne di Fredrich Durrenmatt, regia di Armando Pugliese, è la presenza in scena di Gian Marco Tognazzi. Non lo avevo mai visto recitare, la mia attenzione era tutta per lui, egli è, dopotutto, il figlio del più grande attore italiano del secondo Novecento. Chi più grande di Ugo?

Mi chiedevo, come per Alessandro Gassman, cosa sia essere figli di attori d’una simile levatura e intraprendere il mestiere del padre. Con ogni evidenza, Alessandro sta costruendo per se stesso un personaggio tutt’affatto diverso da quello di Vittorio. Per Gian Marco la faccenda è più complicata. Ma il protagonista di Die Panne è un vero attore. Ha il fisico del ruolo, si muove con eleganza, non è mai dimostrativo. In modo straordinario assomiglia al padre, senza però avere il demone del sarcasmo dolente che in Ugo sempre si coglieva.

Nella commedia che Edoardo Erba ha tratto dal racconto di Durrenmatt, egli è un commerciante di tessuti. La sua macchina si ferma, non si può aggiustare in giornata. La cosa migliore sarebbe arrivare nel paese vicino e sperare in un colpo di fortuna, un’avventura, una qualche disponibile ragazza. Le circostanza lo portano nella casa di un vecchio uomo di legge. Costui gli offre ospitalità. Non solo. Lo invita a rimanere per cena. Arrivano colleghi in pensione, hanno una divertente abitudine: di rifare processi famosi, a Socrate o a Gesù o a Giovanna d’Arco, oppure di processare, ormai sciolti dai vincoli dei codicilli, i visitatori occasionali. Il signor Traps è disposto a lasciarsi processare? Naturalmente si tratta di un gioco, ma tutto sarà fatto come si deve. Interrotto dall’arrivo di piatti sempre ricchi e ricercati, e con l’aiuto di vini pregiati, il processo si celebra. Cosa ne viene fuori? Non c’è dubbio, l’imputato Traps è un criminale, per la precisione un assassino, quanto di meglio ci si possa attendere da un simile rito. Il suo capo è morto d’infarto a 52 anni e Traps poco prima aveva avuto una relazione con la moglie di lui. Come non pensare che subdolamente, sottilmente, egli stava lavorando per la sua eliminazione? Un delitto perfetto, senza spargimento di sangue! Il verdetto non potrà essere che la pena capitale. Dapprima riluttante, Traps al gioco aveva preso gusto, sempre di più. Se ne era esaltato (qui Tognazzi dà il meglio di sé), si era immedesimato. Ma perché alla fine egli si è per davvero impiccato? La grandezza del racconto di Durrenmatt è in questa progressione, e in questa ambiguità. Traps è innocente, eppure è colpevole. Ma è colpevole, come gli viene detto dai bonari giudici, per colpa della società, o lo è quale vero, grande, inimitabile criminale, come in fondo s’era illuso? Qualcosa di eccezionale nella sua vita, tanto da meritare la morte, o qualcosa di mediocre, come in fondo sapeva?

Die Panne discende da un racconto di Maupassant, Il ladro. Ma ciò che in Maupassant è pura commedia, nello scrittore svizzero si muta nel dramma, nella tragedia del <<gioco che minaccia di diventare realtà>>: dove, dunque, ciò che è assolutamente vietato è che vi sia immedesimazione. Durrenmatt è un brechtiano implacabile, freddo e di lineare sviluppo logico. Per il suo banale ma umanissimo personaggio non potrà esservi che il contrappasso dell’aver creduto troppo in se stesso. Inevitabilmente, nello spettacolo di Pugliese, il tessuto fitto di Durrenmatt si sgrana, prende il sopravvento una certa teatralità. Ma gli attori, non solo Tognazzi, e in specie Bruno Armando, sono tutti di notevole livello.

