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RASSEGNA STAMPA DELLO SPETTACOLO "GIOCHI DI FAMIGLIA" (LA GRIFFE)

"L'arte di saper ridere"

La griffe (titolo dell'edizione italiana, diretta da Giuseppe Cairelli, Giochi di famiglia) è una di quelle tipiche commedie francesi che possiedono il segreto di narrare fatti di nessun interesse facendo credere allo spettatore che si stia parlando di questioni importantissime da cui è toccato in prima persona. Griffe, termine qui inteso come marchio, firma, perchè mette in scena Irène, una donna d'affari di grande successo nel settore della moda, e la sua famiglia: una figlia ventenne, una sorella, la madre vedova di un filandiere, ovviamente l'amante di Irène (nelle commedie francesi c'è sempre un amante). Tutta questa gente si ritrova di notte in una stazione di servizio sull'autostrada, con la macchina senza benzina durante uno sciopero degli autotrasportatori che impedisce l'arrivo del carburante. Anche questo è un tipico artificio delle commedie francesi: mettere un gruppo di persone che si detestano in una situazione bloccata ed osservare quello che succede. Scritto da Claude D'Anna e Laure Bonin, allestito al Ghione di Roma e poi in tournée, il testo viene da due anni di gran successo a Parigi e in Italia si avvale d'una interprete che ha proprio lo spirito giusto, il fine mestiere necessario ai giochi brillanti, Valeria Valeri, che fa la vedova del filandiere e offre a tutto l'allestimento ritmi veloci e toni sornioni. Con lei c'è il buon vecchio teatro di boulevard francese, l'arte di saper ridere tipica dell'alta, colta borghesia parigina.

Marcantonio Lucidi - AVVENIMENTI (settimanale, 10 - 16 Gennaio 2004).

"Ma quanto stress con una mamma manager"

Merita attenzione anche nella versione italiana la commedia "La griffe" dei due noti autori, sceneggiatori e registi francesi Claude d'Anna a Laure Bonin, qui tradotta con il titolo più privato "Giochi di famiglia" e presentata al teatro Ghione con Valeria Valeri. Il ritratto intelligente, caustico e penetrante dei legami parentali messi alla prova dalle problematiche quotidiane della vita di oggi fotografa una madre, le sue figlie femmine e l'amante della maggiore delle due alle prese con la sosta forzata in una stazione dell'autostrada provocata dallo sciopero degli autotrasportatori che impedisce il necessario rifornimento di carburante. Nell'insolito luogo di transito la conversazione si insinua nelle pieghe più recondite e lo stress crescente per l'imprevisto libera i freni inibitori e scatena un meccanismo perverso di sfoghi e confessioni. La causa scatenante di una rilettura postuma di una biografia affettiva dominata da mal celati peccati peccati individuali e collettivi è costituita dal libro pubblicato dalla nipote ventenne della matriarca, pronta a elargire discredito nei riguardi di tutti i componenti del clan familiare. A nulla varranno i tentativi non convinti di giustificazione da parte della madre Irene, una manager di successo nel campo della moda afflitta dal timore che la sua firma venga acquistata dai giapponesi e utilizzata per smerciare prodotti squalificanti. Nevrotica e compulsiva, esigente con se stessa e con gli altri ai limiti del tollerabile, questa donna tanto vicina ai modelli attuali imputa alla freddezza emotiva dei suoi genitori l'incapacità di amare che ora la conduce a perdere il suo nuovo compagno dopo aver appreso che non ha disdegnato una relazione erotica con sua figlia, come la ragazza stessa ha dichiarato nel fatidico volume. Abile nel mantenersi fiduciosa nelle sue possibilità e rassicurata da un'età che dovrebbe essere sinonimo di esperienza si dimostra invece l'anziana genitrice, incarnata con disinvoltura da un'ironica e beffarda Valeria Valeri che regala al personaggio una simpatia umana superiore a quella prevista dagli autori. Il sarcasmo con cui si accanisce contro i veri difetti delle figlie e la pacata rassegnazione che le fa difendere il suo passato dimoglie tradita e tutto sommato indifferente, appagata soltanto dall'abitudine di annusare l'etere, lascia trapelare i traumi inconsci che hanno segnato il destino delle figlie ormai faticosamente divenute adulte. E se la carriera ha assorbito e travolto la prima, l'altra è una casalinga squallida e dimessa che si è occupata dei tre bambini e ora vorrebbe sedurre il marito con una plastica al seno. Malinconie, frustrazioni e sofferenze sono però evocate con un senso dell'umorismo graffiante ed energico che garantisce alla pièce un'efficace compattezza, radicando il divertimento in una realtà sociale e psicologica condivisibile da tutti.i.

