Messo
in scena per la prima volta nel 1989 con l'interpretazione
di Ben Kingsley, il testo racconta la travolgente vita
di Edmund Kean, geniale attore inglese. Nel testo Kean
è concepito come un mostro, un uomo sfenatamente
ambizioso, perennemente alla ricerca di una fama immediata,
un uomo convinto in modo paranoico che tutti cospirino
contro di lui, un megalomane che non permette a nessuno
di splendergli accanto, un uomo sinistro, un vulcano
di rancore accumulato, un temporale di veleno, un torrente
di bile, un uomo con una spinta incontenibile all'autodistruzione
che a trent'anni si è completamente consumato.
Si, Kean è un mostro, abbrutito dall'alcool e
sifilitico. Ma il mistero glorioso di Kean è
questo, è anche il primo grande attore romantico
e l'insuperabile interprete di Shakespeare. Lo spettacolo
oscilla tra il suo carattere e quello dei personaggi
che interpreta sulla scena, temprati dalle esperienze
della sua vita. Le sue ambizioni riecheggiano nel Riccardo
Terzo. La sua misantropia sempre più profonda
evoca Coriolano e Timone d'Atene. Quando la sua mente
è sconvolta si trasforma in Re Lear. L'addio
di Otello "Addio per sempre, pace dell'anima mia,
addio felicità del cuore!" è visto
come la chiave per comprendere la sua vera personalità.
Per Kean non c'è tranquillità nè
appagamento. Nell'addio mette a nudo la sua anima tormentata.
Fra tutte le sue paranoie, le megalomanie, le fanfaronate,
le sbornie, le storie con prostitute, è comunque
una grande voce che chiede pietà e comprensione. |