Franco Cordelli – Corriere della Sera (Pagina Spettacoli Nazionale) – domenica 11 aprile 2010


In scena a Milano – Al San Babila <<Die Panne>>, il testo più famoso del sarcastico autore svizzero Friedrich Durrenmatt

Tognazzi sfida Sordi a teatro

Ottima prova dell’attore nel ruolo reso celebre da Albertone. Un uomo, per un guasto all’auto, finisce in un castello dove subisce un processo kafkiano

Moralista irritante, caustico spiritoso, polemista beffardo, è da considerare Friedrich Durrenmatt forse il più grande scrittore svizzero del Novecento. A provarlo il suo lungo percorso artistico (l’apice del successo negli anni Sessanta; poi la fama a declinare: la morte lo colse a 70 anni giusto vent’anni fa). Un percorso artistico di autore prolifico come pochi e divisa la sua attività letteraria tra il romanzo poliziesco, la narrativa e il teatro. E sempre, anche nelle opere meno geniali, sotto l’apparenza del gioco e del sarcasmo la sua ispirazione a incontrarsi o scontrarsi con i grandi temi etici: il bene e il male, la giustizia, la colpa, l’espiazione. Temi ironizzanti, degradanti, capovolti, come avviene in Die Panne (<<La Panne>>), uno dei suoi titoli più celebri. Dove un processo kafkiano celebrato per gioco rivela all’inquisito una colpevolezza da lui stesso ignorata sì da portarlo a una feroce autoanalisi. Un vero <<giallo>> alla Hitchcock Die Panne ovvero La notte più bella della mia vita come sta scritto in locandina – ma anche metafora della colpa celata nella coscienza – che Gianmarco Tognazzi coraggiosamente rilancia. Sfidando Alberto Sordi che interpretava il suo ruolo nel film di Ettore Scola La più bella serata della mia vita, ispirato proprio a Durrenmatt. Un <<giallo>> che parte da lì, da un banale incidente che capita al protagonista, un rappresentante di tessuti. Un guasto all’auto che rimane <<in panne>> e che porta il nostro Alfredo Traps nell’isolata villa di un ex giudice il quale in compagnia di un ex pubblico ministero e un avvocato anche lui in pensione passano il loro tempo a “processare” un po’ per gioco un po’ per noia personaggi storici. Cosa che adesso, tra una bevuta e l’altra, succede anche a lui, al povero e loquace Traps il quale si ritrova imputato per il riaffiorare di un vecchio scheletro nell’armadio. Con conseguenze disastrose e un finale imprevedibile.

Tutto molto divertente ma anche tutto terribilmente drammatico, anche se nella regia di Armando Pugliese (e nell’adattamento curato da Edoardo Erba) non sembra emergere fino in fondo la carica eversiva che è propria del testo. Quel che di inquietante che c’è in esso a rimanere infatti piuttosto in superficie anche per certi toni un po’ farseschi che prende lo spettacolo. Che però – sulla ribalta del milanese San Babila – corre via con ritmo spedito e trova in Gianmarco Tognazzi un protagonista quanto mai efficiente, che ben sa regolare le sue eccellenti risorse mimiche. Nella squadra che lo affianca da citare Lombardo Fornara che dà ottima caratterizzazione all’avvocato difensore.

Domenico Rigotti - Avvenire – domenica 14 marzo 2010


Tognazzi in “Panne”
Il dramma invece no

Può capitare a chiunque, una serata lontano da casa, di restare con l’auto in panne; e, visto che il guasto sarà riparato solo l’indomani, di dover cercare un alloggio dove passare la notte. Così comincia la commedia “Die Panne” che, tratta da un racconto di Friedrich Durrenmatt, diventata poi un radiodramma e un film, in Italia, con Alberto Sordi, ora è stata adattata, nella traduzione di Italo Alighiero Chiusano, da Edoardo Erba, e messa in scena da Armando Pugliese col sottotitolo, copiato dal film, “La notte più bella della mia vita”. Ricordando che “morte, violenza, delitto sono gli ingredienti dell’opera teatrale dello scrittore svizzero”, è difficile credere che possa essere bella la notte di Alfredo Traps, il ricco commerciante in panne, poiché i tre padroni di casa che lo ospitano sono un giudice, un pubblico ministero e un avvocato: tutti ex, in pensione, sì, ma impegnati ogni giorno per nostalgia della professione e tanto per divertirsi, a celebrare un processo contro un personaggio storico. E Alfredo Traps è l’ideale, quella sera, per far la parte di un imputato. Di omicidio: accusato d’essere stato la causa della morte del suo ex principale del quale si portava a letto la moglie. Il tutto ben organizzato, col contorno di un ex boia e di una nipote del giudice che sculetta per far girare la testa all’imputato. Il quale finisce per convincersi della sua colpevolezza. E si giustizia da sé con un colpo di pistola.
Spietato dramma che denuncia le responsabilità dell’Uomo e la cieca inclemenza della Giustizia, ma che la regia di Pugliese attutisce in toni grotteschi sfioranti la comicità. E lo spettacolo (attualmente al teatro San Babila, Milano) si rivela soprattutto nella interpretazione fortemente incisiva di Gianmarco Tognazzi, “difeso” da Lombardo Fornara, “accusato” da Bruno Armando e “condannato” da Giovanni Argante.

