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RASSEGNA STAMPA DELLO SPETTACOLO "TRIBU"

Una simbolica "Tribù" che parla di noi, italiani di ieri e di oggi
Nelle avventure di una famiglia tutto il 900 che ci accomuna


Un percorso, una storia di gruppo, un gruppo di famiglia, una famiglia allargata, un secolo per una famiglia. Tribù, lo spettacolo di Duccio Camerini che, dopo un giro di piazze centro-settentrionali, é approdato a Roma, mette insieme vita e avventure di tanti, ma in un'unica fotografia. E' appunto la storia di una famiglia italiana, un "ritratto" che parte dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale e va fino al Capodanno del Duemila, attraversando gli accadimenti di quattro generazioni. Un pretesto. Un modo per coinvolgere nell'avventura chiunque voglia (o sia disposto) ad affrontarla. Uomini e donne, quelli di prima e di poi, accomunatidall'essere persone, divisi dai sentimenti, dalle passioni, da un proverbiale astensionismo emozionale, rappresentano il Novecento patrio. Con le sue grazie e i suoi vizi. Con i debiti e i crediti nei confronti della Storia. Con le inclinazioni, le eccezioni, le ritrosie, le favole, i progetti, i fallimenti, l'incoercibile, italica forza progressiva che porta comunque avanti. Si diceva che esiste la possibilità, per ogni spettatore, di carpire alla scena qualcosa di simile, limitrofo, assimilabile o addirittura uguale alla propria realtà, qualcosa da riferire ai ricordi personali, a gioie e dolori del personale album dell'anima. L'aroma di quanto gli attori narrano-evocano-rappresentano risulta, insomma, familiare. A ben ammettere, maieutico. Camerini, autore e regista, nonché interprete, conosce bene gli ingredienti e i meandri di questo tipo di lavoro scenico, intimista, curativo, una sorta di rapporto di viaggio con pagine bianche da offrire, insieme, alla penna di chi fa e di chi ascolta. Fra quotidianità tangibili e inequivocabili vacanze fantastiche, l'epilogo arriva per lasciarci ammettere di esser dentro il magma assieme ai personaggi. Forse più di loro, fra echi di cannonate lontane, rumore di violenze fin troppo vicine, aromi di immaginazione al potere, inquinamenti leggeri, euforiche speranze, auspicati godimenti. Assecondando modi e modalità della messinscena, fondata sulla puntualità, sul garbo, sulla dedizione anche interiore degli attori, i sensibili interpreti del cast, che Camerini sa utilmente "portare per mano".

Rita Sala- IL MESSAGGERO (Pagina Spettacoli Nazionale)- Lunedì 19 Marzo 2001.

Una famiglia lungo l'arco del Novecento

Sono due le frasi chiave su cui ruota "Tribù" di Duccio Camerini, "Semo tutti fii d'artri padri e d'artre madri!" e "Una casa é fatta per tornarci". Attraverso queste parole si racconta la storia di una famiglia italiana che attraverso quattro generazioni percorre tutto il Novecento, dalla Grande Guerra al capodanno del 2000, legata da una parentela che si trasfigura nel concetto di crudeltà del destino. E' in questo clima che si disegna uno di quei disorientanti affreschi intergenerazionali tanto cari alla narrativa di questo secolo, che richiama le lacrime del drammone, ma sa andare anche più in profondità pizzicando correttamente le corde del dolore con lucidità. Giocato drammaturgicamente benissimo, questo testo trova una equivalente ed aciutta riuscita scenica ad opera dello stesso autore, che inoltre si produce in una intensa prova d'attore. Assai positiva la prestazione del cast. Da non perdere.

Gian Maria Tosatti- IL TEMPO-Giovedì 29 Marzo 2001.

Una saga in cento minuti
Camerini riesce a raccontarla in "Tribù"


Talvolta l'attività delle sale romane più piccole é stimolante. Per esempio, ha appena concluso una lunga serie di recite "Tribù" di e con Duccio Camerini, che vinse il premio Fondi La Pastora e si segnalò al Festival di Todi. E' una saga familiare con toni che richiamano la mai defunta commedia cinematografica all'italiana, persone modeste che si confessano in una lingua colorita dai dialetti, episodi tragici trattati con ironia. Si comincia nella Belle Epoque e si finisce oggi. Il tutto é raccontato velocemente e vivacemente per 100 minuti filati da sette attori tra i quali si distinguono Paolo Giovannucci nella gustosa caratterizzazione del capostipite, e anche lo stesso Camerini come il disarmato Vittorio, vittima della propria scarsa intelligenza e nessuna cultura ma vibrante di passioni che non sa esprimere.

