Perseguitati
e persecutori si ritrovano a "Orienti"
Insolita e benvenuta struttura, Orienti scritto
e diretto da Duccio Camerini è una saga teatrale:
uno spettacolo composto di tre episodi-serate che
danno luogo a storie contigue ma indipendenti, cui
lo spettatore può accedere senza obbligo
di cronologia. E' vero che la parabola completa
di quasi un secolo, dall' 800 al '900, inviterebbe
a un percorso d'ascolto lineare, ma lo sbarco in
Italia e l'integrazione d'un ragazzo montenegrino
che costituisce la prima parte "La Chiamata"
(1878-1911), lo scenario centrale comprendente la
guerra in Libia e l'emigrazione in America che ha
per titolo "Il Viaggio nella Notte" (1912-1939),
e la terza epoca battezzata "L'Alba" con
nodi che vengono al pettine e con un giallo di sentimenti
sociali (1940-?) sono effettivamente tessere autonome
di un mosaico su temi razziali, civili, politici
e di esodo il cui quadro è efficacemente
trattato per fenomeni portanti, per cicli, per stazioni.
Aleggia un comunicativo spirito shakespeariano,
nella tecnica dei sette attori (tutti anche musicisti
e marionettisti dal vivo) includenti lo stesso Camerini,
nel senso che le azioni ruotano contagiose attorno
a un carro-monolito in legno di Tiziano Fario munito
di botole. Encomiabile esperimento di lunga tenitura,
produzione della Casa dei Racconti, Orienti è
una galleria ruvida e popolare di ceti perseguitati
e persecutori, di identità intescambiabili,
di destini intrecciati, e la coesione degli attori,
il nomadismo dei personaggi, l'antieroicità
di questo tipo di teatro alimentano un piccolo serio
evento.
Rodolfo Di Giammarco - LA REPUBBLICA (Pagina
spettacoli Nazionale)
Lunedì 29 Dicembre 2003
CONSIGLI
Il buon teatro italiano? In cantina
Si è svolto qualche giorno fa, al Teatro
Vittoria, un convegno che si interrogava sulla crisi
della drammaturgia italiana. Titolo provocatorio,
naturalmente, perchè negli ultimi tempi giovani
e meno giovani autori sono vivi, vegeti e producono
testi piuttosto interessanti. E se c'è un
filo sottile che lega tra loro testi e autori molto
diversi è quello sguardo a ritroso nel tempo,
la ricerca della memoria, il bisogno di ritrovare
e riconoscere le proprie radici. Come fa, in maniera
esemplare, l'ultimo lavoro di Duccio Camerini, Orienti.
Già nel precedente Tribù Camerini
si era misurato con una prospettiva distesa nel
tempo, dai primi del Novecento agli anni Ottanta
circa, inseguendo le vite dei protagonisti lungo
quattro generazioni. Adesso rilancia e addirittura
triplica la partita che in Orienti diventa trittico
da vedere separato, alternato o per tre sere di
seguito. Un impianto drammaturgico complesso, ancora
una volta annodando le storie e i destini dei protagonisti
dal 1878 alla fine della seconda guerra mondiale.
Sempre con quel narrare partecipato e intenso che
caratterizza la recitazione dei suoi attori, ma
con cenni metafisici e metateatrali (l'uso dei burattini
come doppi dei protagonisti, il grande carrozzone
da circo che è il cuore del trittico, scenografia
mutante che partorisce storie e personaggi un pò
come l'Overlook Hotel di Shining produceva i suoi
fantasmi). Orienti è ambizioso, respira in
profondità e vuole dire molte cose, che nel
gioco apparentemente casuale e caotico della narrazione
finiscono per riannodarsi fra loro. Diversità
razziali, migrazioni da una terra all'altra e da
un'oceano all'altro, la Storia mescolata alle storie:
Camerini giostra con abilità i suoi fili..
Un' umanità sull'orlo di una crisi perenne,
dilaniata da istinti e passioni, incespicando dauno
squilibrio all'altro. E' la ricetta che Duccio utilizza
per mantenere desta l'attenzione, che mantiene,
comunque, una buona tenuta grazie all'ottimo cast
di musici-attori, del quale ricordiamo almeno, oltre
allo stesso Camerini, Francesca Rocca, Arcangelo
Iannace e Crescenza Guarnieri.
Rossella Battisti - L' UNITA' (Pagina Spettacoli
Nazionale) - Lunedì 29 Dicembre 2003
Quando
eravamo noi gli extracomunitari
Il racconto come recupero di un' identità
attraverso la propria storia, come affermazione
e scoperta di sè, è un pò alla
base del TeatroInAscolto di Duccio Camerini, che
arriva quindi naturalmente a questa trilogia dell'emigrazione,
dello spaesamento, dello scambio e perdita d'identità,
ma anche e soprattutto del percorso per riappropriarsene.
Si intitola "Orienti" ed è composta
di tre spettacoli distinti (uno al giorno per tre
giorni, poi ricominciando da capo) da potersi vivere
singolarmente, ma che raccontano un'unica storia,
con gli stessi personaggi, che nasce a fine ottocento
e arriva alla fine della seconda guerra mondiale.
