Con un bravissimo Andrea Giordana, per la regia di Giancarlo Sepe
Otello: il terrore di non essere amato
Un uomo non più giovane, innamorato che teme d’aver riposto la sua fiducia in una ragazzina falsa e sventata, un uomo insicuro la cui insicurezza poggia su un sentimento di diversità che lo rende incapace di credere che lo si possa amare per quello che è al di là del suo potere e del fascino del suo coraggio. E’ Otello di Giancarlo Sepe, drammaturgo e regista, che in uno spettacolo suggestivo mette a nudo l’anima di un uomo che sa come la passione d’amore sia l’unico antidoto contro l’inesorabile scorrere della vita.
Tra pareti lucide e riflettenti, in un palcoscenico spoglio e ingannevole come l’animo umano, tra personaggi vestiti in abiti da sera, Otello di Andrea Giordana scava nel suo cuore, il volto e le mani dipinte di nero a sottolineare più che la fedeltà al testo di Shakespeare, il peso ingiusto di una diversità che ha fatto di lui un uomo consumato dal senso di inadeguatezza d’essere amato. Andrea Giordana è intenso, bravissimo, dà accorata verità a un Otello ferito nel più profondo cui anche l’amore sincero della giovane Desdemona, la brava Ivana Lotito, sembra una beffarda, crudele illusione. Giancarlo Sepe cancella il sociale, non c’è Venezia, non c’è Cipro, ci sono solo sentimenti che in un’atmosfera in bilico tra veglia e incubo si aggrovigliano come serpi nel cesto di un incantatore, Iago, Marcello Prayer, che tesse le trame del suo nero imbroglio e fa cadere Otello nell’abisso del suo animo.
Una grande storia d’amore e di morte, nella quale recitano in bella consonanza con il disegno registico, anche Pino Tufillaro, Luchino Giordana, Barbara Giordano, Valentina Valsania, Michele Mietto, e nella quale va in scena la vita con le sue terribili e fatali incongruenze, le sue assurdità, le sue contraddizioni che sfociano in passioni, in meschinità, in odi, in cinismo, in ridicolo.
Magda Poli - Corriere della Sera (pagina spettacoli nazionale) – domenica 2 dicembre 2007
Giordana dà il volto a un Otello fragile e malinconico
Forse nessun’altra tragedia di Shakespeare, a parte Amleto, può vantare più dell’Otello una storia di successi trionfali ma anche di crolli clamorosi, tra i quali se ne ricordano alcuni a dir poco divertenti, come quello, a metà del Settecento, del grande attore inglese David Garrick che, piccolo di statura com’era, quando comparve in scena col volto tinto di nerofumo ed un turbante enorme in testa, scatenò in platea tali risate che si dovette chiudere il sipario.
Stesso incidente che capitò, per citare un caso italiano, a Gustavo Modena, uno dei massimi nostri attori dell’Ottocento, costretto a sospendere lo spettacolo già quando lui, da protagonista, non era ancora comparso in scena, cioè nel momento in cui Jago avverte Brabanzio che sua figlia Desdemona se la sta spassando a letto con il Moro…
In tempi più recenti dopo l’edizione, a metà anni Cinquanta, in cui Vittorio Gassman e Salvo Randone si scambiavano di sera in sera le parti di Jago e di Otello, si possono ricordare le urla e i fischi che contrastarono gli applausi d’una stravagante “rilettura” della tragedia, nel 1970 a Venezia, dove il Moro di Venezia era stupendamente impersonato da Sergio Fantoni.
A chiusura della nostra lunga ma forse non inutile divagazione, proprio Sergio Fantoni lo abbiamo rivisto spettatore, l’altra sera, in platea al teatro Carcano di Milano, per la prima di un Otello riscritto e messo in scena da Giancarlo Sepe, regista di spettacoli provocatori e intelligenti che questa volta, però, ci ha restituito, Shakespeare permettendo, niente più che il ritratto di un Otello soldato implacabile ma uomo fragile e malinconico, frenetico e violento solo quando lo tormenta la segreta violenza altrui.
Un caldissimo successo, comunque, per l’interpretazione davvero straordinaria di Andrea Giordana, assieme al quale vengono applauditi Ivana Lotito, Marcello Prayer e Luca Giordana.