Carlo Maria Pensa – Libero – giovedì 18 marzo 2010


Eliseo, in scena il “Die Panne” di Durrenmatt

Grottesco, surreale, tragico, a tratti comico, cinico ma anche leggero, appare il lavoro di Armando Pugliese che ripropone la pièce di Durrenmatt, “Die Panne”, in scena al Teatro Eliseo. Gian Marco Tognazzi, attorniato da brillanti interpreti, quali Bruno Armando, Roberto Tesconi, Lombardo Fornara, Franz Cantalupo e Lidya Giordano, dà vita al personaggio di Alfredo Traps che, a seguito di un banale imprevisto, trova sulla sua strada atmosfere e personaggi che lo condurranno all’unica soluzione plausibile per la propria coscienza.
La Panne di Durrenmatt, che l’adattamento di Edoardo Erba ha fatto rivivere in questa occasione, fu inizialmente una novella, quindi un radiodramma e infine una piéce teatrale con finali diversi ma con la medesima struttura che aveva, in ogni caso, l’intento di evidenziare la difficoltà che ha l’uomo a incontrarsi con il proprio mondo intimo o a entrare in conflitto con la propria coscienza. Per altri versi di pone in evidenza l’inadeguatezza e l’incapacità dei meccanismi giudiziari di pervenire alla verità umana; Edoardo Erba si muove tra le succitate versioni e sceglie per il finale quello della novella perché più aderente allo spirito calvinista dell’autore.
La storia, molto semplice e lineare, è la seguente: Alfredo Traps, rappresentante di tessuti, a seguito di una panne della sua vettura, si ritrova in una casa, nella quale si è recato per chiedere soccorso, in compagnia di un vecchio giudice e dei suoi ospiti, anziani ed in pensione anch’essi e rispettivamente pubblico ministero e avvocato. Nella villa si trovano anche un’ambigua e non meglio identificata Simone ed il cuoco-boia Pilet che scandiscono lo svolgimento del racconto mescendo vini pregiati, la prima, e servendo piatti succulenti e raffinati, il secondo.
I tre pensionati che, per passatempo, si divertono a ricelebrare processi storici come, per esempio, quello di Gesù o di Socrate coinvolgono Traps in questo gioco strano che, tra una bottiglia di vino e l’altra, diventa sempre più simile alla realtà e quest’ultimo si ritrova invischiato in un vero e proprio processo nel quale l’imputato è se stesso. Alfredo, che fino a quel momento non ha sofferto di nessun complesso di colpa, tutto preso dalla sua routine, dalla sua alterigia, dalla sua sicurezza, per effetto di un confronto con una coscienza estranea, si ritrova a dover fare i conti con una realtà scomoda ma inesorabile. La scenografia, allestita e curata da Andrea Taddei, riesce abbastanza, nella sua essenzialità, a ricreare le atmosfere che animano i personaggi che si confrontano e si alternano in un giuoco di brillanti interpretazioni dalle tinte grottesche e dai toni talvolta comici ma tutte funzionali a far emergere e risaltare il protagonista., Gian Marco Tognazzi - Traps, che sembra assolutamente padrone del personaggio rendendolo a pieno nelle sue innumerevoli sfaccettature. Ciò che forse emerge dal lavoro di Pugliese è una certa lentezza nei ritmi ed una superflua ripetitività di situazioni comiche che tolgono spazio, forse, ad altre sottolineature che meriterebbero di emergere e di cui l’opera originaria è dotata e che ne renderebbero più plausibile l’epilogo.

