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RITAGLI STAMPA SULLO SPETTACOLO
"SAM CAPUOZZO"


TEATRO di Rita Cirio
I speak napoletano

A proposito di dialetti, al Festival di Borgio Verezzi, tutto dedicato a Napoli. Come dire, forse anche l’italiano (ma così il francese, il tedesco, lo spagnolo, ecc.) è diventato un dialetto rispetto a quella lingua planetaria che è l’inglese basico. Del resto basta mettersi all’ascolto di un qualunque telegiornale per sentire per lo più un italiano che si direbbe tradotto dall’inglese o dai dialetti: le vocali masticate, aperte e chiuse a sproposito, pause non di senso ma senza senso, i condizionali in estinzione come i panda. Insomma, tutte quelle mascalzonate linguistiche che Vittorio Gassman - uno che l’italiano lo praticava piuttosto bene, e anche l’inglese- certificava come, giorno per giorno, a lungo andare avessero un effetto nocivo per la salute di chi ascolta.………Un po’ di dialetto anche in “Sam Capuozzo”, bizzarra farsa gialla e musicale ambientata negli anni Settanta, scritta diretta e interpretata dall’incontenibile Marina Confalone, versione vesuviana di Olive Oyl, circondata da bravissimi caratteristi, ovviamente napoletani.

Sul settimanale L’espresso n. 38 anno LV 24 settembre 2009


Intanto diamo uno sguardo all’ultima rappresentazione tra le prime nazionali di questo festival: “Sam Capuozzo”, commedia musicale in due tempi (di Marina Confalone, Luciano Saltarelli e Roberto Azzurro, da un soggetto di Confalone), al Festival di Verezzi la sera del 10 agosto: la trama che scorreva fluida, anche di fronte ad un soggetto così particolare come la detective Sam (Confalone) grossolana e godereccia; le scene di Roberto Crea, specialmente la realizzazione della stanza degli specchi al Luna Park; le musiche di “Elio e le Storie Tese” appropriate, così come i costumi di Daniela Ciancio. Avvince il discorso di un narratore dentro e fuori scena (Adriano Pantaleo nei panni di Vincenzo Parisi, il famoso Vincenzino in “Io speriamo che me la cavo” della Wertmüller), convincono i momenti coreografici di Ettore Squillace; piace Confalone, che è favolosa sempre, specialmente quando diventa una ‘femmina’ innamorata; bellissimo, poi, il cast che si insinua tra gli spettatori a simboleggiare un parco divertimenti in piena notte; suggestivo il teatrino dei burattini di Bruno Leone (che porta già a far capire che qualcosa non quadra), e suggestiva la scena all’interno della stanza degli specchi già citata con la soluzione del giallo: chi sarà stato mai ad uccidere il riccone/musicista in declino Peppino Stazzullo (Giuseppe Gavazzi), che con i suoi guadagni mantiene la moglie Patrizia (Ivana Maione) - e pure lei verrà assassinata -, la sorella Concetta (Loredana Simioli) ed il cognato Paul (Massimo De Matteo)?

Più facile dello scoprire il nome dell’assassino sarà scoprire se Paul sia fedele o meno a Concetta, che poi è il motivo per cui Sam e Vincenzo si recheranno come camerieri fratelli a Villa Fravulella, e - giallo nel giallo - ciascuno avrà la sua da dire sul perché la villa e la vecchia canzone di Peppino abbiano tale nome. Simpatici Carmela (Tina Femiano) nei panni della domestica che ha ben ragione di saperne una più del diavolo, e John (Yacoubou Ibrahim), in quelli dell’autista di colore che si avvia alle rivendicazioni antirazziste. Luigi e Vincenzo De Falco sono i gemelli nel ruolo dei poliziotti Sasà e Fofò che persino Sam confonde; Sergio Di Paola è il credibilissimo commissario Fatuzzo.

Laura Sergi - IL PONENTE La voce di Savona e provincia - 17 agosto 2009





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