Carlo Maria Pensa – Libero (pagina spettacoli nazionale) - giovedì 29 novembre 2007
Brilla in scena l’Otello di Giordana
La storia di Otello si potrebbe riassumere anche in due righe. Otello ama Desdemona ed essa lo riama. La fanciulla veneziana lo ama al punto che suo padre deve piegarsi e accettare il suo matrimonio con il Moro. Peccato che la sola persona in cui questi pone fiducia sia Jago, il vile, perfido Jago… E le cose si complicano. Fino alla tragedia finale. Alla quale Shakespeare arriva dopo lunghi quattro atti. Che a seguirli interamente porterebbero a notte inoltrata. Non avviene in questa versione di Giancarlo Sepe – ha appena debuttato al milanese Carcano, poi arriverà a Roma – che vede nei panni del condottiero di colore il bravo Andrea Giordana recuperato al teatro dopo i fasti televisivi di Guerra e pace (era papà Rostov).
Sepe, come del resto aveva già fatto con Macbeth e altri capolavori letterari, taglia, sintetizza la vicenda, senza peraltro intaccare la parola eccelsa di Shakespeare, traendo una sorta di metafora dell’uomo che finisce vittima dell’amore. Tradito e sconfitto e che ora medita, come se si trovasse dentro a un incubo, su ciò che gli è accaduto, incapace di cogliere il nero tradimento del suo alfiere Jago (Marcello Prayer), qui ridotto a una sorta di semplice suggeritore del male. Non manca lo spettacolo di una sua rigorosa suggestione, ma seguendo Sepe stilemi a lui da sempre cari (atmosfere cupe e notturne alla Gérard de Nerval , luci taglienti, richiami al teatro espressionista tedesco, amore per l’immagine e la sequenza cinematografica, colonna sonora ricercata) la grandezza del personaggio e dell’opera finiscono con il raggelarsi alquanto……... Riesce tuttavia Andrea Giordana a dar bella prova attorale. Trucco non vistoso, chiuso nella divisa da militare, toglie a Otello ogni enfasi e, con la sua bella vocalità, lo registra su toni puliti e controllati, lasciando peraltro emergere una punta di lieve e delicato romanticismo. Al suo fianco è da segnalare Giordana junior, il figlio Luchino nel ruolo di Cassio, tra le cui mani finisce quel famoso fazzoletto ricamato che è causa di grandi sventure.
…La rivisitazione di Sepe riempie d’intensità un’opera come l’Otello già di per sé densa di temi e sentimenti. Gli attori più che interpretare un personaggio rappresentano degli stati d’animo, delle passioni: ognuno di loro riassume in sé i caratteri e i meandri e impulsi dell’animo umano…
Prova di estrema bravura per Andrea Giordana, padrone assoluto della scena, espressivo, profondo, dalla recitazione intensa.
……..Un Andrea Giordana strepitoso aiutato da bravi e giovani attori…… Ivana Lotito brava Desdemona……
Spiazzante e di forte impatto sul pubblico, che ben ha accolto la sfida, partecipe e calamitato dalla novità. Considerevole anche la numerosa presenza di giovani studenti, solitamente inquieti e difficilmente domabili in altre situazioni, i quali si sono rivelati molto attenti, silenziosi e interessati.
La visione di questo Otello esasperato, realizza quanto l'Autore voleva all'interno del suo enorme personaggio, perché tutto si svolge "dentro": la incombente gelosia oppressiva, il suo sentirsi diverso eppure grandemente amato, la forza che lo sorregge e che urta gli altri fino a renderli carichi di odio. ……L'interpretazione del cast obbedisce a Sepe con aderente trasporto, e spicca Andrea Giordana nel suo personaggio nero, magnificamente reso. Egli, uomo tradito e odiato, marito amatissimo, ferito dal male e da se stesso, conquista con il suo Otello un grande successo. Gli è al fianco la bellissima e brava Desdemona di Ivana Lotito, giovanissima moglie intrisa d'amore e per amore dolcemente uccisa. Lo Jago di Marcello Prayer muove l'ordito come strumento del cupo sogno di Otello e l'attore è compreso perfettamente nel proprio ingrato ruolo. Cassio lo interpreta il giovane Luchino Giordana, fresca promessa di figlio d'arte………….un messaggio di grande pietà e di innovativo modo di far teatro.