Renato Ribaud – Avanti! – venerdì 12 febbraio 2010


<< Die Panne>> a Torino

La vita è un processo

Bravo Tognazzi jr nell’acre Durrenmatt

Non fidatevi di Friedrich Durrenmatt. Ha l’aria dello zio buontempone; poi, a tradimento, vi rifila una sberla o peggio. Prendiamo Die Panne, ossia <<La notte più bella della mia vita>>. E’ un racconto del ’56 volto in copione da Edoardo Erba e messo in scena da Armando Pugliese con l’interpretazione di Gianmarco Tognazzi. Comincia come una pochade in cui, per un guasto alla macchina, un certo Alfredo Traps trova ospitalità nella casa di un giudice in pensione ed è indotto a passarvi la serata dalla procace nipote del vecchietto. A partire da questo momento, niente va però come ci si aspetterebbe. Il giudice e i suoi amici – un ex pubblico ministero ed un ex avvocato – oltre a bere in quantità pericolosa, si divertono a celebrare processi strampalati. Per esempio a Socrate e a Gedù. Ovvio che non gli par vero giudicare un vivente.
Lo spettacolo scorre fedele al racconto e in un secondo tempo più convincente del primo ci dà il capo di imputazione: omicidio. Traps è subentrato al suo capo dopo averlo ucciso, questa è la tesi. In realtà la vittima è morta d’infarto, ma per il pm si tratta di un delitto così raffinato da sfuggire alla giustizia ordinaria. Per i tre diabolici vecchietti, Traps è un assassino morale e quindi merita la morte. La mano felice di Pugliese fa lievitare il tema della colpa etica non contemplata dai codici e il sempre più bravo Tognazzi, il pm Bruno Armando, gli altri pericolosi e irresistibili buontemponi interpretati da Giovanni Argante e da Lombardo Fornara fanno il resto.

Osvaldo Guerrieri - La Stampa (pagina spettacoli Nazionale)– domenica 11 aprile 2010


Da Durrenmatt alla grande abbuffata

Protagonista/vittima del kafkiano e grottesco Die Panne – La notte più bella della mia vita che Edoardo Erba h adattato con humour nero dal gran racconto di Friedrich Durrenmatt, Gianmarco Tognazzi da prova di maturità e vive corpose analogie. Commesso viaggiatore incidentato, ospite di una villa svizzera dove una congrega gioca a emettere verdetti, si sottomette a un clima processuale quasi analogo a quello altrove padroneggiato dal compagno d’arte Alessandro Gassman, e la seduta è una grande bouffe con tanto vino da ricordare l’incontinenza di Tognazzi padre. La regia di Armando Pugliese favorisce i tormentoni, ma il dibattito fatale dei giurati (tra cui Bruno Armando e Lombardo Fornara) è arcano, velato.

Rodolfo di Giammarco – La Repubblica (pagina spettacoli nazionale) sabato 6 febbraio 2010


Nel gioco dei processi un delitto impalpabile

Un giallo? I testi di Durrenmatt possono (tutti) essere definiti tali. A maggior ragione Die Panne, Ovvero la notte più bella della mia vita, racconto del 1956 che Ettore Scola trasformò nel film La più bella serata della mia vita, con Alberto Sordi. Per la versione teatrale (all’Eliseo fino al 14 febbraio) hanno invece lavorato Edoardo Erba e Armando Pugliese, il primo ricavando un copione recitabile, il secondo firmando la regia dello spettacolo, interpreti Gian Marco Tognazzi, Bruno Armando, Giovanni Argante, Lombardo Fornara, Franz Cantalupo, Lydia Giordano. La storia? Alfredo Traps subisce un guasto all’auto mentre batte la Svizzera per lavoro (Durrenmatt è di nazionalità elvetica). Sulle prime prende la cosa alla garibaldina: in fondo lo stop forzato può significare avventura, il momentaneo ribaltamento della routine. Peregrinando alla ricerca di soccorso, capita in casa di un vecchio magistrato che, assieme a una coppia d’amici, ama rievocare dibattimenti famosi. Quasi senza accorgersene entra nel gioco, che incalza e va avanti fino a che il neofita si trova sul banco degli imputati e arriva a “confessare” un delitto indiretto: ha provocato un infarto mortale, con rivelazioni compromettenti, al proprio datore di lavoro. Pulizia scenica, tempi calibrati, attori capaci di costruire il clima che occorre a questo Durrenmatt fra coscienza e colpa. Tognazzi si tiene (con merito) lontano da qualsiasi imitazione, facendoci partecipi della bella maturità artistica che ha ormai raggiunto.

