RASSEGNA
STAMPA DELLO SPETTACOLO "SCOPPIO D'AMORE E GUERRA"
Su
quel palco si rifugia la voglia di vivere
“Scoppio
d’amore e di guerra” di Camerini con
un bravissimo Papaleo
La Primavera del
’44, l’occupazione nazista, un vecchio
teatro a 50 chilometri da Roma, una scalcinata
compagnia d’attori filodrammatici che sta
allestendo per il podestà del luogo una
commedia dei “telefoni bianchi”. Niente
è come sembra in “Scoppio d’amore
e guerra”, la toccante commedia scritta
e diretta da Duccio Camerini in scena al teatro
Parioli fino al 13 marzo. Piani di battaglia e
battute da imparare a memoria, paradossi ed equivoci,
sete di vendette e voglia d’arte ovvero
quando la vita si rifugia in palcoscenico. Con
l’improvviso arrivo di Bartolo (uno straordinario
Rocco Papaleo) candido e sprovveduto sfollato
meridionale col pallino della recitazione, a smascherare
le vere identità di quella originale compagnia.
Oltre a Malva Fures, nome d’arte della prima
donna disillusa alla quale da anima e corpo una
intensa Lucrezia Lante della Rovere, ecco così
rivelarsi quattro partigiani pronti a fare esplodere
il teatro il giorno dello spettacolo. Ma una spia
è in agguato e l’appuntamento con
la Storia rischia di saltare. Favole e realtà,
Parsifal e Bianca Fiore, domande e allarmi, mamme
medievali e meridionali, prosciutti e cognac,
fiori di camomilla, azione e finzione. E’
figlio della migliore commedia all’italiana
lo spettacolo di Camerini con le risate che si
trasformano in lacrime e viceversa e lo struggimento
poetico a far capolino qua e là. Interpretato
da due attori in stato di grazia che regalano
allo spettatore mille sfumature emozionali e psicologiche,
“Scoppio d’amore e guerra” è
uno dei migliori spettacoli della stagione. Un
testo che sembra drammaticamente parlare al presente
rievocando un passato che torna minaccioso. Con
quel salire e scendere forsennato dei personaggi
dal palcoscenico, quel correre lungo i corridoi
della platea e quell’entrare e uscire da
porte e quinte che diventano un grido d’aiuto,
un richiamo all’azione e alla partecipazione
verso un pubblico di fantasmi da rianimare. Per
non dimenticare. Gli altri attori sono l’ottima
Cristina Cellini (Azalea), Riccardo De Filippis
(Tonaca), Vittorio Martini (Scapolo), Simone Montedoro
(Settembrino) e Francesco Zecca (Villeggiante).
Da non perdere.
Claudio Fontanini
– Il Giornale – martedì 1 marzo
2005
Interessante
al Parioli la commedia scritta e diretta da Duccio Camerini
Aspettando il giorno
del grande “scoppio”
Un’insolita
vicenda d’amore ambientata alla periferia di Roma
nel 1944 sotto l’occupazione nazista
Al Teatro Parioli, dove lo spettacolo
è andato felicemente in scena, vi sono due protagonisti
di indiscussa bravura quali Rocco Papaleo e Lucrezia Lante
della Rovere. A loro si aggiungono Cristina Cellini, Riccardo
De Filippis, Vittorio Martini, Simone Montedoro, Francesco
Zecca. Un’autenticità di emozioni e di sentimenti
che traspare in un geniale intrigo che ci riporta ai tempi
della seconda guerra mondiale. Per l’esattezza la
primavera del 1944, quando nel circondariato di Roma,
ancora occupata dai nazisti si attendevano con spasmodica
ansia le truppe angloamericane. Al centro della storia
vi è una compagnia di filodrammatici, va svolgendo
le prove in un asfittico teatro. Tra gli aspiranti attori
c’è Malva Fures, che le scene le ha già
calcate quale attrice protagonista. E c’è
a proposito chi non manca di chiedersi cosa ci faccia
lei tra quei volenterosi dilettanti. Al mistero si aggiunge
il mistero, quando nel teatrino arriva un certo Bartolo
che vive lì come sfollato già da qualche
tempo. Con umiltà e insistenza il nuovo venuto
chiede di entrare a far parte della formazione artistica,
di fargli dire almeno qualche battuta perché si
è deciso a intraprendere la carriera d’attore.