Masolino d'Amico- LA STAMPA (Pagina Spettacoli Nazionale)- Domenica 15 Aprile 2001.

Il "secolo nervoso" di una famiglia formato "Tribù"
Successo di pubblico per l'ultima commedia scritta e diretta da Camerini


Quattro generazioni a confronto nel recupero della memoria collettiva e dei vincoli interiori
Già prima del debutto se ne parlava come di uno spettacolo importante. Poi per "Tribù" di Duccio Camerini sono arrivate le conferme: il Premio Fondi La Pastora 2000, mesi di repliche in giro per l'Italia e quindi l'approdo a Roma, con scia di consensi e sala pressoché piena ogni sera. Le ragioni di tanto successo? Senza dubbio un ruolo di primo piano spetta al tema che il drammaturgo romano (autore di altri fortunati titoli come "Sciacalli" e "L'impero dei sensi di colpa") sceglie di trattare: la famiglia. Ovvero, quel focolaio di tensioni, disagi e contraddizioni di cui la recente cronaca ci ha mostrato i retroscena più inquietanti. Ma oltre al tema, notevole importanza riveste qui la chiave adottata per affrontarlo. E cioé: la narrazione orale, il recupero della memoria collettiva, delle radici profonde della nostra cultura, attraverso la forza del racconto. Prerogativa quanto mai teatrale, questa. Terzo elemento da considerare é infine il cast: giovanile,affiatato, efficace nel dare vita insieme con Camerini (anche regista e interprete) a questa popolosa "tribù". Che é poi una famiglia come tante, raccontata attraverso i dolori, le gioie, i sogni, gli errori di quattro generazioni, dall'epoca della prima guerra ad oggi, fino alla notte di capodanno del 2000. Il "secolo nervoso" se ne va e con lui se ne vanno anche gli odori, gli aromi, le parole, i ricordi, le fotografie di questa bella favola italiana.

Laura Novelli- il GIORNALE- Domenica 1 Aprile 2001.

Quando soltanto la casa unisce

Ogni drammaturgo lavora su diversi tasselli creativi prima di raggiungere l'opera che gli consenta di elaborare una poetica compiuta e rappresentativa del suo itinerario artistico. Per Duccio Camerini l'occasione giusta è arrivata con "Tribù", uno spettacolo che lo impegna come autore, interprete e regista e che, fin dalla prima versione al Festival di Todi 2000, ha sempre ottenuto il plauso unanime di pubblico e di critica per la sua straziante verità costruita con originalità di meccanismi scenici e piena sapienza drammaturgica. L'allestimento è ora proposto nella sua forma rinnovata e accresciuta di alcuni passaggi nel suggestivo Teatro Sala Uno che ospita a meraviglia la parabola dolorosa e commovente di una famiglia divisa dagli avvenimenti storici e accomunata soltanto dallo spazio casuale e simbolico di una casa in cui tutti i protagonisti finiscono per soggiornare. Un secolo di storia italiana é rivissuto attraverso quattro generazioni di personaggi, spesso ignare dei vincoli di parentela e però legate da un'esigenza interiore di trasmissione ereditaria di valori e di affetti. La fiducia nei sentimenti dell'innocente Teresa, incarnata con espressività incisiva e delicata da Crescenza Guarnieri, accanto al marito Gerolamo, uno straordinario Paolo Giovannucci dalla disperata ed emozionante vitalità, poi Vittorio, interpretato con impetuosa energia e goffa visionarietà dallo stesso Camerini, e Mila, una viscerale Cristina Cellini, e la Esther che Paola Minaccioni caratterizza in tutta la sua allucinata e ribelle intezione provocatoria. Straniato ed esile come si confà a chi non é mai nato Daniele Natali nel ruolo del figlio vagheggiato dai suoi cari e autentico nella tenerezza dell'infanzia il Dudù di Simone Colombari, anche narratore in alcuni momenti di raccordo dell'intricata successione temporale e umana. Una perfetta struttura drammatica si realizza con impeccabile efficacia nell'affiatato impegno scenico degli attori.

Tiberia De Matteis- IL TEMPO- Venerdì 8 Marzo 2002.

 



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