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RASSEGNA STAMPA DELLO SPETTACOLO "FORMICANDO ALL'IMPROVVISO...2004"

Metti una sera, Formicando all'improvviso
Daniele Formica one man show, concentrato di mimo e ironia

Ecco un attore e showman bravo, che ha recitato con Vanessa Redgrave all'Old Vic di Londra, fu attore per Rossellini, ha lavorato in televisione con Andrea Camilleri e anche partecipato a fiction popolari come Linda e il brigadiere. Tuttavia Formica non riesce ad avere, malgrado i trentacinque anni di mestiere, il riconoscimento che meriterebbe. L'altro giorno a Roma, in un nuovo spazio all'aperto, l'artista ha proposto la versione aggiornata del suo one man show Formicando all'improvviso. Quando lo spettacolo riprenderà a luglio, durante un festival capitolino chiamato Fontanonestate, varrà la pena di andare a vedere ciò che Formica sa fare su una ribalta perchè il suo raggio di azione, dal comico al drammatico, dall'imitazione al lavoro mimico, dalla conversazione col pubblico allo sketch, è notevole. Ci sono per esempio quei quindici minuti iniziali senza parole in cui Formica rievola la Creazione del mondo da parte d'un Dio bambino annoiatissimo dalla propria solitudine in mezzo al Nulla: lì si intuisce l'influsso di Jean-Louis Barrault - con il quale Formica andò a lungo in tournèe all'inizio degli anni Settanta - o comunque si percepisce la curiosità, lo sguardo dell'esordiente di allora sul grande artista francese. Quando Formica imita Dario Fo oppure immagina come Aldo Fabrizi avrebbe potuto fare (se avesse voluto affrontare il tragico) un Riccardo III shakespeariano, sta spiegando che cos'è realmente un attore. E parla in particolare dell'attore italiano "di stile", sul genere di Vittorio Gassman o Tino Buazzelli e anche Giorgio Albertazzi. Chiarisce perchè uno è più moderno dell'altro, ridefinisce i concetti di comico e di drammatico, svela i dettagli dei vari modi di recitare. Insomma si tratta d'una lezione di teatro però offerta da un entertainer, quindi secondo un'idea divertente, scanzonata, allegra, molto allegra della trasmissione del sapere. Attraverso il racconto di una folle premiazione davanti a tutto il cinema italiano per un'interpretazione da lui mai fatta in un film di Monicelli, oppure grazie al ricordo di una cena a casa di Alberto Sordi, Formica ricostruisce non solo un ambiente, quello dello show-business, ma rievoca proprio tutto un mondo. Senza dare a vederlo, descrive per suggerimenti e citazioni gli ultimi cinquant'anni d'Italia. L'operazione è semplice e raffinata: non parla direttamente degli italiani ma di coloro che per mestiere interpretano questi italiani, quindi non della figura bensì della figura allo specchio. E siccome il teatro è evocazione, trasfigurazione, riflesso, "accontentiamoci di dire - scriveva Barrault - che il teatro, come la Vita, è un sogno, senza preoccuparci troppo della menzogna", allora Formica si dimostra ancora una volta un artista. Il che rimane pur sempre il miglior complimento che si possa fare a un artista.

Marcantonio Lucidi - Avvenimenti (settimanale, numero 24, 18-24 giugno 2004).



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