Tiberia De Matteis - IL TEMPO - 5 Dicembre 2003.

Successo allo stabile Ghione per lo spettacolo "La griffe". La regia è di Giuseppe Cairelli

Famiglie Vip, gli intrighi fanno audience

Le storie delle grandi famiglie hanno da sempre incuriosito la gente comune. E' sempre più diffusa, infatti, la voglia di scoprire ciò che si cela tra le mura domestiche di una dinastia di aristocratici o di industriali. Così come cresce il desiderio di saperne di più su intrighi e litigi di chi regge le sorti di un'azienda. E' questo appunto il tema de "La griffe", o meglio di "Giochi di famiglia", che propone in queste sere il teatro Ghione di Roma. Lo spettacolo porta in scena un imprevisto ritrovarsi in una stazione di benzina da parte degli esponenti di un famoso gruppo familiare. Un provvidenziale sciopero degli autotrasportatori ha fatto venir meno il carburante per proseguire il viaggio. Cose che capitano. Dapprima si cerca di far trascorrere il tempo tra un caffè e un cappuccino o magari ascoltando musica. Si acquista un gadget inutile o un cd con le più recenti canzoni. Poi, una chiacchiera tira l'altra, non si può fare a meno di mettersi a parlare dei propri affari, ed ecco che sgorgano i veleni, le ripicche, i laceranti rapporti. Su questo scenario, come fantasmi, si muovono Irene Coleman, donna d'affari di grande successo nel settore dell'alta moda, divorziata con una figlia ventenne; la madre, Mina, vedova di un filandiere; la sorella minore, Delphine, sposata con tre figli; l'amante di Irene, Fraz Polonia, disincantato e cinico giornalista. Insomma, il pubblico è al cospetto di una famiglia Vip al gran completo, che sta per sfaldarsi. La griffe o il marchio di fabbrica, e quindi il possesso della maggioranza del capitale domina il pensiero di ciascuno, e, in questa situazione di stallo, di attesa e di isolamento, vengono fuori le frustrazioni, i sogni e le passioni di ciascuno. E il confronto tra i personaggi avviene attraverso un linguaggio fatto di sottile ironia, che porta lo spettatore a seguire lo svolgersi della vicenda con costante attenzione. Una vivace Valeria Valeri, dotata, come e più di sempre, d'una trasfondente simpatia, interpreta il ruolo della protagonista, ovvero quello della madre terribile, sempre pronta a mettere ciascuno al tappeto con le sue lapidarie frasi. A seguirla nella "continua lotta" di fatti e misfatti che ogni esponente della bella famiglia si rinfaccia, sono: Cinzia Sartorello, Domenico Brioschi, Simona Celi, Emanuele Arrigazzi. La regia, di Giuseppe Cairelli, è attenta e curata. Nello spettacolo, infatti, non mancano estemporanei colpi di scena ed inimmaginabili accadimenti. Le musiche di fondo sono di Ottavio Sbragia e la scena è di Alessandro Chiti. Autori del testo sono Claude D'Anna e Laure Bonin, più che noti in Francia come sceneggiatori di film e di serial televisivi. Sono qui alla prima prova col teatro e il successo non è certo mancato, a tener conto che la loro commedia ha tenuto cartellone a Parigi per oltre due anni.

Donatella Veneziani - AVANTI! - 8 Dicembre 2003.


 



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