RASSEGNA
STAMPA DELLO SPETTACOLO "FIORE DI CACTUS"
"Fiore
di cactus", tutte le verità sul gioco
dell’amore
Nel teatro italiano c’è
ancora un pregiudizio sulla commedia brillante,
definita "commerciale". Così
essa viene contrapposta a un "teatro dell’arte"
che spesso lo è nei testi ma non nella
messinscena. Di qui la sottovalutazione di un
filone che non solo ha grande successo ma che
spesso dice, senza darlo a vedere, una piccola
verità sul gioco dell’amore. Fiore
di cactus, in scena al Teatro Greco di Roma e
poi in tournée, da quarant’anni la
pièce più fortunata della brillante
coppia Barillet e Grédy, è esemplare
di un teatro che, dietro il perfetto congegno
da orologio svizzero, coglie le contraddizioni
di un dentista di mezza età, amante di
una donna troppo giovane per lui e, alla fine,
conquistato dalla sua severa infermiera. Quest’ultima,
che si è prestata a passare per sua moglie
e per madre dei suoi (inesistenti) figli, rivelerà
una femminilità più seducente della
giovanissima amante. La commedia vive sul gioco
degli equivoci e sul ribaltamento delle situazioni,
ma anche su due personaggi che non sono mai semplici
pedine dell’intrigo scenico. Il regista
e adattatore Tonino Pulci non calca la mano sulle
situazioni e ha la fortuna di avere due interpreti,
Edoardo Siravo e Benedicta Boccoli, che impersonano
i protagonisti con leggerezza e misura. Cecilia
Cinardi è una spiritosa amante, mentre
Paola Bacchetti è una paziente del dentista
con interessi non solo odontoiatrici.
Giovanni
Antonucci – Il Giornale (pagina spettacoli
nazionale) - martedì 22 febbraio 2005
La storia la sappiamo
tutti, è quella del medico dongiovanni
che per non aver grane si finge sposato, ma poi
è costretto a chiedere alla fedele e severa
segretaria di spacciarsi per la consorte dalla
quale si starebbe separando. Il regista Tonino
Pulci ha dato al classico “boulevardier”
di Barillet e Gredy una ambientazione nostrana
e un piglio svelto e leggero, e ha ottenuto prove
adeguate dagli attori, con una nervosa, spiritosa
Benedicta Boccoli e un sornione Edoardo Siravo
ben coadiuvati da un gruppetto in cui spiccano
i giovani Simone Vaio e Cecilia Cinardi. Due ore,
fino al 13 marzo.
Masolino
d’Amico – La Stampa (pagina spettacoli
nazionale) - domenica 27 febbraio 2005
“Fiore
di cactus”, e Siravo torna al suo primo amore
L’attore,
con Benedicta Boccoli, in scena al Teatro Greco
con la commedia di Barillet
Esempio di teatro della parola, dove in realtà
prevale il dialogo, gustoso e umoristico, su eventi
e colpi di scena, “Fiore di cactus”
costituisce un vero banco di prova per i più
quotati attori. E anche per il regista! Per divertire
il pubblico, e strappargli – come accade
in questo caso – molti applausi a scena
aperta, ci vuole una bella professionalità
artistica, tempi scenici scanditi da velocità
e ritmo. Gli stessi attori, mentre recitano e
mai come in questo caso fingono di fingere, si
divertono loro stessi, integrandosi a pieno nella
esilarante vicenda. Il buon risultato è
stato raggiunto: sia perché Tonino Pulci
non è nuovo a questo tipo di spumeggiante
regia, sia perché tutti gli attori interpretano
con allegria, grinta e in molti casi – come
avviene proprio per Edoardo Siravo una gradevole
dose di ironia- i loro ruoli senza mai risparmiarsi.
Così l’assistente dello studio dentistico,
tutta lavoro e impegno, gelida e impersonale,
che si trasforma poi in una dolcissima donna,
è Benedicta Boccoli; l’amichetta
vispa e deliziosamente giudiziosa del dottore,
è Cecilia Cinardi, il ragazzotto di belle
speranze un po’ scrittore a tempo perso
e un po’ pubblicitario è Simone Vaio;
Paola Bacchetti è la petulante cliente
del dentista, mentre a tramare diabolicamente
tutti i sotterfugi della vicenda c’è
l’amico Fefè Campana, un Mimmo Chianese
caratterizzato alla Little Tony. Divertente e
ben centrata è l’interpretazione
del colonnello Gallo, impersonato da Carlo Allegrini.
Maria Grazia Schiavo è la svettante e contestataria
biondona. I costumi (e finalmente sono tanti e
tutti bellamente ispirati agli anni sessanta)
sono di Sabrina Chiocchio, la scena (che ha doppio
ambiente si divide tra lo studio del dottor Foch
e la monocamera di Antonia De Amicis) è
di Giorgio Ricchelli; le luci sono di Mario Feliciangeli,
e c’è pure una simpatica scelta di
canzoni d’epoca che fanno molta atmosfera.