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"TESTIMONI"


 

A Roma i <<Testimoni>> di Longoni ironizzano su politica e giustizia

Ricordiamo Angelo Longoni nel 1988 autore di Naja, un testo teatrale su cinque militari di leva consegnati per punizione in caserma, con il loro interrogarsi sulla giustezza della costrizione che esacerbava il malessere di fondo, fino a un esito tragico. Abbiamo rincontrato Longoni nel suo Bravi Ragazzi di due anni fa, lucida diagnosi delle difficoltà esistenziali in cui si dibattono giovani ai limiti della devianza fra stranieri e zingari in un contesto di violenza. Lo ritroviamo ora alla Sala Umberto di Roma con Testimoni, ancora scrittura densa in uno squarcio di vita ispirato alla realtà, ma con un registro espressivo diverso, la commedia. Siamo stavolta a ridosso della cronaca nera. Giovani ancora che languono in una situazione affine a quella carceraria in un modesto seminterrato protetto, per essere stati essi i soli spettatori di un delitto, disposti a testimoniare nel processo ai presunti assassini. In questa condizione si prospetta per i due la necessità di cambiare radicalmente residenza, identità e connotati per non cadere vittime di vendette. La premurosa polizia assegna loro uno psicologo che li addestri ad essere altro da ciò che sono, a non tradirsi, a vivere insomma un’esistenza posticcia ma credibile. E il rapporto con l’inflessibile istruttore si fa difficile se non burrascoso, e accende dubbi, interrogativi, tentazioni di tornarsene fuori liberi da maschere. Materia insomma per un disagio drammatico sull’identità questione emergente del nostro tempo. Longoni, come sempre regista delle messinscene di sue opere, porta gli attori ad agire prevalentemente in un clima di serpeggiante umorismo. E gli attori sono Giampiero Ingrassia, Cesare Bocci e Giovanni Vettorazzo (nella versione del 1996 erano Gianmarco Tognazzi e Alessandro Gassman), brillanti a dovere più a proprio agio nel calcare sulle battute salaci, visibilmente gradite al pubblico. Che li ha molto applauditi alla fine. La commedia tocca anche nervi scoperti dell’attuale vita associata, come il rapporto fra politica e giustizia, il comportamento fuorviante dell’informazione. Realtà “circense” quanto si vuole ma terribilmente seria su cui Longoni fa calare, nell’ultima scena, l’ironia sferzante di un trionfale Inno di Mameli. Degno di un teatro politico che sorridendo può invitarci a meditare. Aristofane insegna.

Toni Colotta – Avvenire – domenica 14 marzo 2010


Successo di “Testimoni”, di Angelo Longoni, in scena alla Sala Umberto

Ingrassia, Bocci e Vettorazzo, uno straordinario “tris d’assi”

Tre attori di grande spessore artistico, un regista che non mai deluso le aspettative di pubblico e critica, una commedia di straordinario impatto emotivo. Tutto questo, e molto di più, è “Testimoni”, scritto e diretto da Angelo Longoni e interpretato da Gianpiero Ingrassia, Cesare Bocci e Giovanni Vettorazzo. Angelo Longoni mi “costringe” ad andare a vedere tutti i suoi film e tutti i suoi lavori teatrali tanto è bravo, sensibile, ricco di talento e di grande umanità. Che dire poi dei tre attori protagonisti? Gianpiero Ingrassia ha seguito le orme di Ciccio, il suo grande padre, però in un genere del tutto diverso. Oggi Ciccio Ingrassia sarebbe fiero ed orgoglioso di suo figlio. Cesare Bocci, già protagonista applaudito sia in teatro che nelle fiction, bella presenza, talento da vendere, anche un questa occasione dà un’ulteriore prova della sua abilità artistica. Giovanni Vettorazzo si inserisce alla grande nel contesto di una commedia che gli calza a pennello e conferisce ulteriore lustro e prestigio all’intero cast, peraltro davvero sontuoso.

Questo “tris d’assi” dà vita a un’interpretazione armonica e convincente, che ha strappato al pubblico della Sala Umberto applausi a scena aperta.

“Testimoni” è una commedia liberamente tratta da vicende realmente accadute. Due amici, che testimoni causali di un omicidio consumatosi all’interno della malavita organizzata, decidono di riconoscere e denunciare gli assassini e di testimoniare successivamente al processo contro di loro. I due protagonisti, in continuo pericolo di vita, vivono nascosti in un luogo segreto, isolati e protetti in attesa di deporre. Il futuro che li attende è sconcertante: dopo aver compiuto il loro “dovere”, saranno costretti a sparire, cambiare città, nome, lavoro e identità per preservarsi da eventuali ritorsioni e vendette. E’ una condizione in cui si trovano decine di persone in Italia, persone che vivono sotto la protezione fornita dallo Stato in una dimensione nella quale la realtà diventa surreale, in un gioco di distacco dalla propria personalità per impadronirsi di un’identità nuova. Ed ecco che affiorano i loro sogni mai realizzati, ciò che avrebbero voluto essere, i loro amori, le loro frustrazioni, la loro confusione. Una confusione rappresentativa di una generazione che fatica a riconoscere se stessa e la società in cui vive. La loro crescente e comica confusione è la stessa di quanti si trovano oggi alle prese con un mondo in cui i fatti vengono di continuo amplificati, manipolati; in cui il concetto di giustizia viene impugnato e sbandierato da diverse fazioni con diversi intenti; in cui la nostra storia recente viene di continuo distorta da innumerevoli verità e menzogne, da innumerevoli colpevoli e innocenti.

Interessante, appassionante, coinvolgente, la commedia avvince e convince, ottenendo quello di cui non ho mai dubitato: il successo.

Paolo Pelinga – Italia Sera – domenica 7 – lunedì 8 marzo 2010




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