Rita Sala – Il Messaggero (pagina spettacoli nazionale) sabato 6 febbraio 2010


Die Panne – Gianmarco Tognazzi nell’adattamento di Erba da Dürrenmatt

In fondo nella vita siamo tutti imputati

Nelle opere di quel genio discontinuo e urticante che fu lo svizzero Friedrich Dürrenmatt il caso, l’imprevisto illuminano con lampi il non senso dell’esistenza e il grottesco risulta essere l’unica chiave per affrontare il mondo. Un’originalità lacerante e ustoria che esplode anche in Die Panne, ovvero la notte più bella della mia vita che già nel titolo dell’adattamento di Edoardo Erba del celebre racconto, rivela un senso di liberazione e di ritrovamento di sé per quanto doloroso e assurdo. Traps, rappresentante di articoli tessili, costretto a fermarsi in un paese per una panne, un guasto all’auto, viene ospitato da un vecchio giudice a riposo che con quattro amici per passatempo ricelebra famosi processi. E, tra una bottiglia di vino e l’altra, si ritrova in veste di imputato. Si confessa e la sua vita banale sembra acquisire risvolti imprevedibili: si svela agli altri ma soprattutto tragicamente a se stesso. La riduzione di Erba ben mette in luce la lebbra criminal-consumistico-carrieristica del nostro oggi e la regia di Armando Pugliese, che circonda la verità di Traps col marcato grottesco di tutti gli altri personaggi, evidenzia come la partita iniziata dal pubblico ministero, dal giudice, dal cuoco, dall’avvocato difensore e dalla segretaria, tutti attratti dal gioco in sé più che dalla posta in gioco, si trasformi in un’autoanalisi dove tutti i personaggi risultano essere visioni della coscienza di Traps. Nella funzionale lignea scena di Andrea Taddei, bravi Bruno Armando, Giovanni Argante, Franz Cantalupo, Lydia Giordano e Lombardo Fornara. Ottima l’interpretazione di Gianmarco Tognazzi che con bella verità spicca sul violento, beffardo mondo delle sue visioni e in sintonia con Dürrenmatt ci racconta che il senso della vita sta nell’uomo, unico a poter dare un senso alle cose e a se stesso.

Magda Poli – Corriere della Sera (pagina Spettacoli Nazionale) – domenica 10 marzo 2009


TEATRO/2. GIANMARCO TOGNAZZI VALIDO PROTAGONISTA A BASSANO DEL DRAMMA “LA PANNE”, TRATTO DA UN RACCONTO DELLO SCRITTORE SVIZZERO DÜRRENMATT

Il banale guasto all’auto innesca la scoperta del delitto perfetto

Sotto la trama un’indagine sulla giustizia e la colpa

BASSANO Tagliente, implacabile, ironico Dürrenmatt. I suoi racconti e drammi sono altrettante indagini su realtà fondamentali dell’esistenza, la giustizia, la libertà, il destino. “Esiste il male inconsapevole?” potrebbe essere la domanda alla base di “La panne”, racconto del 1956 da cui l’autore svizzero trasse varie versioni drammaturgiche. L’adattamento di Edoardo Erba, per la regia di Armando Pugliese, è andato in scena martedì e ieri all’Astra per la stagione teatrale 2008-2009. Se dalle nostre azioni scaturisce un danno per altri, ma non ne siamo consapevoli, siamo colpevoli o innocenti? Innocenti,verrebbe da dire.
Ma se poi diventiamo consapevoli di ciò che abbiamo fatto e delle conseguenze, e ci rendiamo conto che queste conseguenze sono proprio ciò che volevamo davvero ottenere, siamo ancora innocenti? La risposta di Friedrich Dürrenmatt è netta: l’innocenza non esiste. Tutt’al più è ignoranza, cioè non conoscere il risultato delle proprie azioni. Allora “innocente” è sinonimo di “boccalone”, come viene definito Alfredo Traps, il protagonista della “Panne”, dai tre personaggi che, sfruttando il guasto della sua auto - in panne, appunto - lo coinvolgono in uno strano gioco, un processo fittizio. Forse. Perché gli elementi ci sono tutti: il giudice, il pubblico ministero Zorn, l’avvocato difensore Kummer; persino il boia, il cuoco Pilet. Traps si fa irretire dai tre giuristi in pensione, la sua vita di rappresentante di tessuti - peraltro di successo - è tediosa, il solo svago è il divertimento fuori dal lavoro, cioè occasionali scappatelle e serate goliardiche.
Proprio come questa. E poi c’è la voluttuosa Simone, forse nipote del giudice e forse diavolo tentatore, che lo attrae. Tra una portata succulenta e l’altra, tra una bottiglia di vino pregiato e l’altra, Traps si ritrova a confessare la propria esistenza, scoprendo che la sua attuale fortuna è dovuta a una sua azione che ha portato alla morte il suo superiore, di cui ha preso il posto. Il delitto perfetto. Il rappresentante si scopre colpevole, ma ne gioisce, perché ormai convinto, come dice il giudice, che il delitto è necessario, perché «senza delitto la giustizia non può seguire il suo corso».