Una tragedia diversa rispetto a quella cui assistettero gli spettatori
dei primi anni del XVII secolo quando - fresca della penna
di Skakespeare - venne rappresentata in cinque atti per
la prima volta al Whitehall di Londra.
Dopo secoli di successi, di studi e di analisi di ogni genere tali da fornire un’aura immortale all’opera, l’ottimo regista Giancarlo Sepe l’ha tradotta e adattata in un’ora e venti minuti dando una tensione molto forte grazie al potere incisivo della parola ed evidenziando soprattutto le sfumature psicologico-intimiste dei personaggi e in particolare di Otello, interpretato magistralmente da uno straordinario Andrea Giordana, attore consumato ed espertissimo. Simbolo del ‘diverso’, ieri nell’Inghilterra puritana e oggi nell’apparentemente evoluta società del III millennio, il ‘barbaro generale moro’ - cui mancano i riferimenti storici relativi al ruolo svolto durante la lotta dei Cristiani contro i Turchi - disvela il suo dramma in cui ‘Eros’ e ‘Thanatos’ e Amore e Odio si incrociano drammaticamente passando dall’estasi di un amore quasi assoluto al dramma dell’uxoricidio dopo una sequela di vendette, odi, violenze, sobillazioni, cattiverie, malvagità e crudeltà.
Brava anche la giovane Desdemona nell’evidenziare il confine sottile tra lo spirito angelico e la carnalità. Emerge il quadro di un’umanità dolente che, incapace di risolvere i problemi personali e carica di complessi, abbandonandosi al vortice turbinoso dell’irrazionale rovescia sugli altri la propria sofferenza che diventa carica distruttiva per sé e per gli altri.
La rivisitazione in chiave moderna è esaltata dalla scenografia quasi cinematografica scelta dal regista - profondamente amante del cinema - grazie anche a musiche e sonorità, quasi attrici recitanti durante lo spettacolo. Un lavoro adatto anche ai giovani che mal tollererebbero tempi più lunghi…...
La recensione di Wanda Castelnuovo sul sito http://www.teatro.org/ 22/11/2007 al Carcano di Milano
Uno spettacolo singolare perchè riesce a trasmettere due facce dello stesso testo: l'intimo del capolavoro dell'eterno shakespeare e l'attuale contemporaneità assoluta. Questo non solo dalla bravura degli attori che ruotano attorno al noto e sempre verde andrea giordana ma anche e soprattutto dalle scelte di una certa regia precisa, quasi matematica costellata da effetti speciali derivati da specchi, teli, luci colorate, tappeti.
L'utilizzo dello specchio riflette lo stesso attore visto da più angolature e riempie la scena del personaggio stesso.
Un testo ancorato al testo originale, in cui risplende un linguaggio poetico e secco che si ritrova in un contesto contemporaneo. Nota particolare va all'audace Desdemona (Ivana Lotito) che non perde un colpo accanto a Giordana, e che trattiene l'attenzione del pubblico, anche fisicamente, lavorando in un certo modo sul palco…...
La recensione di Manuel Broccardo sul sito http://www.teatro.org/
Thiene (VI) - Teatro Comunale
13.14.15 novembre 2007
Torna
in scena all’Eliseo, riadattato e diretto da Giancarlo
Sepe, l’Otello di Shakespeare.
La messa in scena, discostandosi dalla tradizione, colloca
la storia ai giorni nostri, con Otello in divisa da ufficiale
di marina e Jago in doppiopetto grigio, e colpisce l'atmosfera
molto cupa creata dalla scenografia scarna che, come uno
specchio, riflette il tormento dell’anima di Otello.
Assai convincenti sono Marcello Prayer nei panni dell’infido
Jago che incarna l’ipocrisia e la crudeltà
di un mondo spietato che non accetta il diverso e Ivana
Lotto nel ruolo dell’innocente Desdemona.
Magistrale l’interpretazione di un imperdibile Andrea
Giordana in stato di grazia, che dà vita ad un
Moro commovente, innamorato, vittima innanzitutto di se
stesso, straziato da una continua sofferenza e da un’
incessante, autodistruttiva insicurezza.
