RASSEGNA
STAMPA DELLO SPETTACOLO "IL COLLEZIONISTA"
Quella
strana collezione del pittore fallito
Il Festival di Asti, oltre all'atteso e crudo "East"
di Steven Berkoff e a qualche spenta novità
nazionale, ha riportato alla ribalta in lingua italiana
un periodo della drammaturgia inglese di cui ci
eravamo quasi dimenticati. Gli "Angry young
men", ricordate?, gli "arrabbiati"
degli anni tra il Cinquanta e il Settanta, quando
sulle locandine di mezzo mondo comparivano i nomi
di Osborne, Pinter, Arden, Wesker e altri: tra i
quali Peter Shaffer, autore del celebre Amadeus
nonché di Black comedy e Equus, applaudite
anche in Italia. Non a lui, ma al fratello Anthony,
si deve la commedia Murderer, arrivata ad Asti al
Teatro Politeama, per la prima volta in Italia,
con il titolo Il collezionista. Collezionista, si,
ma di che? Francobolli? Conchiglie? Catenine? Neanche
per sogno. E nemmeno di quadri, sebbene lui, Norman,
sia un pittore, ma senza successo: cosicché
si convince che se famoso non è riuscito
a diventare per i suoi oli e i suoi acquerelli,
famoso (o almeno famigerato) potrebbe diventare
per i suoi delitti....
E da qui in avanti non conviene dire altro, visto
che la commedia è un giallo a pieno titolo,
ma che dico?, un thriller, di cui sarebbe poco gentile
svelare il finale. E' il caso, invece, di rilevare
la gradevole scioltezza dello spettacolo, così
come l'ha messo in scena Giancarlo Zanetti, assumendosi
anche l'onere di impersonare, con delittuosa simpatia,
il paranoico Norman, accanto al quale si ammira,
tra gli altri, la moglie di Laura Lattuada. Il tutto
nella bella scenografia di Nicola Rubertelli e con
l'accompagnamento delle efficacissime musiche di
Ottavio Sbragia.
Carlo Maria Pensa - FAMIGLIA CRISTIANA.
Successo
all' "Erba" della commedia di Anthony
Shaffer
Provate a ridere con un collezionista di delitti
"Il collezionista" di Anthony Shaffer
(da non confondersi col più noto Peter) è
una commedia ingegnosa, quasi al limite dell'arzigogolo
che, per fortuna, viene disinnescato da una massiccia
dose di ironia. Quando la vedemmo per la prima volta
in scena, al Festival di Asti nel '99, ci aveva
lasciati tiepidi. L'abbiamo rivista l'altra sera
al Teatro Erba e ci siamo riscaldati. Se non siamo
cambiati noi, di sicuro è cambiato lo spettacolo.
Giancarlo Zanetti regista e protagonista gli ha
riservato quelle cure di cui, due anni fa, era stato
piuttosto avaro. Ha cambiato il cast, chiamando
Maurizio Marchetti per la parte di un sergente di
polizia molto simile al tenente Colombo (stesso
impermeabile, stesso sigaro, stessa casualità
dimessa). E così Zanetti ha potuto rivelare
la stratificazione e la complessità che sorreggono
il gioco di Shaffer. Ha mostrato le tinte di un
gioco che sembra appartenere al giallo e persino
al grand-guignol, ma in realtà ha per obiettivo
l'esiguità psicologica di un pittore che,
in crisi artistica e coniugale, pensa di conquistare
un posto nella storia (e nei giornali) commettendo
un delitto clamoroso. In fatto di ammazzamenti sembra
sapere tutto. Anzi è divenuto un vero collezionista
di atroci fatti di sangue. Per prepararsi all'evento,
fa delle prove con la bellona con cui vorrebbe sostituire
la moglie. Ci mostra la profondità cui potrebbe
giungere la propria efferatezza. Ma gioca, il ragazzaccio.
Se ne rende conto anche il poliziotto chiamato da
una vicina impicciona. Non sa, l'onest'uomo, che
il pittore sta attuando la tecnica di Pierino quando
grida "al lupo". Infatti......
Dobbiamo continuare? La parte finale del "Collezionista"
sorprende quanto la prima, e dobbiamo sottolineare
la coerenza e la stringatezza della messinscena
e dell'interpretazione. In quella casa che Nicola
Rubertelli ha visto simile ad un laboratorio di
macelleria, con quel bagno a tempietto greco che
è casa nella casa, vero luogo della fantasticheria,
lì, tra vasche da bagno, stufe, divani, manichini
sanguinosi, il delitto diventa un tema col quale
si può rabbrividire, ma del quale si riesce
anche a ridere, come ha fatto il folto pubblico
della prima.
Osvaldo Guerrieri - LA STAMPA - Giovedì
8 Febbraio 2001.