Batoli, inserito nella famiglia dei teatranti, si accorge
però che qualcosa non va. Si perde tempo nelle
prove quasi non si voglia debuttare. Poi d’improvviso
le stesse prove si intensificano al massimo, quasi si
dovesse andare l’indomani in scena. C’è
qualcosa insomma che non funziona, fino a quando si scopre
che la filodrammatica tale non è, ma si tratta
in realtà di un gruppo della resistenza. Anzi nascosto
negli scantinati c’è un partigiano ferito.
V’è da pensare insomma che il sipario non
si leverà mai mentre i falsi artisti stanno addirittura
minando il teatro, che dovrà saltare con i tedeschi
seduti in platea. Intanto Bartolo si è innamorato
perdutamente di Malva e non sa fino a qual punto lei vorrà
ricambiarlo. A fronte di ciò l’intrigo continua,
poiché mentre si avvicina il giorno del “grande
scoppio”, si apprende con sgomento che nel gruppo
degli attori partigiani c’è una spia. Il
testo è senz’altro originale e intessuto
di continue sollecitazioni, come pure tutti gli interpreti
danno vivacità e palpito allo svolgersi degli accadimenti.
Delia Palmieri –
Avanti! – lunedì 28 febbraio 2005
Al
teatro di Latina, scoppio di amore e guerra tra Lucrezia
Lante della Rovere e Rocco Papaleo
“Cos’è l’amore, cos’è
la guerra, vecchie parole cadute sulla terra…”
recitava così una vecchia canzone di Sergio Cammariere
e ora queste parole sono arrivate di colpo in teatro dove
hanno trovato espressione. Questa prima produzione teatrale
di Latina “Scoppio di Amore e Guerra” , scritta
e diretta da Duccio Camerini, con Lucrezia Lante della
Rovere e Rocco Pappaleo, è un appassionato affresco
dell’Italia contadina vittima della guerra e del
Fascismo, un viaggio nella primavera del ’44 quando
il paese appare ormai piegato alle forze tedesche e la
speranza si tramuta in disperata rivalsa, dopo pochi giorni
di distanza infatti ci sarà l’attentato di
Via Rasella. “Ma quando arrivano gli americani?”,
l’attesa è spasmodica e la rabbia mista alla
voglia di libertà esplode in un piccolo teatro
alle porte di Roma, dove una sgangherata compagnia teatrale
sta allestendo una commedia per il Podestà del
paese. Ma non tutto è come sembra, e Bartolo lo
scemo del paese se ne accorge presto. Anche lui vuole
fare l’attore, il grande De Sica tra tanti ha salutato
solo lui, significherà pur qualcosa! Tuttavia quando
si unisce alla compagnia, rimane stupito: le prove procedono
troppo a rilento, gli attori sono strani e lo tengono
sempre lontano. Solo lei, la bellissima Malva Fures appare
vera ai suoi occhi, vera come la sua bellezza. L’arrivo
di quest’ometto genera ansie, equivoci , paradossi
e porterà alla luce numerosi drammi personali:
un prete che non ha più fede, un partigiano che
ha tradito i suoi compagni, un uomo che non è stato
in grado di proteggere la sua famiglia e una giovane leva
che è riuscito ha vincere la paura del fronte solo
fuggendo. Una guerra senza eroi, dove gli uomini sono
tutti solo vittime. Bartolo però farà molto
di più, farà scoprire a questa attricetta
senza talento sé stessa. Le insegnerà a
vedersi come gli occhi di lui la vedono. Questo amore
inaspettato, sbilanciato e ingenuo contrasta quello violento
del Podestà. Solo alla fine ci sarà il riscatto
dei giusti, grazie al sacrificio di un eroe inaspettato.
Il teatro cadente che fa da sfondo alla storia è
un luogo fuori dal tempo, piccolo universo chiuso su se
stesso, ma solo apparentemente fuori dalla realtà
in cui lo spettatore viene inserito prepotentemente. L’intera
struttura diventa spazio scenico, non ci sono confini
immaginari tra palco e platea, l’attore scende in
mezzo al suo pubblico per parlare direttamente a loro.
Il dramma diventa collettivo. Un popolo che faticosamente
tenta di diventare una nazione nuova pur con tutte le
sue contraddizioni. Dopo l’atteso debutto al Teatro
Comunale D’Annunzio di Latina lo spettacolo girerà
per due anni l’Italia, si parte con Il Parioli di
Roma per approdare in seguito a Bologna e poi Firenze.
Uno spettacolo che promette di emozionare e commuovere
il suo pubblico.
Eleonora Bove - dal sito Recensito.net http://www.recensito.net/
10/01/2005