Metti
una sera, Formicando all'improvviso
Daniele Formica one man show, concentrato
di mimo e ironia
Ecco un attore e showman bravo, che ha recitato
con Vanessa Redgrave all'Old Vic di Londra, fu attore
per Rossellini, ha lavorato in televisione con Andrea
Camilleri e anche partecipato a fiction popolari
come Linda e il brigadiere. Tuttavia Formica non
riesce ad avere, malgrado i trentacinque anni di
mestiere, il riconoscimento che meriterebbe. L'altro
giorno a Roma, in un nuovo spazio all'aperto, l'artista
ha proposto la versione aggiornata del suo one man
show Formicando all'improvviso. Quando lo spettacolo
riprenderà a luglio, durante un festival
capitolino chiamato Fontanonestate, varrà
la pena di andare a vedere ciò che Formica
sa fare su una ribalta perchè il suo raggio
di azione, dal comico al drammatico, dall'imitazione
al lavoro mimico, dalla conversazione col pubblico
allo sketch, è notevole. Ci sono per esempio
quei quindici minuti iniziali senza parole in cui
Formica rievola la Creazione del mondo da parte
d'un Dio bambino annoiatissimo dalla propria solitudine
in mezzo al Nulla: lì si intuisce l'influsso
di Jean-Louis Barrault - con il quale Formica andò
a lungo in tournèe all'inizio degli anni
Settanta - o comunque si percepisce la curiosità,
lo sguardo dell'esordiente di allora sul grande
artista francese. Quando Formica imita Dario Fo
oppure immagina come Aldo Fabrizi avrebbe potuto
fare (se avesse voluto affrontare il tragico) un
Riccardo III shakespeariano, sta spiegando che cos'è
realmente un attore. E parla in particolare dell'attore
italiano "di stile", sul genere di Vittorio
Gassman o Tino Buazzelli e anche Giorgio Albertazzi.
Chiarisce perchè uno è più
moderno dell'altro, ridefinisce i concetti di comico
e di drammatico, svela i dettagli dei vari modi
di recitare. Insomma si tratta d'una lezione di
teatro però offerta da un entertainer, quindi
secondo un'idea divertente, scanzonata, allegra,
molto allegra della trasmissione del sapere. Attraverso
il racconto di una folle premiazione davanti a tutto
il cinema italiano per un'interpretazione da lui
mai fatta in un film di Monicelli, oppure grazie
al ricordo di una cena a casa di Alberto Sordi,
Formica ricostruisce non solo un ambiente, quello
dello show-business, ma rievoca proprio tutto un
mondo. Senza dare a vederlo, descrive per suggerimenti
e citazioni gli ultimi cinquant'anni d'Italia. L'operazione
è semplice e raffinata: non parla direttamente
degli italiani ma di coloro che per mestiere interpretano
questi italiani, quindi non della figura bensì
della figura allo specchio. E siccome il teatro
è evocazione, trasfigurazione, riflesso,
"accontentiamoci di dire - scriveva Barrault
- che il teatro, come la Vita, è un sogno,
senza preoccuparci troppo della menzogna",
allora Formica si dimostra ancora una volta un artista.
Il che rimane pur sempre il miglior complimento
che si possa fare a un artista.
Marcantonio Lucidi - Avvenimenti (settimanale,
numero 24, 18-24 giugno 2004). |