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Due
monologhi per la tragedia dell' Argentina
Con "Tango" forti emozioni da Crescenza
Guarnieri e Rolando Ravello
Il teatro manifesta la sua forza dirompente nell'incidere
nelle coscienze e nel formare gli esseri umani attraverso
spettacoli che sappiano coniugare i codici espressivi
dell'arte scenica con la precisione documentaria
della ricostruzione storica. E' quanto accade nel
capolavoro da non perdere di Francesca Zanni, autrice
e regista di "Tango", un atto unico a
due voci che non a caso ha ottenuto il patrocinio
di Amnesty International per il coraggio e la sapienza
con cui affronta la tragedia dei desaparecidos.
Al suo tragico racconto, restituito da Crescenza
Guarnieri con sapienza emotiva nel modulare i diversi
sentimenti di un'anima divorata dalla crudeltà
altrui eppure ancora desiderosa di esistere e di
amare, si alterna la confessione nevrotica di Rolando
Ravello nei panni del figlio di un militare che,
dopo una giovinezza trascorsa nelle seduzioni del
benessere economico, scopre di aver vissuto il passato
di un altro. Il procedere in crescendo dei due monologhi
paralleli svela il legame fra i protagonisti: sono
una madre e un figlio a cui non resta ormai che
ricongiungersi in un immaginario tango. L'emozione
sconvolge e pugnala allo stomaco in un'ora di perfetta
dinamica drammaturgica e di encomiabile realizzazione
scenica.
Tiberia De Matteis - IL TEMPO - Mercoledì
26 Marzo 2003.
Una
luce, gialla: quella della prigione, e a guardarla
si può anche immaginare che là fuori
ci sia un' estate dolce di nostalgia e di frinire
di cicale. Oppure il chiarore di una stanza socchiusa,
dove un venticinquenne combatte con ansie e blocchi
emotivi. E' tornato "Tango", lo spettacolo
scritto e diretto da Francesca Zanni. Due giovani
vite scorrono apparentemente parallele. Lei è
Clara (una Crescenza Guarnieri forte e delicata),
aggrappata con leunghie e con i denti alle parole,
le sole che le permettano di sopravvivere alle violenze
fisiche e mentali mentre la vita le sfugge dalle
mani. Giocare con le parole, che si rivelano chiavi
della storia, le permette di non impazzire. In un
qualsiasi altrove lui, MIguel, (Rolando Ravello
in un ruolo che gli è congeniale e che lo
vuole in bilico tra determinazione e incertezza),
figlio unico, ricco e arrogante, è in conflitto
con un padre autoritario che soffoca la sua identità.
Improvvisamente tutto è chiaro: la donna
in carcere ha partorito. Le hanno portato via il
bambino. Lei presto verrà uccisa. Quel bambino
è Miguel, adottato e cresciuto dall'assassino
della madre. Nato per ricordare, quello della Zanni
è uno spettacolo che denuncia mentre coinvolge
e commuove, e ha i patrocini di Amnesty International,
delle Abuelas de Plaza de Mayo e di Ponte della
Memoria.
Paola Polidoro - Il Messaggero - Venerdì
21 Marzo 2003.
Un
tango per sentirsi liberi
Una duplice confessione rivolta direttamente al
pubblico che trasforma lo strazio della cronaca
nello strazio feroce e acre delle parole. E' questa
la strada narrativa che l'autrice/regista Francesca
Zanni sceglie per raccontare il dramma dei "desaparecidos"
argentini nel suo intenso spettacolo "Tango".
Una strada quanto mai efficace e toccante, anche
perchè percorsa con estrema bravura da Crescenza
Guarnieri e Rolando Ravello in un passo a due che
ce li mostra dapprima lontani e avulsi, poi sempre
più "fatalmente" vicini, complementari,
necessari l'una alla vicenda dell'altro. Il lavoro-
già presentato a Roma negli anni scorsi con
grande successo- attinge a documenti di prima mano;
si ispira a storie vere riferite da chi ha vissuto
in prima persona quel terribile crimine (in Argentina,
durante gli anni della dittatura militare, trentamila
persone furono fatte prigioniere e non tornarono
mai più a casa); rovista tra i resoconti
dei processi ancora in corso. Eppure possiede una
poesia, un afflato lirico, un sapore di tragedia
classica che lo rendono molto diverso da una pièce
semplicemente impegnata o semplicemente a sfondo
storico-politico. "Tango" è qualcosa
di più e di diverso. E' il pianto della giovane
Carla rapita alla sua vita, al suo matrimonio, ai
suoi sogni, e rinchiusa per mesi in una camera della
tortura buia e lercia (la Guarnieri si rivela qui
un'attrice davvero straordinaria, dalla dizione
ritmata e i gesti vibranti di angoscia). "Tango"
è la stizza giovanile di Claudio, un ragazzo
di buona famiglia che recrimina un brutto rapporto
con il padre, generale dell'esercito, e mostra ansie
generazionali tra le più comuni (personaggio
che trova in Ravello un interprete altrettanto bravo,
incline ad uno stile asciutto, moderno e colloquiale).
