Un grande orologio chiude e invade la scena, firmata da Claudia Cosenza, a ricordare la maniaca ossessione per l’organizzazione e i tempi di uno dei protagonisti, ma anche come sia impossibile pretendere di far funzionare la vita come un orologio.
Se un semplice e tradizionale triangolo amoroso finisce per rompere gli equilibri, un doppio triangolo finisce invece per rivelare un proprio equilibrio. E’ quel che capita a Ruggero e Gemma, coppia con figli grandi e ormai in crisi per abitudine e per paura dell’età che avanza (<<Credevo i quarant’anni durassero per sempre>>, dice lui), con il primo che va a letto da tempo con la migliore amica della moglie, Marianna, mentre la seconda sceglie, per vendicarsi di ciò che suppone, un uomo sconosciuto, e si ritrova tra le braccia di Edoardo, un amico di lui. Questo sino a metti una sera, a cena, quando tutti si ritrovano assieme e c’è chi non regge più tensione e finzioni e chi fa propria <<La verità vi prego sull’amore>> di Auden. E’ così che Lorenzo Gioielli, autore e regista, costruisce un bell’elogio dell’amore coniugale, con tutte le contraddizioni, gli errori, gli sbandamenti propri dei nostri tempi. Lo fa con una verve comica priva di sorprese, ma soprattutto immersa eccessivamente nel quotidiano, a cominciare dal linguaggio, troppo vicino al parlato, anche se è forse questo dato mimetico, quello televisivo in cui tutti si riconoscono, che coinvolge la platea (dopo la Sala Umberto questo <<Non c’è tempo, amore>> si replica al teatro Cassia sino a domenica), che alla fine non smette di applaudire Blas Roca Rey, il marito con sempre la tabella in mano, Edy Angelillo, moglie insofferente, Andrea Lolli, medico marpione, e Amanda Sandrelli, amica e amante istintiva, dai sentimenti e le logiche elementari e quindi spiazzanti.
Paolo Petroni – Corriere della Sera – martedì 20 aprile 2010
Il testo di Gioielli
“Non c’è tempo, amore” per capire e per capirci
Lorenzo Gioielli è doppiamente in scena a Roma: firma la regia di Agostino, di Massimiliano Bruno, con Rolando Ravello (al Piccolo Eliseo fino al 18 aprile) e quella di Non c’è tempo, amore, la commedia che ha scritto per il quartetto Amanda Sandrelli, Edy Angelillo, Blas Roca Rey, e Andrea Lolli (al Teatro Sala Umberto, sempre fino al 18 aprile).
Minimalista, ma con la tentazione di volare alto, verso l’oggettività di sentimenti e situazioni, Non c’è tempo, amore intreccia incontri e dialoghi di una coppia e due single. Vale a dire: Edoardo (Lolli), scapolo, medico dotato di poteri paranormali che gli consentono di leggere il pensiero di pazienti ed interlocutori, intreccia una relazione clandestina con l’unica persona di cui non riesce a decifrare la mente, Gemma (la Angelillo). La quale (ma lui non lo sa) è la moglie del suo amico Rudy, accusato dalla consorte di satiriasi perché frequentemente dedito all’eros, legittimo e non. Non a caso, Rudy fa l’amore il più spesso possibile con Marianna (la Sandrelli), maestra d’asilo un po’ stupidina di cui però è davvero innamorato. Risulta cruciale, persino risolutiva, una cena (in casa di Rudy e Gemma) che fa cadere molte barriere, molte cautele, molti equivoci.
Il Gioielli drammaturgo affastella frustrazioni e fragilità dei 40-50enni nei quattro caratteri a disposizione: la paura del tempo che passa di Rudy, l’afflato sensuale in Gemma, lo spaesamento di Edoardo, l’euforia sentimentale di Marianna. Non sempre però riesce a trarre, dal caso singolo, materia, toni e spunti per farne un oggettivo ritratto generazionale. Né l’aiutano le scelte registiche, che isolano i personaggi in monologhi-soliloqui solo a tratti chiamati a diventare dialogo, discorso, gruppo, scambio fisico e psichico, azione, insomma. Lo sguardo del metteur-en-scène è, in sintesi, cinematografico, punta ai primi piani che si allargano ai totali, ma viene inesorabilmente penalizzato dalla differenza fra cinema e teatro. Lo spettacolo regala comunque al pubblico battute divertenti, spunti tragi-comici, risate.