Il tutto potrebbe anche essere bollato come il risultato di una notte di bagordi, e Gianmarco Tognazzi è molto efficace nel tratteggiare il progressivo disfacimento fisico e morale di Traps, all’inizio molto sicuro di sè, alla fine pronto a consegnarsi al boia. Ma rimane l’inquietudine suggerita da una vicenda che non lascia scampo, che si dipana come un sillogismo verso l’inevitabile conclusione. Tognazzi presta al suo Traps cadenze da dirigente milanese, che però non guastano, ed è adeguatamente smarrito nel gioco allestito dai tre pensionati. Bruno Armando è uno Zorn mefistofelico, tanto dedito al piacere dell’alcol quanto pronto a lanciarsi in arringhe fulminanti. All’altezza i comprimari Roberto Tesconi, il giudice, e Lombardo Fornara, l’avvocato Kummer. La Simone di Lidia Giordano diventa una stravagante e seducente sommelier che saccheggia la cantina dell’ex marito, defunto, mentre Franz Cantalupo è un cuoco, peraltro raffinato, che sembra un serial killer da film horror.

Armando Pugliese preme sul pedale del comico ma non affonda, chè di commedia non si tratta.

Grazie all’ottima scenografia di Andrea Taddei, la sala da pranzo diventa un vero tribunale, mentre i tre giuristi volteggiano attorno all’imputato, che ringrazia per la condanna.
“La Panne” sarà a Thiene, al Teatro Comunale, il 5, 6 e 7 dicembre.

Giornale di Vicenza, Giovedì 27 Novembre 2008


La GIUSTIZIA “UBRIACA” RACCONTATA DA TOGNAZZI

Perugia – Una giustizia ubriaca. Bisognosa di reati per giustificare le sue colpe e la sua esistenza. Un percorso giudiziario bizzarro, dove la consueta ricerca di prove schiaccianti da parte del pubblico ministero lasciano il passo ad una indagine introspettiva che sa tanto di seduta psichiatrica ai danni dell’accusato. Il tutto alleviato da succulenti piatti e dell’ottimo vino. Tanto vino. E’ andato in scena, in prima nazionale, martedì 19 novembre al Teatro Morlacchi di Perugia, lo spettacolo Die Panne, ovvero la notte più bella della mia vita. Grazie all’adattamento drammaturgico operato da Armando Pugliese viene riportato alla luce un testo dell’autore elvetico Fredrich Durrenmatt: Una storia ancora possibile del 1956.

Gian Marco Tognazzi è Alfredo Tramps. Credibile nel suo personaggio e bravo nel far scivolare la platea all’interno di un processo al quale, una volta dentro, è difficile non immedesimarsi. Lo spettacolo è poi impreziosito dalla presenza di Roberto Tesconi, Franz Cantalupo, Lydia Giordano e Lombardo Fornaia. Una nota a parte ci piace riservarla a Bruno Armando, alla sua arringa da pubblico ministero, dove la vanità da oratore legale viene egregiamente scimmiottata, ma il suo è il personaggio su cui ruota l’intera opera. Lucido fino alla fine, è conscio, sin dal principio, del gioco al massacro del quale si fa fervido sostenitore.

