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RASSEGNA STAMPA DELLO SPETTACOLO "OPERA BUFFA"

Piera degli Esposti porta al successo "Opera buffa!"
Una Rachele per Benito

Lungamente ho aspettato questo giorno; un giorno in cui smentire i soliti piagnoni che dicevano: "Non c'è più una Anna Magnani, s'è perso il modello". Ebbene, il modello c'è ancora, e gli scettici non debbono far altro che andare a teatro per ritrovarlo in Piera degli Esposti: è lei la grande attrice tragicomica che aspettavamo. E' una confortante lucetta nel buio: a dispetto dei tempi calamitosi che viviamo, Piera degli Eposti e gli altri attori della "Famiglia delle Ortiche" sono riusciti a divertire e appassionare per due ore una platea che sul principio era piuttosto pensosa e gelida. La commedia messa in scena con la estrosa regia di Cherif è "Opera Buffa!" dell'italo-britannico Michele Celeste. Si tratta di una rivisitazione ironica di quel periodo tumultuoso che il nostro Paese ha vissuto fra il 1943 (Repubblica di Salò) e il 1957, la stagione della fragile democrazia e della faticosa ricostruzione. Ma sullo sfondo della guerra universale, ora calda ora fredda, si staglia, come in un'operetta di Franz Lehar, il "triangolo" piccolo-borghese del Duce, della sua sposa contadina Rachele e della giovane amante Claretta Petacci. In una grottesca girandola di inganni, di ripicche e di scene goldoniane, le due rivali si combattono fino alla tragedia di Piazzale Loreto; con quei due corpi appesi a un distributore di benzina, Benito e Claretta, che il partigiano Ferruccio Parri definì "una atroce esibizione di macelleria". Ma il fulcro dello spettacolo sta nella interpretazione che Piera degli Esposti fa del personaggio Rachele: un impasto di fierezza contadina e di astuzia machiavellica. Sono innumerevoli gli applausi a scena aperta che Piera strappa al pubblico, grazie a quella sua recitazione sincopata e a tratti isterica; quella sua maschera dura e insieme ammiccante, che fa pensare ad un Buster Keaton, se Keaton fosse nato femmina. Ci sono anche momenti di intensa commozione quando si scontrano le due rivali sulle rive lacustri del Garda: la sanguigna e spesso sboccata romagnola, Rachele, e la sognante Claretta, ingenua e patetica come un'eroina di fotoromanzo. In una felice commistione tra teatro "alla Brecht" e di "vaudeville", il regista infila dei cammei ironici e irresistibili, grazie a un cantante in frac che si esibisce nelle canzoni guerriere del Ventennio Nero. Come ad esempio "Io ti saluto e vado in Abissinia, cara Virginia, ma tornerò". Lo spettacolo é vivo, nuovo, pungente, addirittura catartico. La storia recente é rivista con un occhio critico ma imparziale, con il supporto di un linguaggio diretto, intriso di humour.

Nantas Salvalaggio- IL TEMPO- Domenica 23 Settembre 2001.

I complessi rapporti tra l' esuberante duce del fascismo Benito Mussolini e la moglie donna Rachele, sempre rimasta lontana dai fasti del potere e tenacemente fedele alla sua matrice contadina, hanno ispirato a Michele Celeste una commedia che fin dal titolo di Opera buffa! lascia trasparire una sottolineatura grottesca. Non per questo il racconto di Michele Celeste cede alla tentazione denigratoria, anzi a suo modo esalta la forte personalità della protagonista proposta in due momenti salienti della sua vicenda umana. Nell'allestimento tenuto a battesimo al Festival di Benevento, donna Rachele Mussolini entra in scena nel momento in cui, vedova ormai da dodici anni, riceve con tanto ritardo le tormentate spoglie del dittatore destinate ad essere inumate nella natia Predappio, senza la presenza di nessun "nostalgico". Alle sfuriate, contro il commissario di polizia incaricato della segreta consegna, si intersecano e si contrappongono i reiterati rimandi agli ultimi giorni della Repubblica di Salò con le furibonde scenate di gelosia di donna Rachele nei confronti della storica amante del duce, Claretta Petacci, di cui soltanto allora aveva scoperto l'annosa "liàison" con il suo Benito.
La regia del tunisino Chérif, ormai da parecchi anni operante nel nostro Paese, ha ambientato le due vicende in una rifuggendo da qualsiasi contrassegno realistico per utilizzare, viceversa, l'ingegnoso apparato scenografico di Andrew Bowen e di Alberto Giuseppini rivolto a conseguire giochi speculari di grande effetto. In un racconto che non pretende puntigliosa fedeltà storica e strizza l'occhio al pettegolezzo é una strepitosa Piera degli Esposti a dare tinte sgargianti al ritratto della sanguigna romagnola donna Rachele, che aveva sempre chiuso un occhio sulle innumerevoli avventure galanti del suo uomo ma che non poteva tollerarne una relazione stabile "da vecchio" con una giovane e fanatica rivale. Tra storia e gossip trovano spazio personaggi d'invenzione e fascisti d'epoca, a cominciare dall'infido ministro Buffarini il cui doppiogiochismo é messo alla berlina dall'attore Gianluigi Fogacci.

