E’ una
commedia che deriva dalle novelle “La Signora
Speranza” e “Non è una cosa
seria”. Fu rappresentata per la prima volta
al Teatro Rossini di Livorno, il 22 novembre 1918,
dalla Compagnia di Emma Gramatica.
La trama si basa sulla paradossale
decisione presa da Memmo Speranza, dongiovanni
impenitente, di prendere moglie per non correre
il rischio di sposarsi: vale a dire contraendo
un matrimonio apparente, valido solo sul piano
giuridico. Il singolare espediente eviterà
infatti a Memmo, appena scampato alla morte nell'ennesimo
duello con un "mancato cognato", ulteriori
rischi matrimoniali, con relative complicazioni,
vista la sua natura volubile che lo porta ad innamorarsi
con estrema facilità ma poi, altrettanto
rapidamente, a stancarsi del rapporto.
La moglie prescelta è
Gasparina, proprietaria di una pensione, donna
umile e sottomessa, convinta di non esercitare
nessuna attrattiva sugli uomini. E se per Memmo
il matrimonio con Gasparina non è certo
una cosa seria, è serissimo il patto che
stringe con lei di consentirle una vita serena
e agiata in una casetta di campagna di sua proprietà,
sottraendola alle fatiche della pensione.
La volubilità di Memmo
lo porterà, alla fine, ad innamorarsi di
Gasparina che, da donna insignificante e trasandata,
è diventata bella e desiderabile. Egli
si rende conto, dopo aver rincorso donne superficiali
e leggere, che vale la pena di trasformare quel
matrimonio in una cosa seria.
Lo spettacolo
ha debuttato mercoledì 18 maggio 2005 al
Teatro Vittorio Emanuele di Messina