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Progetto U.R.T. – COMPAGNIA JURIJ FERRINI

presenta

La Locandiera

di Carlo Goldoni

con

Jurij Ferrini, Massimo Boncompagni, Roberta Calia, Andrea Cappadona, Rosario Petix, Claudia Salvatore, Wilma Sciutto, Angelo Tronca

Ideazione scenica e Regia

Jurij Ferrini

L’opera è senza dubbio uno degli indiscutibili capolavori goldoniani e a noi offre ancora una volta un canovaccio in lingua italiana – è un sollievo per un attore recitare talvolta senza il filtro di una traduzione – una lingua italiana particolare, ricca, calda, vitale, piena di sapore come lo è la cucina tradizionale del nostro paese e nello stesso tempo leggèra e speziata (al rosmarino direi) spesso estremamente elegante; in questo senso, nel senso della ricerca delle sonorità linguistiche, il nostro lavoro - che tenta di equi-distanziarsi dall’italiano disinvolto e annacquato che ogni giorno la televisione ci propina e da ogni manierismo teatrale – ritrova in questo testo un materiale ricco di spunti comici e di improvvise virate ritmiche, di altalene melodiche e movimenti rapidi. Un gioiello.

Ma il grottesco ha sempre qualche aspetto fosco e qualche pennellata pesante e infatti non tutta la storia appare lieve. Mirandolina si fa prendere la mano dal gioco che a tratti diventa crudele e la storia si chiude con un “non-lietofine”: il cavaliere maledirà le donne sopraffatto dal dolore per un amore non corrisposto. Se si prende questo come un gioco spensierato si può ritenere si tratti di una semplice questione di orgoglio ma a ben vedere la passione amorosa è nella vita una faccenda molto seria e prendendo alla lettera le cocenti vampate di desiderio del cavaliere per la provocatoria sensualità della locandiera si può immaginare quale emozione violenta possa muoversi nel suo petto e nel suo ventre.

Dalla cronaca apprendiamo che oggi cresce il numero dei single di entrambi i sessi. Questo la dice lunga sulla attualità di questa opera così solo apparentemente giocosa.

C’è da dire che quando si da una spolverata al grande libro del teatro di Goldoni e si tolgono di mezzo le ragnatele dei goldonismi, dei vezzi e delle noiosissime maniere teatrali resta in mano un  teatro vivo, pulsante e così vero da far impallidire. Caso vuole che come regista io sia giunto a Goldoni subito dopo Cechov: ebbene non ho sofferto alcun salto stilistico, se non fosse per il linguaggio stento a vedere qualunque differenza. Senz’altro non ne trovo alcuna in senso metodologico ossia affronto Goldoni e Cechov nello stesso esatto modo.

Questo spettacolo è un work in progress sulla spassosa commedia di Carlo Goldoni. Il lavoro su questo testo ci ha riportato concettualmente alla continuazione di ciò che era nato con la nostra fortunata Mandragola, spettacolo che superò le 170 repliche riscuotendo grande successo in tutta Italia poggiando solo sul potere evocativo del linguaggio e la precisione del gesto (gli attori recitavano in jeans) ma in questo caso il punto di partenza è stato opposto: siamo partiti da uno spettacolo che – rapportato alle nostre possibilità economiche – era assolutamente “ricco” e completo di scene, costumi e attrezzeria per poi giungere recita dopo recita ad eliminare tutto ciò che era inutile all’azione.

Procedendo in questo modo ho potuto accorgermi che l’azione in Goldoni è sì primaria, ma solo per essere continuamente interrotta da ciò che accade ai personaggi e alla fine la parola e il dialogo prevalgono. Così ora abbiamo accantonato molti arredi e orpelli vari e cerchiamo di snudare il percorso, di scarnificare il senso del testo e mostrarne l’ossatura. Ne risulta a mio avviso uno spettacolo provocatorio che non perde nulla del suo potenziale comico.

Jurij Ferrini

 

 

Durata dello spettacolo: 100 minuti + intervallo

 

Distribuzione: Stefano Pironti - Tel. 06.99709579 - 3476612074
Disponibilitą:  da dicembre 2010
mail distribuzione@chiediscena.it

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