Il Macbeth di William Shakespeare è la produzione che il progetto U.R.T. ha prodotto in collaborazione con il Teatro Regionale Alessandrino per l’inizio della stagione 2008-2009.
Il Macbeth nasce dal progetto UNA STAGIONE IN VIAGGIO, nel decimo anno di attività del gruppo, che per noi rappresenta un ritorno ad un teatro “di crisi”, ma non per questo meno affascinante, in cui una stessa compagine di attori affronta un repertorio di opere da poter rappresentare sera dopo sera a rotazione in diversi teatri di altrettante città o paesi. Questa è stata la nostra risposta attiva alla “crisi” del teatro che offre sempre meno spazio a compagnie che, come la nostra, sono effettivamente “di giro” e portano avanti una tradizione italiana che ha radici molto antiche.
L’opera è senz’altro uno dei capolavori Shakespeariani, una storia così fosca ed emozionante da aver raccolto negli anni su di se persino il pregiudizio di essere segnata dalla cattiva sorte. La sorte e il destino sono infatti il perno su cui poggia l’intera opera: un uomo, un guerriero, Macbeth, combatte contro un destino inevitabile incatenato dalla sua ambizione per un braccio e dalla sua coscienza per l’altro. E’ un uomo nuovo, un eroe moderno che segue figure come quella del principe Amleto e che si pone, almeno nella prima parte, interrogativi assordanti sulla sua coscienza in contrapposizione alla sua ambizione, ambizione che lo spingerebbe a macchiare le sue mani di sangue per ottenere ciò che il destino gli ha posto di fronte attraverso la profezia di tre streghe: Macbeth un giorno sarà re. Da quel momento, pungolato dalla straordinaria figura della moglie, la celeberrima Lady Macbeth, spinge il destino a compiersi e affonda nel sangue fino alla prevedibile disfatta finale.
Con gli attori abbiamo lavorato in diverse riprese per questa messinscena e molto spesso in spazi aperti e suggestivi, un cimitero sconsacrato, boschi impervi, allo scopo di far sì che i rumori del bosco, il silenzio delle pietre, il movimento dell’aria, l’energia vocale e fisica che si sprigionano lavorando in un luogo aperto, entrassero “sotto la pelle”, costituissero una esperienza da restituire poi su un palcoscenico tradizionale.
Provando lo spettacolo, sviscerando il testo e l’azione, mi sono reso conto che in fondo esiste persino un forte umorismo nero e sinistro in quest’opera, umorismo che nella mia fantasia mi riporta a quella tradizione inglese delle dark commedies, filone che fu la base di tanta produzione artistica di quel fervido paese e che arrivò a lasciare tracce più che evidenti nei film di Alfred Hitchcock.
La leggerezza nella tragedia porta ad uno sguardo delicato e divertito, se non propriamente umoristico, sul dipanarsi della trama. La sfida di far arrivare al pubblico questa storia senza appesantirla mi appassiona; del resto questo è il teatro che pratico da un po’ di anni, senza sofismi intellettuali e orpelli visivi, nella semplicità e nell’immediatezza della recitazione.
Jurij Ferrini
Durata dello spettacolo: 100 minuti + intervallo
Video promo di MACBETH su YouTube
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