Decisamente toccante la regia di Sepe con la sua particolare
visione intimista della tragedia shakespeariana.
Questo Otello commuove, coinvolge,sorprende.
In scena al Teatro Eliseo fino al 2 Marzo.
Ilda Ippoliti sui siti:
IL FOYER http://ilfoyer.splinder.com/
Mercuzionline http://mercuzio.leonardo.it/blog
Romantico,
tragico, commovente, l’Otello Shakespeariano, prima
ancora che – come recita un’ abusata definizione
– “dramma della gelosia” è il
dramma dell’inganno e dell’invidia. Dall’invidia
per le fortune amorose di un moro e dal desiderio di avere
ciò che lui solo ha (l’amore della giovane
e desiderabile Desdemona) nasce infatti la spirale avvelenata
di intrighi che condurrà al ben noto epilogo. Giancarlo
Sepe porta in scena il testo shakespeariano spogliandolo
di ogni orpello e riferimento d’epoca. Tutto è
essenziale. A cominciare dalla scenografia fatta solo
di pareti di alluminio su cui le luci si riflettono come
lame affilate e di poche sedie messe in circolo come in
una milonga. Qui Andrea Giordana regala al pubblico un
Otello intenso, dalle emozioni quasi implose, eppure tanto
vive e strazianti di fronte a quegli inganni che egli
non può vedere e a quel dolore inevitabile al quale
non sa sottrarsi. E le emozioni sono le vere protagoniste
di questo lavoro in cui non c’è posto per
roboanti declamazioni e auliche gigionerie e in cui non
si cede alle lusinghe della declamazione. Valide tutte
le interpretazioni, fra le quali spiccano, oltre a quella
del già citato Giordana, lo Jago maledetto di Marcello
Prayer e la tenerissima Desdemona, sposa-bambina, di Ivana
Lotito. All’Eliseo di Via Nazionale fino al 2 marzo.
L'Otello
che non ti aspetti, interpretato da Andrea Giordana
di MARIA ANTONIETTA AMENDUNI
L'immortale
e conosciutissima opera del moro di Venezia di Shakespeare,
da cui Giuseppe Verdi trasse il melodramma lirico e per
cui molti registi si sono impegnati in produzioni sia
teatrali che cinematografiche, la si può gustare
in un nuovo allestimento non tradizionale, come una ventata
di freschezza. In scena al Teatro Eliseo, dal 12 febbraio,
una delle più belle e rappresentate tragedie di
Shakespeare: Otello, una grande storia di amore e di morte
con la regia di Giancarlo Sepe, che ne ha curato anche
l'adattamento, e con Andrea Giordana protagonista del
capolavoro shakespeariano.
Un'inversione di fronte caratterizza la messa in scena.
La fragilità di un uomo sul declinare degli anni,
vista dalla sua fine. Un uomo vaga da solo con un dolore
dentro e si aggira tra personaggi che non conosce, incuriositi,
si accostano e attraverso loro riesce ad evocare avvenimenti
passati. La tragedia che parte dalla fine! Un allestimento
essenziale, privo di ogni caratterizzazione scenica tradizionale,
grandi fondali luminosi e pannelli riflettenti che delimitano
un ampio spazio dall'atmosfera surreale, inquietante.
Andrea Giordana è strepitoso, avvolgente, prepotente
e ben sostenuto da bravi e giovani attori. E' un Otello
maturo il suo, per una lettura che al di la delle attualizzazioni
e delle ambientazioni d'epoca. Desdemona è interpretata
da una interessante ed emozionante Ivana Lotito, che in
questi giorni è anche nelle sale cinematografiche
come interprete del film Hotel Meina, pellicola sulla
prima strage di Ebrei avvenuta in Italia, in concorso
allo scorso festival del cinema a Venezia.
Uno spettacolo in cui il protagonista è proprio
Otello, e non Jago, come naturalmente succede.
Lo spettacolo spiazza il pubblico, ma incuriosisce……..Lo
spettacolo è in se interessante anche se la vera
punta di diamante è l'interpretazione di Giordana.
E senza dubbio un lavoro non convenzionale, rischioso
da proporre ad un pubblico tradizionale, ma sfacciato
ed adatto ad un pubblico alla ricerca di novità.
