Primavera
1944.
Un paese alle porte di Roma, durante l’occupazione
nazista, nell’attesa spasmodica degli americani.
Una compagnia filodrammatica fa le prove nel teatro.
Tra gli artisti o aspiranti tali c’è
Malva, che ha già fatto l’attrice
a livello professionale, qualche film a Cinecittà
e una rivista. Malva è bella, e tutti si
chiedono perché faccia la prima donna con
quella filodrammatica scalcagnata.
La nostra storia comincia quando entra in teatro
un ometto che vive là sfollato anche se
non è di quelle parti, Bartolo; il quale
chiede con insistenza agli artisti di poter dire
con loro anche poche battute, perché vuole
tentare la carriera di attore. Ma presto l’ometto
si accorgerà che quegli artisti sono tipi
strani, perdono un sacco di tempo, le prove procedono
a rilento, oppure riprendono di soprassalto…
finchè non scopre che in realtà
la filodrammatica non è una filodrammatica,
ma una cellula della resistenza… un partigiano
ferito è nascosto negli scantinati, e nessuno
spettacolo andrà mai in scena… I
falsi artisti stanno preparando un’imboscata.
Stanno minando tutto il teatro, che dovrà
saltare in aria con i tedeschi dentro.
In quel teatro, insomma, tutto è il contrario
esatto di come appare. A parte lei, Malva…
No, lei è bella davvero, e Bartolo non
tarda ad innamorarsene, come un pazzo, pur sapendo
di avere poche speranze.
E nel frattempo, si avvicina la data del “grande
scoppio”: nessuno sospetta che nel gruppo
dei partigiani si nasconda un traditore, qualcuno
che sta vendendo tutte le informazioni ai nazisti…
qualcuno che ha già scritto il finale della
storia prima che questa si compia.
Un dramma spesso ridicolo sull ’eroismo
e le contraddizioni della guerra… in cui
le orme di un piccolo uomo e quelle di una donna
che sta scoprendo il coraggio si mescolano, culminando
in un atto di autentico, inatteso, eroismo.