Gastone Geron - GENTE.

...E bisogna vedere la degli Esposti, gembiulone nero rurale-predappiano, cuore rosso cucito sul petto da romanzo popolare. Ciclone casalingo, polveriera che vomita improperi sull'odiata rivale...
...Il regista Cherif rende benissimo lo spirito da operetta familiare del testo in uno spettacolo costruito con acuto senso della drammaturgia; mentre nelle domestiche tenzoni galleggia impagabile la vena surreale di Piera degli Esposti, al culmine nella scena madre dello scontro diretto tra le due rivali.

Sergio Colomba- QN Quotidiano Nazionale (Il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno)-
Lunedì 10 Settembre 2001.


Mirabile Piera degli Esposti
"Opera Buffa!", ironia, tatto e delicatezza fra amore e politica.

Rachele Guidi Mussolini e la fase finale dell'epopea mussoliniana come non si era mai vista. Questo, in sintesi, il tema dell'opera teatrale "Opera Buffa!" di Michele Celeste per la regia di Cherif. L'azione giostrata tutta attorno alla figura di Donna Rachele, con il suo carattere grintoso, é un susseguirsi di volti e circostanze storico-romanzate rette e dirette da un unico vero intento: mascherare con il riso la drammaticità degli eventi. Mussolini come Napoleone grande uomo politico e militare prima, diviene oggetto, poi, di scherno da parte della stessa moglie che sottolinea più volte come al Duce non gli sia bastato di perdere una guerra mondiale, ma anche il senno innamorandosi di una giovane donna, Claretta Petacci. Gli specchi della scenografia danno profondità alle azioni e al messaggio che queste stesse vogliono trasmettere; le immagini coinvolgono maggiormente il pubblico nello svolgersi della trama. Bisogna tuttavia sottolineare, nonostante il tema trattato, come "l'arma segreta" del testo di Michele Celeste sia l'ironia, che con delicatezza e straodinario tatto va a toccare, senza mai essere oltremodo irriverente, le vicissitudini amorose e i drammi politici che si consumano in casa Mussolini. Tutto viene fuso, infine, dalla musica che sembra quasi voler entrare con forza nelle azioni per accentuarne la drammaticità a volte, la comicità più spesso. Nota di merito va sicuramente a tutta la compagnia, che ha saputo interpretare alla perfezione un testo che si distingue, nel panorama teatrale italiano e non solo; per un linguaggio incisivo e diretto allo stesso tempo: un linguaggio scaturito da una mescolanza dialettale anglo-italiana derivata dal genio di Michele Celeste, drammaturgo italiano da tempo radicato e affermato in Inghilterra.

IL SANNIO- Quotidiano- Lunedì 10 settembre 2001.

Quando donna Rachele si incontrò con Claretta Petacci

"Opera Buffa!" o forse farsa questa vicenda sentimentale che ha debuttato a Benevento. Importa rilevare che il gioco teatrale dell'autore, inquadrato tra pubblico e privato del Ventennio, ha senz'altro il merito di un certo ritmo, che diventa geniale drammaturgia nella scena in cui donna Rachele, forte della sua decisa personalità, costringe il poliziotto Agnesina ad aprire la cassa sigillata con i resti del Duce. Rachele insomma, in quest' "Opera Buffa!" emerge di continuo attraverso un intrecciarsi di pubblico e privato, sfiorando a volte una comicità isterica e truculenta. Ne esce assolta? Colei che interpreta in maniera profonda e limpida il suo ruolo, Piera degli Esposti, senz'altro si. E non potrebbe essere altrimenti, perché ormai sappiamo che l'attrice accetta una parte solo quando il personaggio l'affascina e la convince. Sullo stesso ragguardevole livello della protagonista agiscono e si distinguono gli altri attori, e di tanto affiatamento artistico va dato senz'altro merito alla sapiente regia di Cherif. Da tesi di laurea la scena di Andrew Bowen, che consente al pubblico di inquadrare personaggi e situazioni nei più diversi aspetti. Costumi ben fedeli al tempo e maltempo passato di Cabiria D'Agostino. Luci trasognate di Mario Feliciangeli.

Renato Ribaud- L'AVANTI- 25 Settembre 2001.

 



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