Testo raro e "inedito"
della produzione brechtiana, La vita reale di Jakob
Geherda racconta la storia semplice del secondo cameriere
di un tristo albergo di provincia alle prese con la
propria coscienza di uomo del Novecento. Jakob Geherda
guarda le miserie del mondo e sogna di mutarlo con
una rabbia che pare incontrollabile ma finendo sempre
per esser vinto dalla colpevole debolezza di chi in
fondo si accontenta dello stato delle (proprie) cose
e "fa spallucce". Un testo indeciso tra
il vaudeville, la sceneggiata napoletana e il dramma
romantico d'amore e d'avventure, sospeso tra realtà
e sogno, in disequilibrio ideologico tra il dovere
di dire la verità sempre e il proprio tornaconto
esteriore.
Guardando sotto i panni da cameriere di Jakob Geherda,
sotto la sua miserabile vita reale, si vede quello
che resta quando anche l'ultimo sogno testardo sfuma
alla luce cruda della ragione degli altri. Se il sogno
in questo mondo è ancora un errore, quando
anche l'ultimo errore sarà consumato, siederà
davanti a noi come compagno il nulla. Sognare, allora
come oggi, vuol dire sottrarsi alla lotta reale per
la giustizia, per la verità, per la bellezza
interiore. E chi non partecipa alla battaglia, si
sa, parteciperà alla disfatta. Ma questo
è solo il senso apparente di questo pezzo,
la voce della sua contrarietà, della sua rivolta
di fronte alla miseria morale e materiale della realtà
sociale. Per noi questo atto, dimenticato forse dal
suo stesso autore, contiene un messaggio netto che
riguarda la nostra attitudine ed eccita la nostra
volontà: pensare il teatro oltre le sue forme,
come atto di testimonianza giurata, organica e vissuta.
Parola fisica ancora in grado di cambiare il mondo,
fosse anche quello privato di un solo spettatore.
Infatti i nostri sogni, così diversi da quelli
di Geherda, hanno però a che fare con la stessa
realtà. Vorremmo anche noi sottrarci alla presa
mortale del finto mercato, fuggire verso il nostro
pubblico, tornare avendo riconosciuto le cose nascoste
e quelle dimenticate, avere un nostro sipario, vendicare
i fantasmi, le malinconiche e sorridenti presenze
di un teatro che non c'è più, o di un
teatro che non c'è ancora, se non nella memoria
tenace, se non nella nostalgia del futuro. Vogliamo
così imparare ancora, anche da Geherda, a non
vivere sognando nella supina routine di un mestiere
degradato, cercando a testa bassa un po’ di
gaudio nel male comune; ma lavorare per una nuova
eccellenza, un cavalierato di strada, costruito nella
coerenza, incarnato, orale, resistendo all'inanità
della vita materiale, cerandovi altre vie per un mondo
perfettibile, un mondo dove a tutti tocchi, almeno
una volta, una razione di felicità.
Giancarlo Sammartano
La Compagnia Teatrale LA BOTTEGA DEL PANE
è nata nel 1996 a Siracusa per volontà
di un gruppo di Allievi e Maestri del corso 1994/96
della Scuola di Teatro Classico "Giusto Monaco"
dell'Istituto Nazionale del Dramma Antico (I.N.D.A.).La
Compagnia prende il nome dal frammento di Bertolt
Brecht La bottega del pane, il primo spettacolo realizzato
e premiato al Festival di Città di Castello
nel 1997. Gli attori della Bottega del Pane lavorano
insieme da nove anni, avendo partecipato in gruppo
già dal 1995, prima di costituirsi in Compagnia,
alle produzioni estive dell'I.N.D.A nei Teatri Antichi
di Siracusa, Segesta,Ostia Antica, Morgantina.Produzioni
di rilievo della Compagnia (25 titoli in 7 anni per
circa mille repliche) sono state, negli ultimi anni,
le commedie classiche realizzate presso i Teatri Antichi
e i Siti Archeologicie Monumentali di Segesta, Morgantina,
Ostia Antica, Aquileia, Palazzolo Acreide e Pollina:
1998, Anfitrione e I Due Fratelli Gemelli di Plauto;
1999 Le Donne al Parlamento di Aristofane; 2001 Rudens
di Plauto; 2002 Ilio.Il Racconto della Guerra di Troia;
2003 Le due Bacchidi di Plauto; e le produzioni invernali
Un giorno, quando ne avremo il tempo da Bertolt Brecht
(Teatro Valle di Roma, maggio 2000); La gaia morte
di Nicolaj Evreinov;Vengono. Ombre lunghe del Novecento
(Rassegna ETI "Maggio cercando iTeatri");
La vita reale di Jakob Geherda di Bertolt Brecht;
Lascia l'ultimo ballo per me da Pier Paolo Pasolini
(Teatro India di Roma, settembre 2001). La Compagnia
è riconosciuta e sostenuta dal Dipartimento
dello Spettacolo della Presidenza del Consiglio dei
Ministri. Direttore artistico è Giancarlo Sammartano,
noto regista oltre che docente presso il DAMS dell'Università
di Roma III.