Un racconto simbolo. Dove i nodi esistenziali che sono chiamati in causa vengono sciolti da una scrittura semplice ma pungente, orchestrata per dare l’avvio a un dispositivo, congegnato e caricato come un orologio svizzero. Mangiando, bevendo e corteggiando la bella cameriera, Alfredo Traps, risulta affetto da tutte le miserie e storture d’uno spregiudicato arrampicatore sociale ed è trovato colpevole di omicidio premeditato ai danni del suo predecessore-capo dell’azienda per cui lavora da anni. Il malcapitato Traps, simbolo della perbenista e borghese società svizzera si ritrova, suo malgrado, a fare i conti con la propria coscienza. Un gioco perverso e reale, dove i delinquenti si mescolano agli innocenti e viceversa. Ma soprattutto dove il filo sottile che differenzia gli uni dagli altri, scompare. Anche la magistratura gioca a mescolare le carte. Prende in giro se stessa. La sua retorica. Il suo elevarsi al di sopra delle parti che sa tanto di tirarsi fuori da un gioco sporco, in cui invece, veste i panni della protagonista. Siamo tutti colpevoli ci dice Durrenmatt. Restiamo in vita solo grazie alla capacità di dribblare i nostri sensi di colpa. Una capacità che Alfredo Traps non possiede. Tra un bicchiere di vino e l’altro, tra scroscianti risate e ammiccanti sguardi alla nipote del vecchio giudice, si avvia inconsapevolmente a compiere il suo gesto estremo. Ma la corte stava solo giovando. Era il suo passatempo. Chi di voi ora, ha il coraggio di sfoggiare la sua innocenza? Applausi convinti ma sospettosi. Ultima replica oggi alle 17.

Simone Gallinella – Giornale dell’Umbria – domenica 23 novembre 2008


Un successo "Die Panne", di Gianmarco Tognazzi, a Scicli

Scicli, 31 gennaio – Teatro Italia a Scicli esaurito ieri sera per “Die Panne ovvero la notte più bella della mia vita” secondo appuntamento della stagione “Il grande teatro” proposta dall’assessorato provinciale alla Cultura. Magistrale l’interpretazione di Gianmarco Tognazzi che, diretto da Armando Pugliese, ha reso al meglio l’introspezione psicologica del personaggio creato da Friedrich Durrenmatt. Alla fine, applausi a scena aperta per una rappresentazione che ha entusiasmato il pubblico. Ma tutto il cast ha dimostrato di essere di un livello superiore, così come la regia di Pugliese ha colto i messaggi più emblematici della prosa di Durrenmatt.

Dal sito Nuova Scicli - Scicli Notizie http://www.nuovascicli.it/


Un’atmosfera carica di cinismo, elementi surreali, luoghi mentali. Uno spazio scenico sfruttato al massimo, occupato dalla scenografia massiccia e al contempo essenziale di Andrea Taddei, capace di ricreare all’occorrenza una comune sala da pranzo ma anche un’aula da “tribunale della coscienza”: è questo lo sfondo sul quale si stagliano, con la plasticità di marionette e la caratterizzazione da comici dell’arte, i protagonisti di questa pièce. Efficaci, spassosi, preparatissimi nel recitare e rimarcare i loro ruoli già ben definiti, Bruno Armando, Roberto Tesconi, Lombardo Fornara, Franz Cantalupo e Lidia Giordano si alternano, si incontrano, si scontrano con naturalezza e maestria, non risultando sulla scena delle semplici “spalle”, ma piuttosto brillanti coprotagonisti che con le loro battute ed espressioni, cariche talvolta di tinte grottesche, talaltra di toni profondamente comici, tendono a far risaltare il protagonista, Gian Marco Tognazzi - Traps. Tognazzi, dal canto suo, si è magistralmente appropriato di questo ruolo: sa bene come gestire voce e corpo, sa come rendere, attraverso espressioni e movenze, l’evolversi della personalità del suo Alfredo prima e dopo l’incontro con sé stesso: è in grado di dominare il personaggio, evidenziandone l’insicurezza travestita da superbia, riesce a renderlo goffo laddove vorrebbe apparire ammiccante e piacente; arrivista e fastidiosamente spavaldo in un primo momento, remissivo e disperato nell’avvicinarsi della sua tragica fine.

Katia Rosi sul sito CinemAvvenire http://www.cinemavvenire.it/


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