"Tango" è, ancora, il dolore indicibile
di Carla quando capisce che non c'è più
speranza, che non vedrà mai più suo
marito, che un bambino innocente le cresce dentro.
E' poi la sorpresa amara del giovane borghese quando
qualcuno gli rivela che lui no, non è figlio
dei suoi ricchi genitori adottivi, bensì
il frutto di un amore negato, proprio di quell'amore
immenso di Carla, fatta volare giù da un
aereo subito dopo il parto e annegata in silenzio
nell'oceano. "Tango" è tutto questo.
Non ci sono orpelli, retorica, luoghi comuni. Sul
palcoscenico, diviso in due aree diverse ma non
separate, la recita della "scomparsa"
Carla ha bisogno solo di qualche candela, dei brividi
della paura, di una luce giallognola, di un muro
contro cui appoggiarsi e urlare. Quella di Claudio/Miguel
necessita invece solo di qualche foto appesa alla
parete, di un martello in mano e di tanta rabbia
da mutare in dolcezza. Al resto pensa la cronaca
stessa dei fatti. Pensa la musica originale firmata
da Daniele Silvestri. Pensa una lettera scritta
dalla madre al figlio più di vent'anni prima
e arrivata miracolosamente a destinazione. Pensa,
infine, un giro di tango solo sognato nel quale
è racchiuso tutto il senso di una ferita
antica impossibile da sanare.
Laura Novelli - IL GIORNALE - Mercoledì
16 Aprile 2003
Due
trentenni, un uomo e una donna, raccontano le loro
storie in un unico spazio diviso da un'invisibile
parete. Poi pian piano le loro vicende si intrecciano
e scatta il meccanismo dell’agnizione. La
coppia può finalmente abbracciarsi, ballando
a passo di tango. Ma quel corpo di donna in sottoveste
che l’uomo stringe, carezza come un innamorato,
è soltanto un fantasma.
Da un terribile e diffuso fatto di cronaca vera
accaduto in Argentina nel passato regime dei Colonnelli,
Francesca Zanni, autrice e regista di "Tango",
ha tratto spunto per uno struggente atto unico che
supera i limiti della denuncia civile e del teatro-documento.
Clara, la madre «desaparecida» torturata
e gettata viva in mare da un aereo militare dopo
aver partorito, e Miguel, adottato dalla famiglia
dei carnefici che lentamente scopre la sua identità,
ritrovano vita e corpo reale sul palcoscenico. Il
tango finale su musiche originali del cantautore
Daniele Silvestri è un colpo di teatro che
smuove le viscere. Grazie anche alla bravissima
Crescenza Guarnieri, una rivelazione, un miracolo
di leggerezza sul cratere della tragedia; e a Rolando
Ravello, che restituisce a Miguel il senso di un
tormento pirandelliano.
Nico Garrone- La Repubblica
L’arte
ha il potere di spingere le parole fin dentro le
parti più buie dell’anima dell’uomo.
Questo sembrano aver capito Francesca Zanni e Arnnesty
Intemational, autrice e promotori dello spettacolo
«Tango». L’organizzazione paladina
dei diritti umani, premio Nobel per la pace 1977,
ha deciso di puntare su una scrittura che sa davvero,
sulla scena, farsi portavoce degna delle battaglie
combattute da quarant’anni.
Il testo della Zanni, che il teatro sembra avercelo
scritto nel destino, il suo cognome corrisponde
infatti al primo vero personaggio della commedia
dell’arte, racconta la storia dei figli dei
desaparecidos argentini adottati dalle famiglie
dei loro carcerieri attraverso due monologhi, lontani
nel tempo, ma che s’incrociano grazie al potere
del teatro, in cui l’esperienza della prigionia,
della violenza vissuta da Clara nel 76, procede
parallelarnente con quella di suo figlio Miguel,
adulto ai giorni nostri, avuto in cella e adottato
illegalmente dal colonnello che pochi giorni dopo
il parto avrebbe ucciso la donna.
«E una storia dolorosa, è la tua storia».
Questa è la frase che si sono sentiti dire
tanti ragazzi ritrovati dopo anni dalle famiglie
d’origine, questo si sente dire Miguel riconosciuto
dalla nonna. Un teatro per non dimenticare, per
non restare indifferenti, è quello che questa
giovane compagnia propone, profondamente utile e
potente nel raggiungere la realtà dei problemi.
Il merito di questo è ovviamente della scrittura
sorprendente dell’autrice capace di far vibrare
gli spettatori, così come gli interpreti,
Crescenza Guarnieri e Rolando Ravello,che hanno
mostrato una prova di superba intensità penetrando
a fondo la drammaticità del testo e traducendo
con realismo sui palcoscenico l’inimmaginabile
sofferenza di due generazioni distrutte dalla follia.
Note positive sono inoltre le musiche del cantautore
Daniele Silvestri e il minimalismo della regia firmata
dalla Zanni.