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RITAGLI STAMPA SULLO SPETTACOLO
"LA FORTUNA CON L'EFFE MAIUSCOLA"


Il testo di Eduardo & Curcio al Quirino

La chimera Fortuna

Verve, comicità e saggezza napoletana nello spettacolo di e con Luigi De Filippo


Ha quasi 70 anni, La fortuna con la effe maiuscola di Eduardo De Filippo e Armando Curcio. Ma, come recita il titolo di un’altra pièce di famiglia, “non li dimostra”. Per questo Luigi, il figlio di Peppino, a propria volta autore, attore e capocomico, ha deciso di riproporre in tutta la sua freschezza il testo dello zio, in scena al Quirino fino al 25 aprile.
L’argomento è palese: la volubilità della sorte. Un poveraccio accetta di riconoscere un figlio non suo in cambio di poco, giocandosi l’eredità di un fratello emigrato che si è arricchito ed è morto all’estero. L’esistenza di un rampollo dell’erede prevede infatti che l’intera somma passi interamente al ragazzo. Che fare? Il gabbato mette in campo l’astuzia, si guarda intorno e agisce. Ma l’esito è paradossale: lo “sfortunato” conserva l’eredità, finisce in carcere e riesce addirittura a vivere la prigione come una vacanza, un diversivo rispetto al grigio tran tran quotidiano. Luigi e la sua giovane compagnia non si limitano a mettere in scena la commedia così com’è. La farciscono di nuove situazioni, di scene e scenette che citano altri testi famosi o popolari, di tipi esilaranti e riconoscibili che aumentano il tasso di comicità delle già comiche questioni, quasi mai cadendo nell’esagerazione caricaturale.
De Filippo, nella parte di Giovanni, tocca corde diverse, l’umoristica, la patetica, l’introspettiva, la filosofica… Così, pur facendo divertire il pubblico in modo pieno e aperto, alla partenopea, riesce a riservare alcuni momenti alla riflessione sapienziale, anche’essa tipica del teatro napoletano. In platea arriva tutto con immediatezza e semplicità. Arrivano Giovanni e la modestia della sua esistenza al fianco della moglie Cristina e del nipote di lei, il tonto Enricuccio; la necessità di legittimare Sandrino, che cerca un padre per sposare una ragazza piena di soldi; lo spauracchio, cancellato dal baratto, di un debito cui mai si riuscirebbe a far fronte; la pesantezza della sfiga quando Enricuccio riceve prima di Giovanni la comunicazione dell’eredità e, muto per la sorpresa e la paura, non riesce a riferire in tempo utile allo zio, cioè prima dell’affiliazione di Sandrino, la clausola capestro…
L’estimatore avrà modo, assistendo allo spettacolo, di uscirne contento.

Rita Sala – Il Messaggero – sabato 10 aprile 2010


L’ATTORE
Borgio: Luigi De Filippo magistrale

L’artista applaudito nell’ottima prova de “La fortuna con l’effe maiuscola”
Si è intrattenuto in un simpatico fuori programma, recitando poesie e scherzando sul ruolo dell’artista e sulle scaramucce tra moglie e marito, con il pubblico che gremiva piazza S. Agostino mercoledì sera per la prima nazionale di “La fortuna con l’effe maiuscola” al Festival di Borgio Verezzi.
E’ Luigi De Filippo che, ricevuto dal padre Peppino il testimone per portare in scena il repertorio dei De Filippo interpreta magistralmente il ruolo del protagonista, Giovanni Ruoppolo. Dopo un’esistenza di miseria è davvero una fortuna “sfacciata” quella che si abbatte sulla famiglia Ruoppolo: per una clausola testamentaria, Giovanni non potrà infatti ereditare i milioni del fratello nel caso abbia un figlio legittimo come scopre appena dopo aver riconosciuto come suo, per sbarcare il lunario, un’arrogante baroncino figlio di padre ignoto.

“La fortuna con l’effe maiuscola”, commedia scritta a quattro mani da Eduardo De Filippo e Armando Curcio e in scena fino a stasera, ha inaugurato brillantemente la sezione del festival dedicato alla cultura napoletana.
“Queste commedie sono sempre attuali perché parlano dei problemi della famiglia”, commenta De Filippo nella chiacchierata con il pubblico. Il microcosmo familiare come sintesi della società e delle sue tensioni è il grande protagonista del teatro di Eduardo: ecco che il ruolo di capofamiglia induce Giovanni a rimproverare la moglie Cristina (Stefania Ventura) per aver dilapidato la sommetta tanto sudata saldando i creditori; ed ecco che Giovanni crede con delicata ingenuità e malcelato orgoglio, che i maldestri tentativi del figlio adottivo Erricuccio (Paolo Pietrantonio, efficacissimo nel rappresentare le nevrosi del ragazzo e nell’adombrarne l’handicap nell’ottusità) di mandare a monte l’affare con il barone siano dettati da amore filiale.