La scena è sempre la stessa, un'enorme cassa
ideata da Tiziano Fario, una specie di mobile armadio
delle meraviglie, con mille sportelli e finestre
in cui può comparire New York mentre nevica
a Natale o alcune marionette, e dove trovano rifugio
i personaggi. Storie di quando eravamo noi "extracomunitari"
randagi e affamati, da quando si salpa su una nave
verso l'America sino al ritorno e a "L'alba"
(come si intitola questa parte finale) di una nuova
vita che riesce a riannodare i fili spezzati con
la vecchia, quando può chiudere i conti col
passato. Storie di bella invenzione, esemplari e
capaci di creare personaggi, come riesce a Camerini
con la finezza delle sue molte letture e di una
scrittura abile e attenta a avvenimenti e sentimenti
nell'intrecciare destini diversi lungo gli anni.
A dar loro vita con buon effetto e capacità
di coinvolgere sono un gruppo di attori, che non
si risparmiano e eseguono anche dal vivo le musiche
di Gianluca Cucchiara, tutti da applaudire assieme
allo stesso Camerini.
Paolo Petroni - CORRIERE DELLA SERA - Mercoledì
24 Dicembre 2003
Duccio
Camerini al Belli tra i conflitti del Novecento
C'è una cassa di legno con varie aperture,
finestrelle, ribaltine, siparietti per burattini,
nascondigli, al centro della scena nel nuovo allestimento
di Duccio Camerini, L'Alba, terzo spettacolo della
trilogia Orienti, ospitata al Teatro Belli fino
al 18 Gennaio. "Terzo" si fa per dire,
visto che i tre spettacoli vanno in scena contemporaneamente
e tra loro sono indipendenti, anche se legati dal
filo rosso dell'emigrazione e delle conseguenze
nate dai conflitti del secolo appena passato. Temi
cari al teatro, negli ultimi tempi, ma che il bravo
Camerini sa toccare e sviscerare con quella sua
particolare grazia nell'intrecciare i destini delle
generazioni, annodandoli e affidandone poi la chiave
di lettura ad un solo personaggio-simbolo, ad un
nome. Un'operazione riuscita anche con Tribù,
e che il regista sta abituando il suo pubblico a
capire ed amare. E' il nome, la sua importanza capitale
e/o la sua perdita di valore, il perno de L'Alba.
Ci sono Camillo e Akmel, Isolina e Jolanda, Fosco
e Galerio. Ci sono personaggi che sembrano sdoppiarsi
e germogliare in altri, vite che si accavallano,
scelte obbligate, richiami ai quali non si può
non rispondere. C'è una cittadina del Montenegro
e un paesino dell'Abruzzo, c'è Madame Chinoise
che ti aspetta nel foyer per offrirti un té
caldo aromatizzato alla cannella, c'è uno
strumento per ogni attore, una valigia kafkiana
piena di ricordi. Per questo il nome della compagnia
è la Casa dei Racconti, per questo le favole
che racconta parlano di tutti noi, per questo Orienti
chiede "Voi al posto di chi vivete?".
E soprattutto: sapete di vivere al posto di un altro?
Paola Polidoro- IL MESSAGGERO- Giovedì
13 Novembre 2003
"Viaggio
nella notte" un miraggio di felicità
Vi fa toccare con mano una saga, vi fa sentire la
musica zingaresca della vita, vi immerge in una
babele di parlate, vi riserva un'intimità
imbarazzante di contrasti, vi sintonizza con più
scenari della storia, e vi mette in naturale contatto
con ex clandestini, donne defraudate, cassamortari
con futuro da commercianti, prostitute, bellimbusti,
vedove, proletari e gente d' un mondo di Pellizza
da Volpedo in mutamento, "Il viaggio nella
notte", secondo episodio della trilogia di
(e con) Duccio Camerini al Teatro Belli. E' uno
spettacolo che vi ospita, vi blandisce, vi scuote,
vi immalinconisce, vi fa sentire appena un miraggio
di felicità e ovunque vi racconta un'odissea
di baratti di nome e di memorie. E' un lavoro che
inizia confortando il pubblico in una sorta di tendone
con generi coloniali e sonori, che propone attori
recitanti abbandoni e sofferenze per voce e per
strumenti (partiture di Gianluca Cucchiara), invadendo
ogni spazio, o avendo per fulcro un monolite di
legno elisabettiano (di Tiziano Fario). Gli scarrozzanti
tutti bravi sono Camerini, Cellini, Guarnieri, Natali,
Iannace, Rocca, Passaro.
Rodolfo Di Giammarco- LA REPUBBLICA -Venerdì
14 Novembre 2003
Duccio Camerini si conferma in questo momento forse
il miglior affabulatore del teatro italiano, con
un magistrale uno-due: alla Cometa è in scena
il suo Mondo Secondo interpretato da quel mostro
di bravura e mimetismo vocale che è Chiara
Noschese; al Belli è in scena come autore,
regista ed interprete della non meno coinvolgente
trilogia di Orienti, storie di emigrazione di grande
originalità, senza buonismi convenzionali,
con latenti citazioni di Pirandello e Pasolini.