Regia ed interpretazione intimista, una ricerca profonda
dei e nei sentimenti. Un rapporto totalizzante quello
con una Desdemona più "umana" e contemporanea,
capricciosa, ammaliante e passionale. Un vortice di emozioni,
sentimenti passioni, che si susseguono inesorabili fino
alla morte.
Teatro:
Uno scavo interiore per l’Otello di Sepe La
coscienza del "moro", interpretato da Andrea
Giordana, protagonista di questa rivisitazione dell'opera
shakespeariana di Toni Colotta
È
proprio dei capolavori assoluti caricarsi di valori con
il passare del tempo, rapportandosi alla vita reale nel
suo evolversi. Parliamo di Shakespeare e del suo "Otello",
che torna sulla scena all’Eliseo (fino al 2 marzo),
stavolta a cura di Giancarlo Sepe, regista ma anche sfrondatore,
diciamo così, del testo originale in quattro atti.
Un Sepe drammaturgo, dunque, sulla base di Shakespeare.
Tutto questo non per secondare l’insofferenza di
oggi ai lunghi spettacoli da parte di un certo pubblico,
ma a ragion veduta: andando a ritroso, a tragedia avvenuta,
per guardare nella psiche di Otello, grande condottiero
ormai al tramonto della vita, ma «nero», cioè
«diverso», in balia di una società
intollerante. Valori attualissimi però qui trasportati
nell’astrazione di uno scavo interiore.Non siamo
perciò a Venezia né a Cipro, bensì
in un «non-luogo» che ha la vaga apparenza
di funereo salone delle feste ed è invece un angolo
nero, il fondo della coscienza di Otello, attraversato
da luci sinistre. Con il protagonista perennemente in
scena, affranto o impetuoso, a interrogarsi sui fatti
tragici, dell’innamoramento e del delitto. Che egli
rivive a soffre nella loro inesorabilità. Andrea
Giordana gli dà lo smalto imperioso del vero primattore
in questo cupo psicodramma che fa intravedere le pieghe
di un contrasto eterno
E' cosa buona e giusta, dopo tante stagioni
di teatro pensato e fatto, concedersi una digressione
particolare, magari uno spaccato di classicità
in cui, data la sua natura universale, versare molte delle
proprie voglie. Questo sfizio se lo è concesso
Andrea Giordana, che interpreta all'Eliseo, fino al 2
marzo, un Otello shakespeariano al quale Giancarlo Sepe,
con mano disinibita, ha drammaturgicamente applicato l'arte
del ritaglio. Un Otello, cioè, isolato nel suo
rapporto totale e totalizzante d'amore e morte con Desdemona
e portato alle estreme conseguenze non tanto dal doppio
gioco di Jago, quanto dall'esasperato solipsismo in cui
macera la gelosia. Tutto in 80 minuti filati.
Il regista veste Giordana con una divisa da marinaio,
il capitano Nemo, certo, ma anche un Achab ripiegato sulla
propria monomania. E lo vuole nero, nerissimo, come un
attore ottocentesco da Carro di Tespi esaltato dal ruolo
del Moro. Attorno, in una stanza di pannelli scuri illuminata
da fluorescenze bluastre e da improvvise scriminature
incandescenti (il mare di Cipro e di Venezia, e le saette
del cervello?) le figure della tragedia sono costantemente
a disposizione dello spettacolo: lo Jago in abito scuro
di Marcello Prayer, qui tessitore da strapazzo superato,
nelle sue intenzioni criminali, dall'afflato amore/morte,
onnivoro, di Otello; la Desdemona giovane e pulita di
Ivana Lotito, lolita quanto deve e quanto basta; il Cassio
di Luca Giordana, assimilabile a un giovinotto da disco-pub
che mai troppo tenta di capire della vita; l'Emilia di
Valentina Valsania, dedita e sommessa; la Bianca di Barbara
Giordano e il Lodovico di Michele Mietto. Infine sulfureo,
come rubato al melodramma, il Roderigo di Pino Tufillaro.
Giordana, grumo centrale della rappresentazione-flash,
linee semplici e cuore tumultuoso, ha una bella eloquenza
scenica e interpretativa. Intenerisce, appassiona. E lascia
indovinare anche "il resto" del suo Otello alla
Oliver Sacks.