Alle dinamiche della famiglia si incrociano quelle del condominio in una vivace carrellata di caratteri tipici della commedia napoletana: la portiera impicciona, la moglie infedele, l’avvocato senza scrupoli tessono trame parallele che ingarbugliano la matassa della vicenda con inattesi colpi di scena, primo fra tutti il mutismo da shock conseguente al violento rendez-vous tra Erricuccio, latore dei messaggi di donna Amalia all’amante, e il marito di lei.
Spumeggiante e divertente, la commedia non è priva di pathos: l’espediente di Giovanni per rientrare in possesso dell’eredità, ossia denunciare il proprio falso in atto pubblico e godersi l’agiatezza in carcere, è sì rivincita contro i soprusi della società (e del destino), ma anche ennesima sconfitta di un reietto; dalle inferiate che circoscrivono il misero appartamento dei Ruoppolo alle sbarre della prigione il passo non è così lungo. E la tanto agognata ricchezza che circola nella pièce comporta un prezzo da pagare: agiatezza e serenità raramente stanno insieme, sembra dirci l’autore.

Irene Liconte – Corriere Mercantile 31/07/2009


Borgio Verezzi applausi alla commedia “La fortuna con la effe maiuscola”
Luigi De Filippo, bis con poesie

Alla fine delle oltre due ore di spettacolo, mentre ancora la platea lo stava applaudendo con calore, si è fermato un attimo per ringraziare il pubblico e gli organizzatori <<per l’invito a questo prestigioso Festival>> e poi, per altri venti minuti, ha offerto un gustoso dopo-teatro in cui ha alternato il racconto di aneddoti alla declamazione di sue poesie, o meglio “pensieri intervallati qua e là da punti e virgole”, come le ha spiritosamente definite.

E’ stata una serata trionfale, per Luigi De Filippo, quella del debutto (suo e dello zio Eduardo, autore mai rappresentato prima a Borgio Verezzi) in piazza Sant Agostino con “La fortuna con la effe maiuscola”, commedia accolta con risate e battimani dagli spettatori. E il “feeling” che si è creato con questo grande artista lo ha portato a concedere un insolito bis, molto gradito perché tutti sono rimasti incollati alle poltrone, nonostante fosse ormai passata la mezzanotte.

“E’ il teatro dei De Filippo, il mio teatro. Piace ed è sempre attuale, perché parla della famiglia, dei rapporti tra marito e moglie o tra genitori e figli”, sorride De Filippo, che in camerino riceve moltissimi complimenti, tra cui quelli di Giuseppe Ferrazza, commissario del Carlo Felice di Genova.
Mentre la gente sfolla, si odono molti elogi nei confronti dell’attore e regista e della sua affiatata compagnia: tra i più lodati Paolo Pietrantonio per la sua felice caratterizzazione di Erricuccio.
Stasera alle 21.00 l’ultima replica, anch’essa all’insegna del pienone.

Augusto Rembado – La Stampa 31/07/2009


Dal sito Teatro.Org - Il portale del Teatro Italiano
La recensione di Angela Cotugno


In una chiave registica brillante, divertente, moderna e priva dell'introspezione malinconica Eduardiana, assistiamo all'interpretazione da parte di Luigi De Filippo, di Giovanni, protagonista de "La Fortuna con l'effe maiuscola", capolavoro di Eduardo de Filippo e Armando Curcio. Giovanni vive in miseria con sua moglie Cristina e suo figlio adottivo Erricuccio in attesa che per loro cambi la sorte.
Ma, purtroppo, egli è perseguitato da un destino ostile e beffardo che trasforma quello che per lui potrebbe rappresentare il colpo di fortuna, legittimare un falso figlio per centomila lire, in una enorme disgrazia: lo stesso giorno, appunto, gli viene comunicata la notizia di una grossa eredità che egli potrà riscuotere solo in caso di mancata progenie. Si arriva così, dopo accadimenti vari ed esilaranti colpi di scena, alla conclusione che, nella vita, la fortuna, prima o poi, presenti un conto al quale non ci si può sottrarre e che, quella con la effe maiuscola, si debba pagare con un grande "sacrificio" che il nostro protagonista è sicuramente pronto a fare a beneficio di tutta la famiglia.
Il lavoro, scorre piacevole e ritmato. Particolare l'interpretazione di Paolo Pietrantonio, di Erricuccio, che privato dell'ingenuità e la dolcezza che definivano il personaggio eduardiano, si caratterizza più affine ad un furbo bambino moderno, un po' irruente che, invadendo di continuo con carica e grinta, regala al pubblico svariati
momenti di comicità. Si distinguono, inoltre, nel brillante cast, le interpretazioni di Luca Negroni che dà vita ad un impeccabile, giovane, rampante notaio, Giorgio Pinto in un effervescente e vivace avvocato, di una brava e prorompente Marianna Mercurio nei panni di Amalia, bella e giovane adultera, di un irreprensibile Alberto Pagliarulo perfetto nel ruolo di un benevolo dottore carico di umanità, mentre aleggia su tutti, la rassicurante presenza di Luigi De Filippo che, portando in scena questo ennesimo personaggio, regala ai presenti, ancora una volta, la gioia e l'emozione di veder rivivere sul palcoscenico un pezzo della storia del Teatro; la gloriosa famiglia De Filippo che tanto lustro ha dato alla scena napoletana, italiana e mondiale.

Visto il 13/11/2009 a Napoli (Na) Teatro: Delle Palme





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